Nicoletta Cottone, ཿIl Sole-24 Ore 26/6/2009;, 26 giugno 2009
CORRUZIONE TASSA OCCULTA
La corruzione nella Pubblica amministrazione è «una tassa immorale e occulta», che pesa sulle tasche dei cittadini fra i 50 e i 60 miliardi di euro ogni anno. A questo si aggiunge un costo non monetizzabile, che colpisce l’immagine del Paese e rischia di ostacolare, soprattutto al Sud, gli investimenti esteri, di distruggere la fiducia nelle istituzioni e di togliere la speranza nel futuro a giovani, cittadini e imprese. Un giudizio lapidario quello del procuratore generale della Corte dei conti, Furio Pasqualucci, nella requisitoria sul Rendiconto generale dello Stato per il 2008.
La ricetta dei magistrati contabili per il rilancio passa anche attraverso una lotta sempre più incisiva all’evasione fiscale, per recuperare il «tesoro» nascosto, quantificato in 100 miliardi l’anno. apparso scettico, il procuratore Pasqualucci, sulla rapidità di recupero dell’evasione fiscale.
Secondo il procuratore generale, «mentre va auspicato un forte impegno per ridurre l’evasione fiscale, non può ritenersi che per questa via sia possibile acquisire con sollecitudine le risorse necessarie per fare fronte alla crisi in atto».
I magistrati contabili, poi, osservando gli andamenti in conto competenza delle amministrazioni locali, soprattutto per quelle comunali, hanno anche evidenziato «un forte rallentamento degli accertamenti, che potrebbe costituire un segnale anticipatore di una prossima flessione del gettito fiscale».
Indispensabile mettere mano alle pensioni nel pubblico impiego, equiparando l’età pensionabile tra uomini e donne nella Pubblica amministrazione, cogliendo l’occasione «propizia» che arriva dalla condanna della Corte di giustizia europea, sulla quale ieri si è aperta una procedura d’infrazione contro l’Italia per non essersi adeguata alla sentenza dei giudici comunitari (si veda anche l’articolo a pag. 3).
La crisi impone tagli di spesa più forti rispetto al passato. Da questo punto di vista i risultati del 2008 confermano la portata ancora limitata degli interventi correttivi della spesa corrente, che si traduce in un limitato spazio di manovra nella predisposizione di interventi anti-ciclici. Il ripiegamento del ciclo economico, d’altra parte,dissolve la possibilità di utilizzare la leva fiscale come strumento principale per la conservazione degli equilibri del bilancio pubblico.
Il presidente della magistratura contabile, Tullio Lazzaro ha chiesto,inoltre,l’indipendenza finanziaria della Corte dei conti, che consiste «nel ricevere le risorse necessarie dal Parlamento e non dal governo, così come avviene nelle istituzioni superiori di controllo dell’intera Europa, ad eccezione dell’Italia».
Duro il giudizio sulle cartolarizzazioni, «un ambizioso progetto rimasto incompiuto, che ha conseguito risultati più che modesti».Per il Pg della Corte, dunque, l’alienazione di beni pubblici per dare fiato ai conti pubblici in presenza della crisi economica risulta «di difficile utilizzazione e comunque poco praticabile in tempi brevi». In rilievo anche la consistenza del debito contratto per le infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione dell’alta velocità: un volume che a fine 2008 ammontava ancora, per la sola quota capitale, a oltre 12 miliardi di euro.
Necessario, poi, arginare con ogni mezzo gli effetti devastanti legati all’uso dei derivati. Una bomba finanziaria a orologeria, insomma, con enormi danni a carico del bilancio degli enti. «In tema di rinegoziazione attraverso i contratti derivati swap» i risultati sono «assolutamente negativi: fin dall’inizio l’adozione dei derivati ha concretato un maggior costo, con flussi negativi, su un valore nominale di 5 miliardi, per un importo complessivo di oltre 126 milioni dal 2006 al 2008». Appare dunque «opportuno che il contenimento dell’uso di questi strumenti venga esteso a tutte le amministrazioni, enti e organismi pubblici» visto che «le risorse dei contribuenti non dovrebbero essere utilizzate per la stipula di contratti inutilmente aleatori».