repubblica.it 26/6/2009, 26 giugno 2009
Uno studio congiunto tra l’Università di Uppsala in Svezia e quella di Aarhus in Danimarca rivela che i maschi migliori - intesi come quelli che presentano un’alta qualità genetica - non hanno molto successo quando si tratta di riprodursi
Uno studio congiunto tra l’Università di Uppsala in Svezia e quella di Aarhus in Danimarca rivela che i maschi migliori - intesi come quelli che presentano un’alta qualità genetica - non hanno molto successo quando si tratta di riprodursi. L’esperimento è stato condotto sugli scarafaggi, ma sembra che le conclusioni a cui sono giunti i due scienziati possano valere anche per l’uomo. Gli esemplari con una bassa qualità genetica hanno totalizzato il maggior successo nella riproduzione. Tradotto: ad accumulare una prole più numerosa sono stati proprio gli esemplari con un Dna più "scadente". Non solo. Se contrariamente alle previsioni i maschi con un basso profilo sono i migliori nel compito di fertilizzare le uova, sarebbero anche più bravi nell’occuparsi dei piccoli una volta venuti al mondo. «Questi risultati suggeriscono che i geni buoni per i maschi spesso possono essere cattivi per le loro compagne», concludono gli autori della ricerca.