Lino Terlizzi, ཿIl Sole-24 Ore 26/6/2009;, 26 giugno 2009
IL CASO UBS SPIEGA IL SEGRETO SVIZZERO
Mentre entra nel vivo il braccio di ferro tra Ubs e gli Stati Uniti sul segreto bancario ieri la Svizzera ha siglato il suo settimo accordo fiscale di revisione sulla doppia imposizione: lo strumento scelto da Berna per confermare l’allentamento del segreto bancario in tema di evasione secondo le richieste dell’Ocse. Per uscire dalla lista grigia, nella quale vi sono i Paesi che non sono sufficientemente collaborativi sul piano fiscale, la Confederazione e le altre piazze finanziarie indicate come paradisi fiscali (tra cui anche Austria e Lussemburgo) devono infatti firmare almeno 12 accordi che recepiscano i criteri di collaborazione per la lotta all’evasione fiscale.
Restare nella lista grigia comporterebbe parecchie complicazioni dal punto di vista dei rapporti economici con i Paesi dell’area
Ocse, senza contare le pressioni politiche inevitabili.Così,la Svizzera sta schiacciando sull’acceleratore per uscire dalla lista prima del G20 di fine anno.
L’intesa ieri è stata raggiunta con il Giappone. Nei giorni scorsi Berna aveva trovato l’accordo anche con Danimarca, Norvegia, Francia, Messico, Lussemburgo ( questo non comuni-cato ufficialmente, ma effettivamente siglato), Stati Uniti. Con l’Italia, Paese da cui la piazza elvetica si aspetta tra l’altro l’avvio imminente di un nuovo scudo fiscale, i colloqui sulla revisione della doppia imposizione dovrebbero prendere il largo il mese prossimo.
La Svizzera, al contrario di alcune piazze caraibiche che hanno firmato accordi anche con le isole Far Oer pur di avvicinarsi a quota 12, sta dunque puntando su intese con Paesi di primo piano dell’Ocse. D’altronde l’altro giorno a Berlino, nel corso di una riunione con Ocse e Ue voluta soprattutto da Francia e Germania, il ministro elvetico delle Finanze, Hans-Rudolf Merz, ha lasciato intendere che i fili del dialogo con l’Ocse si stanno riannodando, che il forte contrasto con la Germania si sta attenuando. Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, ha affermato che la Svizzera «ha fatto progressi».
In questo scenario in movimento non tutto è rosa, però. La Svizzera ha tre capitoli aperti. Berna deve anzitutto riuscire a conciliare la futura maggiore collaborazione sull’evasione fiscale ( che in Svizzera non è reato penale ma infrazione amministrativa) con le sue norme vigenti. Sin qui la cooperazione elvetica in campo fiscale ha riguardato soprattutto la frode, ma ora lo spettro si ampia. La Svizzera sarà più collaborativa per l’evasione, pur opponendosi ancora alla "pesca" indiscriminata di nomi e pur conservando il segreto bancario sotto tutti gli altri aspetti. Un’operazione che la Svizzera dovrà cercare di fare senza perdere quote importanti di capitali internazionali che oggi gestisce. Le banche elvetiche sono fiduciose, puntano sulla qualità della gestione, ma la sfida c’è.
Il secondo capitolo concerne direttamente Ubs, la maggior banca elvetica, che è accusata dalle autorità Usa di aver favorito frodi o evasioni fiscali di clienti americani. Ubs ha già pagato una multa di 780 milioni di dollari ed ha fornito agli Usa, d’accordo con le autorità elvetiche, circa 250 nomi di clienti. Ma la banca si oppone alla consegna di altri 52 mila nomi richiesti dal fisco americano, affermando che le norme elvetiche non lo consentono. Il ministro Merz ha chiesto esplicitamente a Washington di archiviare questa seconda richiesta e lo ha fatto proprio in coincidenza con i negoziati sul nuovo accordo fiscale siglato nei giorni scorsi. Ma sin qui gli Usa non hanno risposto positivamente e altre udienze giudiziarie su questo sono previste in luglio oltre oceano. Berna punta ad un compromesso che chiuda questa lunga vicenda Ubs, anche perché il nuovo accordo fiscale appena sottoscritto dovrà passare al vaglio del Parlamento e senza un’intesa sulla vicenda fiscalgiudiziaria di Ubs, ha detto Merz, il pericolo è che l’accordo non passi o che venga sottoposto a referendum per iniziativa degli oppositori elvetici.
Il terzo capitolo è rappresentato dai rapporti generali tra Berna e l’Ocse. Ora sono meno tesi ma il Governo elvetico ha protestato per non esser stato avvisato a suo tempo che sarebbe stato messo nella lista grigia, ufficializzata con il G20 del 2 aprile scorso a Londra. Ieri il ministro svizzero dell’Economia, Doris Leuthard, a Parigi per la riunione ministeriale dell’Ocse, ha spiegato che quest’ultima ha risposto positivamente alla richiesta di Berna di essere in futuro avvisata preventivamente per le procedure che la riguardano. Ma intanto Berna non ha ancora sbloccato i 136mila franchi che deve versare all’Ocse per il G20. Una cifra quasi simbolica, che però dimostra nel suo piccolo che qualche tensione ancora rimane.