Andrea Di Biase, Milano Finanza 26/6/2009, 26 giugno 2009
Banche colpevoli? Fa più danni lo Stato - «Dire che tutti i problemi vengono dalle banche è strutturalmente sbagliato»
Banche colpevoli? Fa più danni lo Stato - «Dire che tutti i problemi vengono dalle banche è strutturalmente sbagliato». L’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, respinge nuovamente le critiche nei confronti del sistema bancario che, anche di recente, sono arrivate da una parte importante del mondo politico. «L’economia reale è chiaramente in difficoltà e le imprese, soprattutto le più piccole, sono in difficoltà per l’allungamento dei tempi di pagamento da parte dei loro clienti», ha detto il ceo di Piazza Cordusio, sottolineando implicitamente come la responsabilità sia principalmente delle grandi aziende, di cui le pmi sono fornitrici, ma soprattutto della pubblica amministrazione, i cui ritardi nei pagamenti contribuiscono ad aumentare le difficoltà delle stesse piccole imprese. Secondo Profumo, al contrario, l’atteggiamento delle banche anche di fronte a questo fenomeno continua a essere improntato al sostegno alle imprese. «Le banche stanno sostenendo in misura consistente questo fenomeno e dire che tutti i problemi nascano dalle banche è strutturalmente sbagliato». L’amministratore delegato di Piazza Cordusio, che ha parlato ieri a Roma nel corso di un convegno, si pone dunque di fatto sulla stessa lunghezza d’onda del collega Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, che nei giorni scorsi ha confermato la piena disponibilità del suo istituto a fornire prestiti al sistema delle imprese italiano, tanto più che la banca si trova con decine di miliardi di euro pronte per essere allocate. Tornando all’intervento di ieri di Profumo, il banchiere è poi soffermato sull’opportunità di creare un sistema globale di regolamentazione del sistema finanziario. «Un obiettivo piuttosto difficile e ambizioso», ha commentato Profumo, secondo il quale avere obiettivi troppo ambiziosi equivale a «non darsi obiettivi». Prima di parlare di vigilanza a livello sovranazionale, ha sottolineato il ceo di Unicredit, bisogna decidere come si gestiscono le crisi. «Se non ci mettiamo d’accordo su questo il tema della vigilanza integrata uscirà indebolito». Il numero uno di Unicredit ha comunque mostrato di apprezzare i passi avanti fatti in Europa in tema di governance dei sistemi finanziari, anche se «serve chiarezza sulla gestione delle crisi e bisogna definire chiaramente il ruolo di supervisor sovranazionale». E per spiegare come la crisi stia avendo effetti differenti rispetto ai diversi contesti nazionali, Profumo ha attinto all’esperienza diretta di Unicredit, presente oltre che in Italia e in Germania anche in quasi tutti i Paesi dell’Europa centro-orientale. «I nostri crediti in Polonia performano meglio di quanto non performino in Italia», ha spiegato il banchiere. Ecco perché «considerare il Centro-Est Europa come un unico paese è un grosso errore», ha aggiunto, ricordando come questo sia stato l’approccio delle agenzie di rating e anche del Fondo Monetario in un recente passato, mentre oggi è più alta la capacità di differenziare il giudizio. Profumo ha inoltre lodato l’approccio con cui i Paesi di quell’area dell’Europa stanno affrontando la crisi. «Là si rimboccano le maniche», mentre nei Paesi dell’Europa occidentale, la reazione è stato più di «depressione e di smarrimento» di fronte a una crisi mai vissuta. A margine del suo intervento l’amministratore delegato di Unicredit si è soffermato anche sulle ultime operazioni messe in cantiere della banca di Piazza Cordusio, a partire dal nuovo fondo immobiliare che la banca milanese sta creando assieme a Fimit. «Siamo il gruppo europeo con il più alto peso del real estate e vogliamo capire come razionalizzare l’allocazione del capitale», sottolineando che l’obiettivo finale è quello di «ridurre il peso» degli immobili sul bilancio del gruppo. E indicazioni sulle strategie del gruppo Unicredit all’estero sono arrivate anche dal vicepresidente di Pekao, la controllata polacca di Piazza Cordusio, Luigi Lovaglio, che ha escluso per il momento nuove acquisizioni nonostante sul mercato ci siano in questo momento buone opportunità. «Non stiamo pensando ad alcuna acquisizione», ha detto Lovaglio, «nonostante sia vero che ci sono attualmente delle buone opportunità sul mercato». «Il 2009 è il primo anno nel quale ci possiamo finalmente concentrare totalmente sulla crescita organica del nostro business, sui depositi, sulla qualità degli asset e sul sostengo dell’economia, con il mantenimento dei prestiti». Per il manager Pekao avrà una crescita degli impieghi simile a quello del settore in Polonia, che ha visto una crescita per la parte retail nei primi cinque mesi dell’anno ma una frenata nel corporate, secondo i dati della banca centrale. Mentre La battaglia sui depositi, che ha fortemente colpito i margini di interesse e quindi gli utili delle banche polacche, «durerà ancora almeno un paio di mesi». «Nel 2009 potremmo aspettarci un raddoppiamento del costo del rischio per l’intero settore bancario. Ciò significa il 2% per il settore, ma solamente lo 0,8% per Pekao», spiega Lovaglio relativamente alla quota delle perdite sugli impieghi per sofferenze e incagli.