Marco Cobianchi per "Panorama" rilanciato da Dagospia, 26-06-2009, 26 giugno 2009
I FURBETTI DEL LINGOTTO
DALLe carte segrete di Margherita, SBUCA UNA DINASTIA CHE POTREBBE INSEGNARE A FIORANI E RICUCCI COME OCCULTARE I SOLDI ALL’ESTERO - fuori dall’Italia tra 800 milioni e 2 miliardi - MARGHERITA SPUTTANA TUTTI, MADRE E FIGLI...
Marco Cobianchi per "Panorama"
Marella AgnelliDocumenti, documenti e ancora documenti. Sono quelli che Panorama ha potuto consultare per cercare di capire di più del mondo delle società offshore possedute o, almeno, delle quali ha usufruito, l’avvocato Agnelli. Come è noto, su quelle società e su ciò che contengono è in corso da anni un conflitto al calor bianco tra l’unica figlia di Gianni Agnelli, Margherita, e buona parte del resto della famiglia.
Un conflitto che nasce dal sospetto di Margherita, corroborato da una quantità impressionante di carte ufficiali, che una buona parte delle proprietà e delle disponibilità del padre non siano state inserite nell’asse ereditario. In altre parole: che siano ancora all’estero nella disponibilità di qualcuno. A quanto ammontino questi fondi e chi siano le persone che hanno in mano i fili della piramide offshore è esattamente l’oggetto della causa civile della quale si sta occupando il tribunale di Torino.
Però alcune stime sull’entità del patrimonio estero, a questo punto, si possono fare grazie al lavoro di Marc Hürner, fondatore della Financial intelligence & processing, il superconsulente che è stato incaricato da Margherita Agnelli di rintracciare la parte di patrimonio della famiglia che si trova all’estero. Sulla base dei documenti consultati, la stima realistica che si può fare è che fuori dall’Italia ci siano tra 800 milioni di euro e 2 miliardi.
GIANNI AGNELLI A SPASSO - Copyright Pizzi
Questi soldi sono probabilmente custoditi in quella miriade di fondazioni, finanziarie, società, trust sparsi nei quattro angoli della terra che sono stati creati a partire dal 1974 e che hanno cominciato a essere liquidati a partire dal 2005. Solo in parte, però: molte di queste strutture, infatti, sono ancora vive e vegete.
Sempre secondo documenti e testimonianze dirette, i consulenti di Margherita Agnelli sostengono che questa struttura offshore ha prodotto una quantità di dividendi almeno dieci volte superiore a quelli realizzati dalle società italiane.
Quello che emerge, insomma, dai documenti costitutivi, statuti, regolamenti, bilanci e relazioni delle società della piramide è l’«Agnelli’s way»: il modo, cioè, molto discreto adottato per gestire i soldi della famiglia.
Di questo sistema di società estere, tuttavia, nessuno della famiglia si è mai occupato davvero. Allora chi è stato? Secondo Margherita coloro che hanno messo in piedi la rete di scatole vuote (o quasi) alimentandole con i soldi provenienti chissà da dove, sono stati i tre potentissimi consiglieri dell’Avvocato: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron.
MARGHERITA AGNELLI - Copyright Pizzi
I tre professionisti che Margherita ha citato in giudizio chiedendo di tirare fuori tutte le carte (cosa che ancora non hanno fatto) per conoscere l’esatta situazione patrimoniale della famiglia. I tre professionisti risultano, in effetti, essere stati amministratori, consiglieri, fondatori e perfino azionisti di moltissime delle società che sono al vertice della piramide estera.
Quella piramide che Margherita vuole scoperchiare per scoprire dove siano i soldi di suo padre e perché non siano stati divisi tra gli eredi. La parte più delicata del lavoro di Hürner riguarda la ricostruzione dei passaggi che hanno permesso a John Elkann, primogenito di Margherita, di diventare leader della famiglia attraverso la maggioranza della società Dicembre, cassaforte del gruppo.
LAPOV ELKANN - copyright pizzi
Questo è il nodo fondamentale di tutta la vicenda sia perché si tratta di guardare dentro il cuore dell’impero ma anche perché sul controllo della Dicembre si è consumato, dal punto di vista di Margherita, la vera ingiustizia: non solo lei, unica figlia dell’Avvocato, è stata tagliata fuori ma non sono entrati a far parte della società né i fratelli di John (Lapo e Ginevra) né gli altri cinque figli avuti dal suo secondo marito, Serge de Pahlen.
GINEVRA ELKANN - Copyright PizziPer capire da dove nasce il risentimento di Margherita Agnelli occorre fare un passo indietro. Quando l’Avvocato era in vita la proprietà della Dicembre era piuttosto semplice: Gianni Agnelli deteneva il diritto di voto sul 100 per cento delle azioni della società anche se le quote erano divise in quattro parti quasi uguali tra l’Avvocato (25,37), la moglie Marella, la figlia Margherita e il figlio John Elkann (24,88). Dopo la sua morte è scattato il regolamento dello statuto della Dicembre che prevede che la quota appartenuta alla persona scomparsa venga acquistata dalla Dicembre e che il ricavato venga distribuito agli eredi diretti. In altre parole alla morte dell’Avvocato Margherita e Marella si sono divise 2,6 milioni di euro mentre le loro quote, insieme a quella di John, sono aumentate fino al 33,3 per cento.
Yaki Elkann
Da notare è il fatto che il 25 per cento della cassaforte dell’impero Agnelli è stato valutato appena 2,6 milioni di euro, un prezzo ridicolo se si pensa alla vastità delle proprietà del gruppo. Quel prezzo però venne stabilito dallo statuto per permettere agli eredi di pagare meno tasse.
Ma andiamo avanti.
Il 24 febbraio del 2003 Marella Agnelli decide di donare una parte della sua quota al nipote John Elkann, ovvero il 25 per cento. Una mossa che ha avuto come effetto quello di fare diminuire la sua quota al 7,9 per cento ma, soprattutto, di incoronare John Elkann azionista di maggioranza della Dicembre con il 58,7 per cento e lasciare la madre, Margherita, con un inutile 33 per cento.
Gabetti Grande Stevens
Passano pochi mesi e l’11 aprile del 2003 la Dicembre è costretta a varare un aumento di capitale per mantenere stabile al 30 per cento la sua partecipazione nella holding Giovanni Agnelli & C, la società che riunisce tutti i componenti dei vari rami della famiglia (una sessantina).
John Elkann non aveva i liquidi per sottoscrivere la sua parte di aumento di capitale, pari a 56,4 milioni di euro che, dunque, gli vennero donati dalla nonna. Margherita, invece, partecipò all’aumento di capitale accrescendo la propria quota al 37,1 per cento che, però, essendo del tutto ininfluente, decise, anche in seguito a pressioni, di vendere alla madre Marella per 105 milioni di euro il 18 febbraio del 2004 in cambio della promessa da parte del resto della famiglia di venire informata, ascoltata, consultata per le decisioni che avessero riguardato il gruppo.
Insomma, il clima in famiglia avrebbe dovuto cambiare. Ma non avvenne. Prima John annuncia la decisione di sposarsi «dimenticandosi» di avvertire la madre e, la settimana successiva, il marito di Margherita, Serge de Pahlen, perde il suo posto di responsabile delle relazioni internazionali per Europa dell’Est alla Fiat.
Secondo la ricostruzione di Margherita, inoltre, nessuno l’avvertì nemmeno della decisione della Exor di vendere a John Elkann e a suo fratello Lapo un prezioso bene di famiglia come l’appartamento di Parigi. E nessuno le disse nemmeno della decisione di cedere due ormeggi a Beaulieu e Antibes per 2 milioni di euro circa, soldi finiti chissà dove. Da qui la decisione di Margherita, ormai completamente fuori da qualsiasi affare che riguardasse non solo la società ma soprattutto i beni appartenuti a suo padre, di avviare un’azione legale per conoscere tutta la verità sui fondi esteri e su chi li gestisce e a nome di chi.
Richiesti per un commento alla decisione di Margherita, nessuna delle persone chiamate in causa ha accettato di rilasciare una dichiarazione. Per esempio: sarebbe interessante conoscere chi ha pagato, per quasi 12 milioni di euro, la residenza marocchina che Marella Agnelli ha acquistato dopo la morte del marito. La società utilizzata per l’acquisto si chiama Juky (simpatica assonanza con Yaki, il soprannome di John Elkann), ha effettivamente 12 milioni di euro di debiti, ma nessuno sa verso chi.
Il risultato dei rocamboleschi avvenimenti che hanno riguardato la Dicembre, tuttavia, è che oggi ben pochi sanno quale sia il suo reale azionariato. Marella potrebbe avere donato il suo 41,2 per cento a John, e se così fosse sarebbe il proprietario del 100 per cento della società. Oppure potrebbe avere diviso la sua quota fra tre degli 8 figli di Margherita (quelli avuti con il primo marito, Alain Elkann), cioè John, Lapo e Ginevra oppure, infine, potrebbe averla mantenuta. Nessuno lo sa. Ma due cose nella testa di Margherita sono ben chiare. La prima è che occorre ripristinare un clima di chiarezza tra tutti i membri della famiglia a partire dal fatto che lei è l’unica erede.
Secondo: essere stato designato erede dell’Avvocato non significa avere la maggioranza assoluta della cassaforte di famiglia. Perché i figli di Margherita sono 8. Non tre o uno. Già, perché i cinque ragazzi che invece di Elkann portano il cognome de Pahlen sono gli unici che, in tutta questa storia, sono per ora i più danneggiati.
Marco Cobianchi per "Panorama" rilanciato da Dagospia, 26-06-2009