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 2009  giugno 26 Venerdì calendario

QUANTO COSTA LA NUOVA RETE

possibile risparmiare molto sui costi per fare una rete di nuova generazione (ngn, con fibra vicina all’utente). Tecniche di scavo alternative a quelle tradizionali riducono le spese del 50 per cento. Ulteriori risparmi sono ottenibili riutilizzando il più possibile infrastrutture già esistenti, grazie a nuovi minicavi. Fare la nuova rete si potrebbe quindi rivelare molto meno utopistico del previsto.
 quanto si può leggere in uno studio di 72 pagine appena pubblicato da Anfov, associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione che riunisce varie aziende del settore.
«In particolare, l’ultimo grido in fatto di tecniche di scavo è la minitrincea nella versione "one day dig" ("scavo in un giorno solo"). in tutti i nuovi piani di ngn al mondo», dice l’autore dello studio, Edoardo Cortino, chief technical officer di Sirti.
Con la tecnica della minitrincea, ci sono macchine che fanno uno scavo di 5 cm e profondo 30 cm, contro il metro della tecnica tradizionale.
Usano materiali innovativi (malte speciali) ad alta resistenza e a presa rapida per ripristinare il manto stradale subito, a basso costo e in modo omogeneo. Le macchine aspirano la polvere e i detriti man mano che scavano.
Per un costo di 30 euro al metro, contro i 60 euro dello scavo tradizionale. «Finora sono stati fatti circa 200 km in Italia con minitrincee, ma è una tecnica adoperata solo in via sperimentale, a causa di ostacoli normativi che solo ora cominciano a risolversi», aggiunge Cortino. Ma non sempre bisogna scavare per mettere nuova fibra. Meglio è quando si possono riutilizzare infrastrutture già presenti, di Telecom Italia, delle utility o della pubblica amministrazione. Per ottimizzare gli spazi, giova usare nuovi minicavi ottici ( spessi la metà e pesanti un quarto di quelli tradizionali, a parità di fibre ottiche ospitate, 96) e tecniche alternative, come il soffiaggio con aria. Il costo scende a 20 euro al metro, in questi casi.
In situazioni particolari, per evitare uno scavo, è prevista anche la posa nelle fognature, che richiede però personale specializzato, attrezzature e materiali particolari (anche robot nei condotti non percorribili dall’uomo).
I costi di posa e manutenzione sono cosìuguali o superiori alle tecniche tradizionali ( ma con molto meno impatto ambientale).
Se invece bisogna creare nuove infrastrutture, le tecniche alternative alla tradizionale sono numerose, anche se la minitrincea è la più interessante per rapporto tra costi e affidabilità.
La microtrincea, per esempio, è più economica della minitrincea (si scende a 20 euro al metro), perché è molto più superficiale (2 cm), «ma per questo motivo va bene solo in ambienti protetti, come un ospedale, un campus universitario », dice Cortino. Nell’ambiente delle tlc italiane si ricorda ancora un aneddoto. Nel 2000 Fastweb usava spesso la minitrincea a Milano. Fino a quando un semplice trapano a mano, usato da un bar per installare un gazebo esterno, ha tranciato di netto la fibra.
Ci sono poi scavi costosi almeno quanto quelli tradizionali, ma utili o persino necessari in certe situazioni.
«Quando abbiamo fatto passare la fibra sotto piazza della Signoria a Firenze non abbiamo mica scavato», dice Cortino. Si utilizza invece la tecnica di perforazione guidata orizzontale. Si scava un foro pilota (7-8 cm), con un utensile che, come una talpa, percorre e scava il terreno scendendo in profondità per alcuni metri e poi emerge. In città è possibile utilizzare, per il foro d’ingresso e quello d’arrivo, i pozzetti esistenti, riducendo costi e impatto ambientale. La tecnica serve in caso di pavimentazione di pregio o per scavalcare ostacoli naturali ( un fiume) o civili (una ferrovia). Prima di scavare, il terreno va esplorato con apparecchiature georadar, per scoprire presenza e posizione di oggetti nel sottosuolo.
Dalla terra al cielo. Per non scavare affatto, c’è anche la posa aerea: su pali (in campagna) o sulle facciate di edifici (in città). Costa poco (25 euro al metro), ma i cavi sono antiestetici e poco protetti.
«Insomma, abbiamo scoperto che questo mito irraggiungibile della fibra nelle case è in realtà molto vicino, basta usare le tecniche giuste », commenta Franco Morganti, presidente di It Media Consulting. «Allora io avrei un’idea e ne sto studiando la fattibilità nel comune di Genova», continua Morganti. «Per sfruttare i cavidotti esistenti e così massimizzare i risparmi, l’ideale sarebbe avere accesso alle infrastrutture della pubblica amministrazione. La soluzione potrebbe essere quindi creare società locali del cavo, pubbliche in partenza ma privatizzabili tramite private equity. Farebbero la rete e la affitterebbero agli operatori». Un modello di business simile a quello di Infratel, ma su base locale invece che nazionale, e finalizzato non al digital divide ma all’ngn. «La concorrenza e i risparmi sarebbero garantiti, a differenza di quanto avverrebbe con una rete tutta di un operatore. E dai miei calcoli, anche il ritorno d’investimento per queste società sarebbe considerevole», conclude Morganti.