Marco Mobili, ཿIl Sole-24 Ore 26/6/2009;, 26 giugno 2009
ALLA RICERCA MANCA UN MILIARDO
durata poco più di trenta secondi la corsa al credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo. La distanza tra un nulla osta del fisco all’utilizzo del bonus e un diniego per carenza di fondi spacca il millesimo di secondo. Per cronometrare l’arrivo delle istanze inviate lo scorso 6 maggio, a partire dalle ore 10.00, con l’avvio del click day, l’amministrazione ha utilizzato, come si legge sul sito delle Entrate, «il segnale orario del Nist - National institute of standards and technology, avuto riguardo all’Utc - Coordinated universal time». Uno di quei meccanismi testati dalla Nasa per stabilire orari di arrivo e partenze delle navicelle spaziali.
Ma, come testimoniano le prime risposte ricevute da imprese e intermediari nei giorni scorsi (si vedano gli esempi qui a fianco), alle 10 e 35 secondi si sono già registrati i primi blocchi all’utilizzo del bonus per carenza dei fondi.
A rimanere a bocca asciutta è stato il 76% dei contribuenti che hanno partecipato alla competizione, caduti vittime del monitoraggio imposto dall’Erario. Solo 35 secondi, quindi, sono bastatia consentire a non più di 7mila imprese di accaparrarsi 1,628 miliardi, stanziati per sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo dal 2008 al 2011.
Delle 45mila domande presentate dal 6 maggio al 5 giugno scorso, ne sono state scartate circa 15mila che rappresentavano un duplicato di altri formulari. Quelle passate al setaccio da Pescara, quindi, sono state poco più di 29mila. Di queste, ben 17.500 sono state presentate da imprese che alla data dell’entrata in vigore della stretta sull’utilizzo del bonus, operata dal Dl anti-crisi 185/08 (29 novembre 2008), avevano già avviato investimenti in ricerca e sviluppo. Le restanti 11.500 circa, invece, hanno chiesto il credito d’imposta per investimenti avviati o da avviare successivamente all’arrivo del monitoraggio.
A conti fatti, però, l’esito ancora ufficioso del click day fornisce un elemento inquietante per quanti avevano creduto nella bontà dell’agevolazione e, invece, si sono ritrovati spiazzati dal cambio in itinere delle regole operato dal Dl anti-crisi.
Dai dati emerge, infatti, che sono oltre 10mila le imprese che, sempre alla data del 29 novembre, avevano avviato investimenti e che ora si sono viste negare l’agevolazione per carenze di fondi. Investimenti dunque già partiti e il cui credito d’imposta negato dalle entrate, con un importo variabile fra il 10% ed il 40% della spesa, vale 700 milioni di euro. A questi, poi, se ne devono aggiungere almeno altri 350, negati alle imprese che hanno avviato investimenti dopo il 29 novembre. Il monitoraggio, destinato a contenere la spesa pubblica sui crediti d’imposta, pesa sulla ricerca per oltre un miliardo di euro. La gara è stata giocata sul filo del secondo, sulla migliore connessione internet e su un alto elemento di casualità. Il tutto con buona pace della trasparenza amministrativa e del legittimo affidamento nei confronti di una norma agevolativa introdotta due anni fa e modificata in corso d’opera. Il rapporto di fiducia tra Erario e contribuenti è così messo a dura prova. Non solo. L’aver vincolato al cronometro l’accesso al bonus annulla completamente la valutazione sulla qualità e sulla bontà dei progetti presentati.