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 2009  giugno 26 Venerdì calendario

IL PERICOLO CHE VIENE DALL’OVEST


Il Financial Times cerca il successore. Ma il Cav.: «Gli italiani mi vogliono così». A fuoco l’auto di una delle ragazze di Bari.

Se l’Italia fosse ancora un Paese a sovranità molto limitata, come lo era durante la Guerra fredda, saremmo a un passo da una crisi di governo, e forse di sistema.
Se l’Italia fosse ancora la portaerei della Nato protesa nel Mediterraneo, propaggine meridionale del confine con la Cortina di ferro, gli americani e i loro alleati non la lascerebbero a lungo frollare nei misteri di Palazzo Grazioli. Ciò che si è venuto a sapere del nostro primo ministro ne riduce infatti fortemente l’affidabilità per i governi alleati.
Non è tanto e soltanto la passione per le donne: da che mondo è mondo i potenti ne soffrono e ne godono. l’andirivieni nel palazzo, la facilità con cui si diventa intimi del premier, l’abitudine di chiacchierare al cellulare, e persino quella certa fragilità psicologica che è rivelata da dettagli apparentemente minori, come quello del video sui discorsi e i successi dell’uomo propinato a una folla di ragazze plaudenti.
Fortunamente per noi, la Guerra fredda è finita, il comunismo non minaccia più il mondo libero, e la Seconda Repubblica si basa su un più chiaro mandato elettorale.

Perché nella Prima si poteva cambiare un presidente del Consiglio senza cambiare il partito al potere (è accaduto varie volte, e non sempre per ragioni di politica interna); mentre nella Seconda non si può cambiare il premier senza passare per un voto popolare e senza cambiare maggioranza.
Ciò non toglie, però, che nei circoli politici e diplomatici americani ed europei la questione si è posta, e si pone. Per questo, e non solo per gusto del gossip anti-italiani, la stampa strraniera si occupa tanto dei nostri casi. L’analisi del Financial Times di ieri, anzi, ha spiattellato la questione citando addirittura fonti interne al Governo italiano. E la questione ormai è: che cosa potrebbe venire dopo Berlusconi? Il mese di luglio, con il suo G8 a presidenza italiana (come nel ’94), sarà dunque una prova del fuoco cruciale per il nostro premier, per il nostro Governo e per il nostro Paese. Nodi di politica estera e di rapporti intemazionali, aggrovigliatisi da tempo, si intrecceranno con le vicende più triviali, e determineranno il comportamento, i gesti, la diplomazia di quelle che una volta si chiamavano le potenze straniere. Le quali si muovono, innanzitutto, in ragione dei loro interessi. Berlusconi, da molti punti di vista, è un "maverick", uno stravagante. Un occidentale sui generis, molto satrapico e circondato di sstrane amicizie. E’ l’unico capo di governo che partecipi al terzo G8, e questo sicuramente genera invidia. Ma è anche l’unico che, possa vantare contemporaneamente un rapporto più che politico con Putin, con Gheddafi e con Erdogan, e questo sicuramente genera sospetti. Berlusconi si vanta di essere il miglior amico di Israele in Europa; ma, per qualche motivo, è anche diventato il miglior amico in Europa dell’Iran, nemico mortale di Israele, e questo sicuramente genera sconcerto. E’ un politico a tutto gas (russo e libico), che però dice di volersi fare il nucleare (se glielo permetteranno quelli del gas). Per alcuni partner, tutto ciò sarà un "plus" di Berlusconi, che consiglierà prudenza. Per altri, invece, ci saranno sassolini nelle scarpe da togliersi.
Come si comporteranno dunque le innumerevoli delegazioni straniere che caleranno in Italia? Che cosa diranno gli sherpa nei briefing riservaú ai giomalisti del loro Paese? Sappiamo per certo che la delegazione israeliana ha invitato i giornalisti al seguito di Netanyahu a non rivolgere domande per così dire private al primo ministro italiano in conferenza stampa. Faranno lo stesso Obama, Sarkozy e la Merkel? E se anche lo facessero, siamo sicuri che tutti obbedimmo, rispettando regole non scritte di diplomazia nazionale?
Ogni istante del G8 nasconde un’insidia seria, da questo punto di vista. Lo staff di Berlusconi dovrebbe anzi decidere rapidamente che linea di condotta tenere. Esporre il premier alla curiosità della muta di mastini, il "press pack’ come lo chiamano gli inglesi, confidando nella indubbia abilità mediatica del premier? Oppure proteggerlo da domande indiscrete, fargli cordone intorno? Prima del G8, di solito il premier ospitante si impegna in un tour di interviste ai grandi giornali del mondo per spiegare l’agenda del summit. Lo farà Berlusconi, nonostante il rischio implicito,che questa campagna oggi comporta?

Immaginiamo che, al momento, la preoccupazione più seria dello staff di Palazzo Grazioli sia un’altra, quella che una fonte anonima ha rivelato ieri al Ft: la paura cioè che il premier venga personalmente coinvolto in un’inchiesta giudiziaria che, data la materia del contendere, sarebbe gravemente imbarazzante. Si ha anzi la sensazione che sia proprio Palazzo Grazioli a far circolare queste voci e queste preoccupazioni per mettere le mani avanti, e ricordare alla magistratura inquirente che danno sarebbe per il Paese se si facesse il bis del ’94, quando un avviso di garanzia fu recapitato da Milano a Napoli, dove Berlusconi presiedeva il meeting.
In ogni caso, il preniier dovrà muoversi con estrema attenzione all’Aquila e dintorni. Avrà intorno capi di governo che lo sanno indebolito. Qualcuno cercherà di approfittarne in sede negoziale. Qualcuno cercherà di colpirlo usando i media. Qualcun’altro lo proteggerà considerandolo comunqup il male núnore in un’Italia che dopo di lui potrebbe essere anche più instabile e dunque più inaffidabile. Sarà una prova dura. Per Berlusconi e per l’Italia.