Alberto Negri, ཿIl Sole-24 Ore 26/6/2009;, 26 giugno 2009
A TEHERAN SPARI SULLA FOLLA
Forse non dimenticheremo tanto presto i luoghi della protesta di Teheran, del sacrificio di decine di giovani uomini e donne. I nomi sono Vali Asr, il viale del Maestro del Tempo, Piazza della rivoluzione, Piazza della Libertà. E adesso aggiungiamone un altro. Si chiama Baharestan, la spianata dove ha sede il Parlamento, trasformata ieri in un mattatoio. «Ci stavano aspettando» raccontano i testimoni citati dalle tv americane e dai siti internet. «Avevano armi e tenute anti- sommossa, è stato come cadere in una trappola per topi». Le forze di sicurezza, i Pasdaran e i basij, hanno colpito selvaggiamente, frantumando a manganellate le ossa agli oppositori, lasciandoli sull’asfalto macchiato di sangue. Quelli messi peggio, secondo alcune fonti, sono stati raccolti e caricati come sacchi di spazzatura sui camion delle milizie. Le truppe speciali hanno lanciato raffiche di lacrimogeni, sparando ad altezza d’uomo,non soltantoin aria. Hanno agito a ondate e una falange di picchiatori è sbucata anche da una moschea per attaccare il corteo sulla piazza. Si parla di morti, da uno, secondo la tv Al Arabiya, a una decina per la Cnn.
Quello di Baharestan era un raduno dell’ultimo momento. Non appariva nei siti ufficiali dell’onda verde di Moussavi e di Karrubi che hanno invece annullato la manifestazione di lutto prevista oggi in memoria di Neda e per i caduti dei giorni scorsi. Su Ghalamnews, il sito di Moussavi, si diceva che la manifestazione non era stata convocata dall’ex primo ministro ma allo stesso tempo veniva segnalato luogo e ora dell’adunata. Il capo dell’opposizione prendeva quindi le distanze, forse temendo che una sua approvazione potesse diventare il pretesto per un arresto. Su Mir Hussein Moussavi e l’ayatollah Mehdi Karrubi circolavano voci che fossero già stati rinchiusi.
L’unica certezza è che il quotidiano " Keyhan",giornale della Guida Suprema Alì Khamenei, ha chiesto in un editoriale l’arresto di Moussavi per violazione delle leggi sulla sicurezza: il direttore di questo foglio, Shariatmadari, portavoce della Guida, aveva anticipato nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore alcune delle mosse repressive attuate poi del regime. Lo stesso Khamenei ieri è ancora intervenuto ammonendo che «non cederà alla pressioni illegali».
Anche su Hashemi Rafsanjani, il mullah che ha sponsorizzato Moussavi, non ci sono informazioni sicure. Rafsanjani, presidente dell’assemblea degli Esperti, organo che elegge e revoca la Guida Suprema, sarebbe andato a Qom per convincere gli ayatollah a scalzare Khamenei dal ruolo di leader. Un’altra versione, forse più aderente agli attuali rapporti di forza, è che stia cercando la protezione dell’alto clero per sopravvivere alla resa dei conti nella repubblica islamica, un ingranaggio che sta falciando i giovani nelle piazze e chiunque, anche tra l’élite, si opponga alla coppia Khamenei-Ahmadinejad. La repressione ha prodotto centinaia di arresti, anche tra i giornalisti: 25 sono stati prelevati e portati a all’Hotel Evin, il carcere di Teheran, tutti di "Ghalam Sabz", testata che faceva campagna elettorale per Moussavi. Già ai primi accenni di protesta era iniziata la purga di oppositori e riformisti: un messaggio chiaro che non è tollerata la dissidenza, neppure da parte di coloro che fanno parte della famiglia rivoluzionaria.
La crisi interna sta producendo conseguenze a livello internazionale. Resa ufficiale da Teheran la decisione di non andare al G-8 di Trieste sull’Afghanistan,abbassati al minimo i rapporti con Londra, gli Stati Uniti hanno ritirato gli inviti (peraltro mai ufficialmente accettati) ai rappresentanti iraniani per la festa dell’indipendenza del4 luglio. Sul fronte delle relazioni Usa-Iran il Washington Times afferma che Obama, prima delle elezioni del 12 giugno, avrebbe inviato una lettera a Khamenei per migliorare i rapporti tra le parti: la stessa Guida lo ha fatto capire nel sermone di venerdì scorso riferendosi, secondo alcune traduzioni, a uno scambio di messaggi.
Baharastan ieri è entrato nella cronaca di questa rivolta ma aveva già un posto sanguinoso nella storia dell’Iran. Per mettere fine alla rivoluzione costituzionale lo Shah Mohammed Alì fece intervenire la guardia cosacca che bombardò il Parlamento e la spianata: furono uccisi 250 deputati, i riformisti massacrati e costretti all’esilio in Iraq. Era il 23 giugno 1908. passato esattamente un secolo, un anno e un giorno, come in una triste e vecchia canzone che ricorda la perduta libertà.