Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2009  giugno 26 Venerdì calendario

Il disastro dell’industria che può portare la disoccupazione al 12% - In Italia crollano gli ordinativi industriali in aprile, meno 33,8 per cento rispetto al 2008

Il disastro dell’industria che può portare la disoccupazione al 12% - In Italia crollano gli ordinativi industriali in aprile, meno 33,8 per cento rispetto al 2008. Il dato, certificato dall’istituto europeo di statistica Eurostat, è peggiore delle attese, che vedevano un rialzo dell’attività economica dopo le cifre di marzo, meno 26,8 per cento, in ripresa sul mese precedente. Anche nel resto d’Europa la recessione continua a colpire l’industria con ordini in calo del 35,5 per cento su base annua e dell’1 per cento su base mensile, la contrazione più pesante dallo scorso gennaio. Intanto John , vice direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), avverte: «Il vero pericolo per l’Ue è la disoccupazione, che salirà al 12 per cento nel 2010». Nonostante i piani di stimolo fiscale adottati nell’Eurozona, continua il deterioramento dell’economia reale. Eurostat ha diramato i valori dei nuovi ordini pervenuti nel mese di aprile alle industrie dei 27 membri dell’Ue, che lasciano presagire un secondo trimestre del 2009 in linea con i due precedenti. Sebbene in marzo (-26,5 per cento) il dato ha subito un ridimensionamento rispetto a febbraio (-34,4 per cento), aprile è stato il mese peggiore degli ultimi sei mesi, il primo in cui la flessione ha raggiunto e superato i 35 punti percentuali. Il dato, che non comprende i mutamenti di tre settori, navi, ferrovie e aerospazio, riguarda tutta la filiera produttiva, dove la peggiore performance è stata quella dei beni capitali, contratti del 39,5 per cento. Importante la cifra degli ordini dei beni di consumo, che crollano del 26 per cento nella zona Euro, il peggior risultato da sei mesi. Fra i paesi più colpiti figurano le repubbliche baltiche, con l’Estonia fanalino di coda dell’Ue con meno 44,4 per cento. Pesante anche il valore della Germania, i cui ordini calano del 39,5 per cento. Il ministro tedesco dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, ha parlato di «revisione completa degli assetti di stimolo all’economia, dato che quanto fatto finora non ha dato i frutti sperati». L’Italia, a differenza degli altri paesi, ha patito di più nella fase congiunturale, perdendo il 3,1 per cento sul marzo 2009, sebbene nazioni come Francia, Germania e Spagna abbiano avuto perdite meno forti. Singolare il caso tedesco, in cui a marzo il numero degli ordinativi è cresciuto del 3,7 per cento sul mese precedente, mentre in aprile è calato di 1,1 punti percentuali. Nel nostro paese ad essere colpiti sono i settori manifatturieri, edilizio e metallurgico. Le maggiori preoccupazioni arrivano però dal settore occupazionale, in netto declino nelle previsioni del Fondo monetario internazionale per il 2010. parla di «tasso di disoccupazione al 12 per cento per il prossimo anno», a causa del «totale deterioramento di ogni settore industriale, che andrà avanti ancora per tutto l’anno in corso». Per fermare questa tendenza al ribasso, il vice direttore del Fmi ipotizza che «le nazioni possano percepire in fretta il pericolo, aprendo il campo a politiche di welfare attivo, a patto che non sfoci nell’assistenzialismo». Intanto, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, spiega che «siamo in terra incognita e non si possono fare previsioni, ma i dati dicono che la velocità della crisi sta rallentando». Il riferimento è ai dati Istat e Ocse, in merito alla crescita del prodotto interno lordo nel 2010. «Questo, tuttavia, non significa che la recessione industriale è terminata, anzi» afferma . Lo scontro virtuale fra il governo italiano, pro ripresa, e le istituzioni economiche, pro recessione, vede il primo impegnato nell’infondere fiducia nei cittadini italiani. Questo fattore ha prodotto degli effetti positivi, come ricorda l’Istituto di studi e analisi economica (Isae). In giugno l’indice di fiducia dei commercianti è passato da un valore di 94,7 a 98,5. Questo dato, continua «non è sgrezzato da tutte le immissioni di liquidità sui mercati dei mesi scorsi, che hanno finito solo ora per far reagire positivamente consumatori e commercianti». Il vice direttore generale del Fmi specifica che «le cifre dell’export sono le peggiori degli ultimi anni e fintanto che non si vedranno barlumi in quel settore, non vi sarà alcuna ripresa». Infatti, Istat ha reso noto che le esportazioni verso i paesi extracomunitari a maggio sono diminuite del 19,7 per cento rispetto a maggio 2008. Le importazioni, invece, sono diminuite del 33,2 per cento su base tendenziale a causa dell’incremento del prezzo del petrolio. In tal modo il saldo è stato positivo per 555 milioni di euro, il risultato migliore dal dicembre 2004. Ma spiega che «il carattere effimero di questa recessione a L (caratterizzata da una rapida caduta della crescita e una conseguente permanenza nella recessione, nda) non lascia presagire spiragli fino a che non si sconteranno gli effetti delle politiche monetarie finora adottate». Il dato dell’industria, il peggiore dall’inizio dell’anno, sancisce l’inizio del secondo trimestre 2009. Secondo «rappresenterà il punto più basso della crisi», ma questo lo aveva detto anche il suo diretto superiore, Dominique Strauss-Kahn, nello scorso ottobre.