
Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Dobbiamo in qualche modo commentare la prova di italiano a cui sono stati sottoposti ieri mezzo milione di studenti al debutto degli esami di Maturità.
• Faccia un commento.
Il mio commento è: mah.
• Come sarebbe?
Intanto lei ha detto prova di italiano. In un’altra epoca avrebbe adoperato l’espressione “temi”. Uscivano anche dei libri, con la raccolta dei “titoli dei temi” assegnati alle maturità degli anni precedenti. Lo stesso ministero, di tanto in tanto, raccoglieva i temi a suo parere migliori. I temi possibili sono ora stati ridotti a due, quello di argomento storico o quello di ordine generale (prove contrassegnate dalle lettere C e D). Altrimenti c’è o l’Analisi del testo (prova A) o il trattamento di materiali forniti dal ministero stesso (prova B). Questi materiali hanno la stessa funzione delle agenzie di stampa nelle redazioni dei giornali. Tagliandoli, cucendoli, commentandoli si fabbrica un testo nuovo di zecca.
• Perché queste complicazioni?
Una volta si davano un mucchio di temi, un certo lotto di titoli per il classico, un altro per lo scientifico, altri per gli istituti tecnici, professionali, artistici eccetera. Da un paio d’anni s’è voluto semplificare: tutti scelgono in definitiva tra sette possibilità. Stavolta la tipologia A chiedeva di analizzare e riassumere la prefazione de La coscienza di Zeno, in cui «uno psicanalista, per vendicarsi di un paziente intrattabile, ne divulga le memorie intime». La tipologia C invitava a commentare i prossimi 150 anni dell’unità d’Italia riflettendo sui tre regimi che si sono succeduti in questo secolo e mezzo (e senza dire neanche una parola su Cavour, Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele II, evidentemente fuori tempo). La tipologia D voleva che si dicesse qualcosa sull’abbattimento del muro di Berlino, capitato nel 1989, cioè 20 anni fa. Nella tipologia B, quella che prevede la distribuzione di materiali per la redazione del testo, si chiedeva di preparare, a scelta del candidato o un saggio o un articolo.
• Che differenza c’è?
Su parecchi blog e siti ieri si discuteva intorno a questa differenza. Divertente quello che scrive, per esempio, Margo nel sito delle domande (answers) di Yahoo: «Nell’articolo e nel saggio nn devi mai mettere ’io penso, secondo me ma deve essere tutto impersonale! e quindi tipo ’è evidente che’ così capito? per cui dipende cm l’hai fatto… nell’articolo c va SEMPRE E PERFORZA l’attualizzazione mentre nel saggio MAI… poi nell’articolo dovresti presentare la tua tesi e basta… mentre nel saggio oltre alla tua (sempre in tono impersonale però altrimenti è un tema!) anche la tesi opposta… detta da qlcn altro… ». Francamente io non so se la differenza è davvero questa. Francamente io non saprei dire qual è la differenza. In ogni caso eccole le quattro opzioni: 1) Innamoramento e amore; 2) 2009, anno della creatività e dell’innovazione; 3) Origine e sviluppo della cultura giovanile; 4) Social Network, Internet, New Media. Roba seria per un articolo. Forse troppo seria. Il 32% dei candidati, secondo le agenzie di ieri, si sarebbe dedicato alla proposta numero 4, cioè Internet. Al secondo posto (18,2%) Zeno, e al terzo (17,9%) l’innamoramento.
• Come mai ha tanti dubbi?
Difendo la prova d’italiano, ma non ho capito che cosa vogliono accertare al ministero con questo tipo di esercizio. La cultura generale? Ma per quello ci sono gli orali! La padronanza della lingua e la capacità di scrivere? Non è questa la strada. Per esempio, quest’anno per la prima volta sono state distribuite, tra i materiali della prova B, anche delle immagini. Idea che trovo magnifica. Perché allora non si è semplicemente chiesto agli studenti di scrivere delle didascalie? C’era per esempio un quadro di Chagall: vanno a passeggio e lui la tiene per mano, intanto lei si alza in volo, come fosse un palloncino colorato… A 18 anni si sa bene cosa scrivere sotto un quadretto del genere. Meglio, molto meglio che chiedere di riassumere in 10 righe tredici righe di Svevo… [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 26/6/2009]
(leggi)