Tommaso Pellizzari, Corriere della sera 26/06/2009, 26 giugno 2009
LITI, VETI, ASSURDITA’: CHI GUIDA LO SPORT HA PERSO LA TESTA
Quello che state per leggere è un articolo populista (parola presa in prestito dalla politica per indicare, in estrema sintesi, chi sostiene che il popolo è sempre buono e giusto, quindi se le cose vanno male la colpa è dei cosiddetti «lorsignori che comandano »). Ma è un populismo solo apparente. Da un po’ di tempo sembra che chi dirige le diverse discipline (siano federazioni, leghe o enti vari), tutto abbia a cuore tranne i veri protagonisti (gli atleti) o i destinatari principali (il pubblico).
Caso n. 1: Formula 1 Si è conclusa mercoledì (ma forse no) la contesa tra la Fia di Mosley e i team. Riassunto: Mosley ha fatto di tutto perché il Circus si trasformasse da spettacolo in una roba anonima che scoraggiasse ogni investimento da parte di team, sponsor o tv. Ha perso (forse), Mosley, e meno male. Ma vale la pena di sprecare (e far sprecare) tanta energia per una cosa così senza senso?
Caso n. 2: nuoto La parola al bicampione mondiale dei 100 sl Filippo Magnini: «Sono riusciti a rovinare il nuoto. Sarebbe giusto tornare allo slippino». Un pensiero, quello sulla follia dei costumi da record, integrato ieri da Massimiliano Rosolino: «Alain Bernard ha gareggiato con un costume che non era stato omologato e quindi sui blocchi di partenza non ci doveva nemmeno salire». Anche perché, veder battere un record piace a tutti. Ma 129 in due stagioni esaltano come un’indigestione.
Caso n. 3: basket Federazione e Lega italiane stanno ferocemente litigando sul numero di stranieri. E la Lega ha invitato le squadre a rifiutare le convocazioni di tesserati italiani nelle nazionali giovanili (che son soddisfazioni per un ragazzo che si allena da una vita, no?).
Caso n. 4: tennis Roger Federer e Rafael Nadal sono legati anche da un’alleanza contro l’Atp, che organizza il calendario della stagione, imponendo dei tour de force ai giocatori, con la conseguenza di facilitare infortuni o forfait dai tornei.
Caso n. 5: calcio A proposito. Nel lamentarsi che si gioca troppo e poi organizzare il Mondiale per club o la Confederations Cup, sta la grandezza del presidente della Fifa Sepp Blatter. Lo stesso che ama i palloni che volano stile spiaggia e si ostina a rifiutare ogni modernizzazione tecnologica (salvo poi applicarla di nascosto, come nel caso della testata di Zidane o del rigore in Brasile-Egitto). Chiunque, tranne Blatter e – stranamente – il presidente dell’Uefa Michel Platini, capisce che è un nonsenso. E che, come succede nel basket, nel rugby o nel tennis, il calcio ne trarrebbe chiarezza (cioè giovamento). Mettiamo da parte il fatto che tutto il mondo, tranne 22 giocatori e 4 arbitri, a ogni partita vede in tv errori enormi non corretti. E tralasciamo pure un (favoloso) effetto collaterale dato dall’eventuale introduzione della moviola in campo: la fine di quella in tv. Resta che, inspiegabilmente ignari della brutta piega che, in molti stadi, prendono le liti su un rigore dubbio, purtroppo Blatter e Platini sostengono anche che discussioni di questo tipo, al bar, siano una delle cose più belle del calcio. Avete mai sentito una cosa più insensata, ma soprattutto più populista?