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 2009  giugno 26 Venerdì calendario

E’ morto Michael Jackson. Il cantante ha avuto un malore nella sua residenza a Holmby Hills Era stato ricoverato d’urgenza per un probabile attacco cardiaco

E’ morto Michael Jackson. Il cantante ha avuto un malore nella sua residenza a Holmby Hills Era stato ricoverato d’urgenza per un probabile attacco cardiaco. Centinaia di fan di fronte all’ospedale IL RICOVERO - Il cantante era stato ricoverato d’urgenza in ospedale alle 12,21 ora locale (le 21,21 in Italia). Secondo le prime notizie, riportate dalla stampa Usa, il cantante, 50 anni, aveva subito un arresto cardiaco nella sua casa di Holmby Hills sulle colline di Los Angeles. I paramedici che lo avevano soccorso avevano effettuato le procedure per la rianimazione cardio-polmonare ma il cantante aveva già smesso di respirare. Il fratello di Jackson, Ransy, ha riferito che Jackson è collassato all’improvviso in casa. stata subito chiamata l’ambulanza, ma non è stato precisato quanto tempo sia passato dal momento in cui Jackson è stato colto da malore al momento in cui gli è stato effettuato il massaggio cardiaco. I paramedici hanno continuato nel tentativo di rianimazione anche al di fuori della villa del cantante. L’ipotesi più accreditata in questo momento è quella dell’infarto, anche se non ci sono conferme da parte dell’ospedale. I FAN ATTORNO ALL’OSPEDALE - Centinaia di fan e curiosi si sono intanto radunati all’esterno dell’ospedale dell’UCLA di Los Angeles dove nel primo pomeriggio (ora locale) Michael Jackson, era stato trasferito d’urgenza e poi deceduto, come riferito dalla stampa Usa. Dall’alto degli elicotteri le telecamere delle reti televisive americane hanno inviato in diretta le immagini della zona, e si vedono numerose auto della polizia che già hanno chiuso l’intera area al traffico automobilistico e sono scattate le misure di «filtro» delle vetture e delle persone dirette al parcheggio interno del grande ospedale universitario. Nastri gialli con la scritta «Police line - Do not cross» sono stati piazzati per delimitare il perimetro ospedaliero. 25 giugno 2009(ultima modifica: 26 giugno 2009) Cantante, ballerino, attore: l’avventura del bimbo prodigio Con il clip di "Thriller", firmato da Landis, aprì l’era della videomusica Quella vita da favola finita in un incubo di ERNESTO ASSANTE DALLA polvere all’altare e poi il ritorno nella polvere. Una carriera carica di gloria conclusa con un inarrestabile declino, una vita che è stata una favola e poi si è trasformata in un incubo. Quella di Michael Jackson è stata una storia straordinaria e terribile, una vicenda artistica e umana che ha avuto pochi eguali. Cantante, ballerino, attore, aveva iniziato la sua avventura nello spettacolo come bambino prodigio. Tutto iniziò accanto ai suoi fratelli, Jackie, Tito, Jermaine, Marlon e Randy, i Jackson 5, cresciuti sotto l’egida del padre Joe a Gary, nell’Indiana, un padre molto severo con i figli, ed in particolare con Michael che, anni dopo, raccontò le frequenti violenze alle quali veniva sottoposto. Michael si unisce alla band dei fratelli a sei anni nel 1964 e ne diventa il cantante solista due anni dopo. I fratelli Jackson ottengono il contratto con la Motown nel 1968. Il primo singolo, I want you back, li fa salire immediatamente al primo posto delle classifiche. E’ l’inizio di una marcia trionfale: alla fine degli anni Sessanta i Jackson 5 sono già dei divi e molto del successo è dovuto alla voce di Michael. Nell’arco di dieci anni i fratelli Jackson pubblicano altri diciannove album. Il suo primo vero passo da solo sono le riprese del film "The Wiz", con Diana Ross nel 1978, del quale incide anche la colonna sonora. Ma il salto di qualità arriva nel 1979 quando realizza l’album Off The Wall, che vende oltre 20 milioni di copie, piazza dieci singoli in classifica e vede la collaborazione di artisti del calibro di Stevie Wonder e Paul McCartney. E’ l’inizio di un progetto diverso e nuovo, che prevede, da parte di Jackson, il controllo totale del proprio "prodotto". E’ lui a decidere tutto, sui dischi e sugli show, dalle scenografie alle coreografie, fino al moonwalk, il tipico passo di danza che diventerà il suo marchio di fabbrica negli anni Ottanta. La strategia paga, e nel 1982 Jackson conquista il mondo intero, vendendo a tutt’oggi sessantacinque milioni di copie del suo secondo disco, Thriller, uno degli album più venduti della storia della musica leggera. L’album, prodotto da Quincy Jones, è un capolavoro pop. Con Thriller Jackson apre l’era della videomusica, realizzando alcuni celeberrimi clip che contribuiranno in maniera sostanziale allo sviluppo del genere, come "Thriller" (con la straordinaria regia di John Landis) e "Billie Jean". Negli anni Ottanta Michael Jackson diventa, assieme a Madonna, la star più popolare del mondo. Tanto che nell’85 sarà lui (insieme a Lionel Richie) a comporre l’inno umanitario "We are the world" cantato dalle più grandi star della musica americana a favore delle popolazioni africane, che diventerà un successo planetario. Dopo il grandissimo successo di "Thriller", che varrà a Michael la conquista di sette Grammy Awards, bisognerà attendere fino al 1987 per vedere nuovamente Jackson in azione con un proprio album. Ma il suo ritorno coincide con un’inquietante metamorfosi. Il successo oceanico ha trasformato il sorridente Michael in una star megalomane, egocentrica, capricciosa e piena di fobie, che si spinge fino al punto di ridisegnare completamente la sua faccia e il colore della pelle. Il "nuovo" Michael Jackson non conosce il successo del suo predecessore, anche se sia "Bad" (1987) che "Dangerous" (1991) vendono decine di milioni di copie nulla torna ad essere come prima. Il mito inizia a cedere. Le cose peggiorano nel 1993, quando arrivano le prime accuse di molestie ai minori. Jackson allora prova a presentarsi in maniera diversa, nel 1994 si sposa con la figlia di Elvis, Lisa Marie Presley, nel 1996 arriva la seconda moglie, Debbie Rowe, che diventerà la madre dei suoi due figli. Ma il successo planetario è finito, si moltiplicano le voci di una bancarotta economica, alla fine degli anni Novanta la Michaelmania di un tempo è solo un ricordo. Lontano dal successo e dalle classifiche, negli ultimi anni sono solo le cronache giudiziarie a interessarsi dell’ex bambino prodigio, che deve rispondere in tribunale delle accuse di molestie sessuali, dalle quali verrà poi scagionato. Negli anni Duemila arriva la bancarotta. Jackson, che aveva addirittura comprato i diritti delle canzoni dei Beatles, si trova a dover rivendere tutto, anche la leggendaria villa di Neverland in California. Qualche mese fa l’annuncio di una lunga serie di concerti a Londra, con decine di migliaia di biglietti venduti in poche ore, seguiti dalla consueta ridda di voci sulle sue condizioni economiche e di salute. Doveva essere il suo ritorno in grande stile, per riconquistare il trono del "re del pop". Un trono che resterà vuoto. (26 giugno 2009) LA MORTE DI MICHAEL JACKSON Trionfi, scandali e chirurgia così muore un’icona del pop Gli inizi da bambino, il successo planetario, la costruzionwe di un mito. E gli ultimi anni, fra guai giudiziari e devastazione fisica Michael Jackson durante un concerto L’ICONA del pop se n’è andata a cinquant’anni. Dopo una carriera coronata dalla gloria e dal successo, e una vita infelice, funestata da un’infanzia difficile, da relazioni sentimentali fallimentari, soprattutto dalle inchieste giudiziarie e dall’accusa di pedofilia, dalla quale fu poi scagionato. Un’avventura, quella nella musica, cominciata da bambino. Un inizio precocissimo che gli ha permesso, una volta iniziata la carriera solista, di diventare uno degli artisti di maggior successo della storia. Il successo. Michael Jackson inizia la sua carriera a cinque anni, autentico bambino prodigio, insieme ai fratelli, nel gruppo Jackson Five. Nel 1971 la prima esperienza solista, con il singolo Got to be there. A consacrarlo artista pop di maggior successo di sempre fu l’album Thriller del 1982, tuttora il più venduto nella storia della musica, co-prodotto da Quincy Jones e vincitore di otto Grammy Awards. Secondo il Guinness World Records, il cantautore ha venduto oltre 750 milioni di album. Risultato, questo, che lo rende di fatto l’artista solista di maggior successo di sempre. I guai giudiziari. Dal 1988 al 2005 Jackson vive al Neverland Ranch (poi venduto, nel 2008, per 35 milioni di dollari), in cui aveva fatto costruire un parco a tema e uno zoo per ragazzini poveri e malati terminali. Le sue frequentazioni con quei ragazzi hanno un enorme impatto mediatico, anche perché cominciano a circolare voci che parlano di rapporti complicati tra il cantante e i suoi giovanissimi ammiratori. Nel 1993, per la prima volta, Jackson viene accusato di molestie sessuali da un suo fan. Dopo un’altra denuncia, nel 2003, il cantante finisce nel mirino dei giudici, accusato anche di altri tipi di reati. Viene poi processato nel 2005 per la vicenda, e alla fine assolto in appello da tutti i dieci capi d’accusa perché ritenuto innocente. I problemi di salute. L’allarme nel 2008, quando Jackson viene fotografato su una sedia a rotelle, in pigiama. Verso la fine dell’anno si parla di una malattia genetica, la A1AD, provocata dalla mancanza di una proteina che protegge i polmoni. Una patologia che lo avrebbe reso cieco dall’occhio sinistro (la vista sarebbe calata per il 95%) e quasi impossibilitato a parlare. L’unica cosa che avrebbe potuto salvarlo da problemi gastrointestinali, o addirittura dalla morte, era il trapianto del polmone. Lo scorso maggio, The Sun rivela che il cantante è affetto da un tumore della pelle. Una vita privata sfortunata. Nel 1994 Michael Jackson sposa la figlia di Elvis Presley, Lisa Marie. Ma l’unione dura meno di due anni. Jackson si risposa nel 1997 con l’infermiera Debbie Rowe, conosciuta mentre si stava sottoponendo a una delle tante operazioni di chirurgia plastica. Dalla Rowe ha due figli, Prince Michael e Paris Michael Katherine, prima di divorziare nel 1999. In seguito ha un terzo figlio, Prince Michael II, da una donna sconosciuta con inseminazione artificiale. Il possibile rilancio. Lo scorso 5 marzo l’artista tiene una conferenza stampa all’Arena 02 di Londra. E annuncia una serie di concerti nella capitale britannica, previsti per luglio. Lì, chiarisce: "E’ la mia ultima chiamata sul palco". Il primo dei concerti era previsto per il 13 luglio. Sarebbe rimasto in cartellone, all’Arena 02, fino a settembre, e poi dal 7 gennaio al 6 marzo 2010. I biglietti sono andati a ruba. L’ultima chance. Questi concerti, peraltro posticipati più volte, erano la sua ultima chance. Travolto dagli scandali, immerso in una crisi personale e artistica devastante, incapace di produrre un album decente, dopo essersi venduto prima le edizioni musicali e poi l’ormai famigerato ranch Neverland, Jackson era praticamente costretto a tornare in scena per realizzare denaro. L’ultima cosa che si era saputa di lui era l’ingaggio di Lou Ferrigno, l’ex Hulk, come personal trainer che, per giunta, aveva raccontato di averlo trovato in condizioni fisiche disastrose. Si parlava di un tumore alla pelle mentre era ancora viva la memoria delle sue immagini mentre faceva shopping in sedia a rotelle. La fine. Il 29 agosto avrebbe compiuto 51 anni. L’ultima parte della sua vita è stata un dramma vissuto in pubblico, un caso clamoroso di autodistruzione, accompagnato dallo spaventoso peso dell’accusa di pedofilia. Jackson si è imposto come un’icona pop del XX secolo. L’abilità di tenere il palcoscenico negli anni d’oro, la fisicità, la danza, un uso rivoluzionario dei videoclip sono solo alcuni degli elementi divenuti parte della sua leggenda di uomo premiatissimo, ricevuto alla Casa Bianca. Ma dopo Bad e Dangerous, i suoi ultimi successi, con l’arrivo degli anni Novanta la situazione è cominciata ad andare fuori controllo. Con il continuo ricorso alla chirurgia plastica, le frequentazioni di ragazzini, la dipendenza dai farmaci. Con la serie dei processi è iniziata la sua fine artistica. Che tristemente ha anticipato il suo addio. rep.it (26 giugno 2009) 1999 - ODIOGRAFIA DI MICHELINO DI ROBERTO D’AGOSTINO Si spengono le luci, tacciono le voci, e nel buio senti sussurrar una voce "quadrisex". Una specie di incrocio tra Orietti Berti e il mago Solange. Provatevi un po’ a passare una serata in compagnia dell’ultimo cd di Michael Jackson, stroncato sui due lati dell’Oceano da qualsiasi critico dotato di orecchio, e vi accorgerete subito che la razza umana si divide in tre categorie: uomini, donne e Michael Jackson. Per la veritα, il nostro Bambi da discoteca nasce "afro" colle chiome a cespuglio e il naso a tronchetto, però per i genitori cominciarono subito le tribolazioni: riuscirono a farlo iscrivere all’anagrafe tra i maschietti solo per insufficienza di prove... E’ interessante seguire la mutazione fisica del pupo nero non solo per mera malvagitα pettegola-mondana, gusto bieco della battuta, gratuita voglia di dissacrare un mito contemporaneo; ma perché Cicciolino Jackson rappresenta, nel suo piccolo, uno scoraggiante capitolo della nuova antropologia di fine Novecento. Uno degli obiettivi conclamati degli anni Ottanta è stato il mito della bellezza. Petto in fuori. Pancia in dentro. Endovena di creme antirughe. Guai ad avere la ciccia ai fianchi o un volto "spettinato" da Madre Natura. Tutti belli e in perfetta forma, pena il lifting o il jogging. La teoria più accreditata attribuisce tale perfidia, tanta cattiveria, a un tema ben noto alla psicoanalisi: quello dell’identitα. E insomma la bellezza sarebbe una risposta, malata, alla ricerca, irrisolta, del proprio significato nel mondo, e alle conseguenti sofferenze emotive esplose col famigerato "crollo dei valori" politici, ideologici, religiosi. Da "Servire il popolo" a servire il proprio corpo, il passo è stato violento e spesso demente in direzione di una sorta di destino artificiale. Questo destino artificiale è quello di divenire protesi, vergine frutto di un’estetica glaciale, spogliata di tutta la sessualitα, androide di cui si è potuto fare prodotto di sintesi, individuo geneticamente 1-2-X. Nel corso degli anni Ottanta, ossessionato dal peso razziale e dal mito della bellezza, Michael Jackson è riuscito a passare quella linea invisibile che separa due colori. Il nero e il bianco si sono fusi per dare per dare vita a un’inedita specie: la razza "biegra", terribile crasi dei termini bianca e negra. Dall’evoluzione della specie all’involuzione della pelle, ci sono voluti una dozzina di interventi di chirurgia plastica. Nel 1979, quando ancora assomigliava a Toto Cutugno, Michael si affida a un celebre chirurgo di Hollywood - un tipino capace di trasformare in levriero anche un bassotto - e ne esce con la pelle più liscia e più chiara, praticamente scartavetrata, il setto nasale abbattuto a colpi di piccone, punta del naso rialzata con il crick, il mento allargato con applicazione sottocutanea di cariche di tritolo. Di follia in follia, Bambi-Jackson abbandona definitivamente il feeling per il leasing della pelle. Gli ultimissimi ritocchi al faccino dell’efebico pupo riguardano l’assorbimento delle sacche lacrimali, una nuova riduzione delle narici, la diminuzione del labbro superiore, una fossa sul mento, gli zigomi rinforzati con iniezioni di sostanze sintetiche, la minigonna accorciata di cinque centimetri. Micheal Jackson Si è rifatto tante di quelle volte che ormai il suo corpo l’ha donato alla scienza. Persino sua madre lo riconosce ormai solo dalla voce. Dai più distratti, viene scambiato per Diana Ross. Del viso "originale" di Michelino, infatti, è rimasto ben poca cosa. Un gomito, un dente del giudizio, l’alito (cattivo). Dice Beppe Grillo: "Gli auguro che diventi bianco, e al governo vadano i negri, così gli fanno un culo così". Reazione omuncolare tra Mick Jagger e Tiramolla, questo fichetto di 40 anni canta come una Gigliola Cinquetti raffreddata, ma veste come un Mago Zurlì accaldato. Simbolo di quei tempi, in cui ognuno cercava di essere quello che non è, possiede in realtα la perizia e il gusto di un piccolo Mozart - il suo album "Thriller" è di sicuro un capolavoro del decennio trapassato. Sospeso in superficie, tra il sesso maschile e quello femminile (i volgarotti direbbero che è cappone), appeso alle giravolte di un bisturi, per l’artista che ha saputo dimostrare che non esiste lo sporco impossibile in natura, resta un sol cruccio: la denuncia per avere abusato sessualmente di un tredicenne. Di nuovo si spengono le luci, ritacciono le voci, e nel buio senti sussurrar accuse infamanti, insulti irripetibili, dicerie ignobili. Così dopo aver ricevuto circa 2O milioni di dollari dal suo sponsor, la Pepsi Cola, non è più il testimonial della bibita con le bollicine. Inseguito dalla giustizia americana, protestato dallo sponsor, tartassato dai mass-media, avvolto da un’ombra sempre più densa e notturna, Jackson avrebbe tentato di uccidersi. Quindi lo scandalo si arricchisce di un siparietto da tragedia greca, zona fratricidio. In un conferenza stampa tenuta in un hotel di Tel Aviv, LaToya, sorella della pop star, è leggera come un bull-dozer nel tagliare il pisellino di Michelino. Davanti alle telecamere racconta per filo e per segno l’ossessione pedofila del fratello, lo tartassa brutalmente rivelando che persino la mamma lo definiva una "checca". "Non posso più rimanere zitta sui reati commessi da Michael su bambini piccoli e innocenti. E’ molto difficile per me, perché Michael è mio fratello e l’amo molto, ma non posso essere una muta collaboratrice dei suoi crimini. Mi sento addolorata per questi bambini che non hanno più vita". Con un tono bisogna dire da gran figlia di buona donna, LaToya ha proseguito: "Ho visto assegni intestati ai genitori di questi bambini. Me li ha fatti vedere mia madre e le cifre sono consistenti, non si tratta certo di noccioline". Ai giornalisti che la incalzavano sperando di farla capitombolare rendendola incredibile (va detto che LaToya ha una faccia talmente falsa, ricucita dal bisturi da non suggerire una immediata adesione alla sua pretesa buona fede), la sorellina ha svuotato a microfono aperto la fogna di famiglia: "Non vi sembra strano che un uomo di trentacinque anni trascorra trenta giorni insieme a un ragazzino o che stia con lui cinque giorni e cinque notti in una stanza senza mai uscire?". La favola dorata di Michael Jackson è finita così: trucidamente, con spettacolare cattiveria, catastrofica come certi temporali d’estate. L’octopus della celebrità ha tirato fuori ventose e tentacoli, e poi l’ha sommerso nel nero seppia. [26-06-2009] dagospia Addio al re del pop PAOLO GIORDANO PER IL GIORNALE Adesso che è finita, si può dire: l’ultima volta, quando è apparso in pubblico per quello che sarebbe diventato il suo addio, Michael Jackson non era già più lui. Londra, O2 Arena, 5 marzo scorso: il Re del Pop annuncia il suo grande ritorno, dieci, venti, cinquanta concerti per dimostrare di essere ancora il più grande. Biglietti subito esauriti, un milione e mezzo di richieste, fans in adorazione. Ma il viso non è più suo, neanche lontanamente, le mani sono immobili, la voce squittisce, farfuglia. Michael Jackson se ne è andato ieri a cinquant’anni e poco più (era nato a Gary, nell’Indiana, il 29 agosto del 1958) dopo che i medici lo avevano prelevato di corsa nella sua villa di Holmby Hills e trasportato in ospedale a Los Angeles dopo aver tentato un massaggio cardiaco. «La situazione non è affatto buona», aveva detto suo padre poco dopo. No, non era buona. I fans subito arrivati fuori dall’ospedale sono rimasti zitti, a testa bassa. E così se ne è andato il cantante più misterioso del pop, il Fregoli che in quarantacinque anni (aveva debuttato a cinque anni a una recita scolastica) si era trasformato tante volte, lentamente oppure d’un botto, cambiando sempre volto senza che nessuno capisse mai davvero chi fosse. Senz’altro un interprete di altissimo livello che ha venduto 750 milioni di dischi, più di Elvis, più dei Beatles, più di chiunque altro. Un buon ballerino, visto che il suo moonwalk (lanciato mentre cantava Billie Jean il 16 maggio dell’83 al concerto per i 25 anni della Motown) ha fatto epoca. Ma anche un caso psichiatrico sul quale si è discusso e si discuterà chissà per quanto tempo a venire. Michael Jackson è morto ieri a mezzanotte ora italiana, ma non c’era già più da chissà quanto tempo. Certo, molto dipende da quell’uomo dimesso e all’apparenza insignificante che ieri lo ha accompagnato per l’ultimo viaggio: Joseph, suo padre, neanche ottant’anni. Musicista di nessun rilievo, era ossessionato dal successo e con la moglie Katherine non ha fatto altro che allevare gioiose macchine da successo: tutti i suoi figli, da Jermaine a Tito. Michael entra come percussionista nei Jackson Brothers che c’è ancora Kennedy alla Casa Bianca. Suona ovunque, senza sosta, come un burattino. Poi nel 1966 i figli dell’ossessionato Joseph diventano Jackson 5, firmano per la Motown e in quattro e quattr’otto sfondano in classifica perché la loro miscela di soul e pop e appena un po’ di rhythm’n’blues, musicalmente non granché, ha un’incredibile presa sul pubblico. Un fenomeno da baraccone o poco più, una band di bambini e ragazzini (Michael ha dieci anni quando i primi quattro singoli entrano nella Top 100) roba che oggi si urlerebbe alla violazione dei diritti dei minori. Lì Michael Jackson ha iniziato a morire. Compresso in una macchina che lentamente gli sfugge di mano, si ritrova a vent’anni con l’esperienza di un cinquantenne: ha già avuto successo con i fratelli (e poi ha litigato). Ha già avuto successo da solista (iniziando con Got to be there del 1972, a 14 anni!). Ha già avuto tutto. Gli manca solo essere il numero uno. No, gli manca realizzare il sogno di suo padre, quella ossessione che gli ha tolto l’infanzia, l’adolescenza e, da ieri, anche la vita. Ottiene il primato con l’album Thriller del 1982: oltre cento milioni di copie vendute, canzoni incredibili come Billie Jean o Beat it, immagine vincente, massaggi positivi: ecco il bravo ragazzo di talento che ce l’ha fatta. Negli anni Ottanta è il più grande e se ne accorge persino Ronald Reagan quando lo riceve alla Casa Bianca e si ritrova davanti al portone una folla inimmaginabile. Nessuno di quei ragazzi sulla Pennsylvania Avenue di Washington allora poteva intuire che Michael Jackson stava già sbiancandosi il volto, inseguendo quella cupa ossessione di voler perdere colore, di volersi annullare, di provare a cambiarsi per cambiar vita. Dopo Thriller le sue fobie dilagano. Si diceva vivesse in una camera iperbarica, che si sentisse pedinato dai batteri, dai virus, dalle malattie. Da quel momento ci sono due parabole. La sua personale, tragica. E quella dei suoi fan, commoventi. Nel 1988 le due parabole iniziano ad affiancarsi nel Neverland, il ranch da 11 chilometri quadrati vicino a Santa Barbara in California nel quale è andato in scena il suo dramma. Lì avrebbe portato i ragazzini sui quali, pagati o convinti o ricattati, provare a dilettare il suo infantilismo castrato, esprimere una sessualità incompleta, lasciare che sgorgasse un po’ di quel disperato bisogno d’amore che si era rannicchiato in fondo al suo animo sin da bambino. Secondo l’accusa, un mostro, un pedofilo. Secondo l’opinione pubblica, pure. Per la sentenza finale (il processo durò tre anni), un pover’uomo innocente con tanti altri problemi tranne quello di andare in galera. Un pover’uomo sul lastrico o quasi. Aveva persino comprato i diritti delle canzoni dei Beatles, roba da cinquanta milioni di dollari vent’anni fa. Poi qualche flop, tour mastodontici e poco fruttuosi, spese folli, acquisti farneticanti. Ci sono ancora eserciti di creditori che aspettano denari nonostante Michael Jackson abbia venduto tutto quello che aveva e i suoi dischi continuino a fruttare milioni ogni anno. Ma lui non se ne accorgeva più. Gia quando mostrò i suoi figli piccoli sporgendoli fuori dal balcone di un hotel di Berlino nel 2002, non era più lui. Un Peter Pan volato via, uno strepitoso showman, un incredibile caso umano. Ora che una crisi cardiaca l’ha stroncato quand’era già morto da un pezzo, si srotoleranno i discorsi e le parole correranno più veloci della retorica. Invece lasciamolo stare. Adesso Michael Jackson, il più grande mistero del pop, è dove voleva essere da un bel pezzo: nel silenzio. Da solo. Il genio e gli scandali la vita come luna park MARIO LUZZATTO FEGIS PER IL CORRIERE DELLA SERA Alla fine è stato il cuore a tradirlo. Mi­chael Joseph Jackson era nato a Gary nel­l’Indiana il 29 agosto 1958 e aveva co­minciato a calcare le scene a soli cinque anni nella band di famiglia, i Jackson Fi­ve. Grandi successi, ma anche una infan­zia segnata da un padre-padrone mana­ger da lui descritto nell’autobiografia «Moonwalk». Nel 1979 l’allontanamen­to dal gruppo d’origine per diventare l’artista pop numero uno, con «Thriller» (1982), tuttora l’album più venduto nel­la storia della musica, co-prodotto da Quincy Jones e vincitore diciotto Gram­my. Thriller ha venduto oltre 100 milio­ni di album. Era partito da un sound nero alla Ja­mes Brown per sviluppare nel tempo un pop danzereccio di grande impatto. Ca­rattere molto particolare, era sempre ri­masto un eterno bambino alla ricerca di figure materne (fra le sue migliori ami­che Liz Taylor e Diana Ross). Ma aveva, anche negli affari, una sorta di genialità che lo portò a un certo punto ad acqui­stare per 50 milioni di dollari la proprie­tà editoriale di tutte le canzoni dei Beat­les. La sua potenza economica era tale che nello scontro duro scoppiato fra lui e Toni Mottola, gran capo della Sony, fu quest’ultimo a dover abbandonare l’azienda. Eppure l’artista e l’uomo d’af­fari geniale era sempre più traumatizza­to dal mondo: le sue residenze erano de­gli immensi luna park, i suoi migliori amici i bambini. Tanti i colpi di genio musicali e spetta­colari di Michael Jackson: la sua forza stava un un modo di ballare e di essere in scena che può essere paragonato alla rivoluzione dei corpi scatenata a suo tempo da Elvis Presley. Le sue doti si rivelarono già nel perio­do con i Jackson 5. Michael inventò il Ballo del robot all’età di 11 anni, ma il passo di danza che lo renderà celebre in tutto il mondo è il moonwalk (in italiano «camminata sulla luna»). Lo eseguiva sulle note di Billie Jean (e qualcuno nota­va influenze del grande francese Marcel Marceau): il re del pop scivolava all’in­dietro in modo tutto speciale. E questa nuova forma di comunicazione visiva mandò alle stelle le vendite dell’album Thriller. Sono molti altri i passi inventati da Jackson: nel video di Smooth Criminal si inclinava di 45˚. Lì il Re del Pop usò del­le funi, mentre per fare il tutto nei live, usava delle scarpe modificate. La sua vita privata è stata sempre al centro dell’attenzione dei media. A co­minciare dal matrimonio con Lisa Marie Presley conclusosi dopo 20 mesi. E poi i continui cambi estetici e di colore, il trucco pesante, l’amicizia con i bambini. Anche la sua storia d’amore con una in­fermiera da cui nacquero Prince Michael e Paris Katherine, fu molto chiacchiera­ta. Premiato più di ogni altro, impegnato nel sociale e nella beneficenza, firmò con Lionel Ritchie «We are the world», la canzone simbolo dell’abbraccio fra la musica e i diseredati del mondo. Ricevuto da presidenti degli Stati Uni­ti, Michael Jackson resta un enigma. «Vo­glio la mia privacy, voglio la mia pri­vacy, perciò, paparazzi, state lontano da me» implora nel brano «Privacy» che fa parte del suo album «Invincibile». «Pri­vacy » è una vera e propria invettiva con­tro i giornalisti. Amministratori infedeli, staff strapa­gati in continuo cambiamento sembra­no minare l’impero finanziario di Jack­son che nel 2008 vende per 35 milioni di dollari il celebre Neverland Ranch in cui aveva fatto costruire un parco a tema e uno zoo per ragazzini poveri e malati ter­minali. Nel 1993 Jackson viene accusato di molestie sessuali da un suo fan. Ma molto tempo dopo sarà scagionato. In Italia ebbe un ottimo rapporto con Nicoletta Mantovani e Pavarotti, che lo descrissero come un ragazzo diffidente e spaventato ma pronto a farsi coccola­re. Venne a Montecarlo per una manife­stazione proprio con il ragazzino che poi lo avrebbe denunciato per abusi sessua­li. Cenò con i Grimaldi, ma non toccò ci­bo, bevve solo dell’acqua minerale con­trollando che il bicchiere fosse pulito. E si presentò alla cena col cappellaccio in testa, alla faccia del protocollo. Era an­che quella sera un bambino libero e inge­nuo. Che ora stava cercando una riscos­sa economica e artistica con una serie di concerti in programma in luglio a Lon­dra.