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 2009  giugno 26 Venerdì calendario

LITI, VETI, ASSURDITA’: CHI GUIDA LO SPORT HA PERSO LA TESTA


Quello che state per leggere è un articolo populista (parola presa in prestito dalla politica per indicare, in estrema sintesi, chi sostiene che il popolo è sem­pre buono e giusto, quindi se le cose vanno male la colpa è dei co­siddetti «lorsignori che coman­dano »). Ma è un populismo solo apparente. Da un po’ di tempo sembra che chi dirige le diverse discipline (siano federazioni, le­ghe o enti vari), tutto abbia a cuore tranne i veri protagonisti (gli atleti) o i destinatari princi­pali (il pubblico).

Caso n. 1: Formula 1 Si è conclusa mercoledì (ma forse no) la contesa tra la Fia di Mo­sley e i team. Riassunto: Mosley ha fatto di tutto perché il Circus si trasformasse da spettacolo in una roba anonima che scorag­giasse ogni investimento da par­te di team, sponsor o tv. Ha per­so (forse), Mosley, e meno male. Ma vale la pena di sprecare (e far sprecare) tanta energia per una cosa così senza senso?

Caso n. 2: nuoto La parola al bicampione mondiale dei 100 sl Filippo Magnini: «Sono riusci­ti a rovinare il nuoto. Sarebbe giusto tornare allo slippino». Un pensiero, quello sulla follia dei costumi da record, integrato ieri da Massimiliano Rosolino: «Alain Bernard ha gareggiato con un costume che non era sta­to omologato e quindi sui bloc­chi di partenza non ci doveva nemmeno salire». Anche per­ché, veder battere un record pia­ce a tutti. Ma 129 in due stagio­ni esaltano come un’indigestio­ne.

Caso n. 3: basket Federazio­ne e Lega italiane stanno feroce­mente litigando sul numero di stranieri. E la Lega ha invitato le squadre a rifiutare le convoca­zioni di tesserati italiani nelle nazionali giovanili (che son sod­disfazioni per un ragazzo che si allena da una vita, no?).

Caso n. 4: tennis Roger Fede­rer e Rafael Nadal sono legati anche da un’alleanza contro l’Atp, che organizza il calenda­rio della stagione, imponendo dei tour de force ai giocatori, con la conseguenza di facilitare infortuni o forfait dai tornei.

Caso n. 5: calcio A proposi­to. Nel lamentarsi che si gioca troppo e poi organizzare il Mon­diale per club o la Confedera­tions Cup, sta la grandezza del presidente della Fifa Sepp Blat­ter. Lo stesso che ama i palloni che volano stile spiaggia e si osti­na a rifiutare ogni modernizza­zione tecnologica (salvo poi ap­plicarla di nascosto, come nel ca­so della testata di Zidane o del rigore in Brasile-Egitto). Chiun­que, tranne Blatter e – strana­mente – il presidente dell’Uefa Michel Platini, capisce che è un nonsenso. E che, come succede nel basket, nel rugby o nel ten­nis, il calcio ne trarrebbe chiarez­za (cioè giovamento). Mettiamo da parte il fatto che tutto il mon­do, tranne 22 giocatori e 4 arbi­tri, a ogni partita vede in tv erro­ri enormi non corretti. E trala­sciamo pure un (favoloso) effet­to collaterale dato dall’eventua­le introduzione della moviola in campo: la fine di quella in tv. Re­sta che, inspiegabilmente ignari della brutta piega che, in molti stadi, prendono le liti su un rigo­re dubbio, purtroppo Blatter e Platini sostengono anche che di­scussioni di questo tipo, al bar, siano una delle cose più belle del calcio. Avete mai sentito una co­sa più insensata, ma soprattut­to più populista?