Renzo Guolo, la Repubblica 26/06/2009, 26 giugno 2009
IL SOTTILE CONFINE TRA LIBERTA’ E IDENTITA’
Ciclicamente, la Francia discute del velo. Questa volta di quel particolare tipo di velo integrale che è il burqa, simbolo nell´immaginario collettivo occidentale della dittatura sui corpi imposta alle donne dai Taliban. O meglio, del niqab, che, contrariamente al manto con la grata indossato dalle afgane, poco diffuso in Europa, lascia scoperti gli occhi. Abbigliamento diffuso tra i seguaci dell´islam salafita. Anche nella laica Republique, che nel 2004 ha ribadito il divieto di ostentare l´hijab a scuola. Un pilastro della laicità alla francese, quello della neutralizzazione dei simboli religiosi nella sfera pubblica. Principio che sostanzia un modello di integrazione fondato, oltre che sull´assimilazione, su una cittadinanza universalista di matrice contrattuale. Citoyen non è, tanto chi è nato in suolo francese ma chi condivide i valori repubblicani.
Un divieto, quello che riguarda l´hijab che non si estende al di là dello spazio scolastico o all´esercizio di talune funzioni pubbliche. Del resto, nell´Esagono vivono cinque milioni di musulmani e tra essi, oltre che secolarizzati e culturalisti, ovvero quanti hanno abbandonato la religione o guardano all´islam come civilizzazione, vi sono anche osservanti e islamisti. E tra le donne che vivono nelle famiglie di questi ultimi, molte portano il niqab come adempimento di un obbligo religioso e rinforzo identitario.
Nell´intento della Francia, non c´è una forzatura "kemalista" sul velo in generale. Nel mirino è il velo integrale, divenuto bersaglio trasversale di un gruppo di deputati che chiede l´istituzione di una commissione parlamentare di studio sul problema. Proposta sostenuta anche da Sarkozy. Il presidente francese ha definito il velo integrale «segno di asservimento e di avvilimento» non benvenuto nella Repubblica; ma, da fautore di una laicità «positiva» che sia garante del pluralismo religioso anziché ostile alla religione, ha trattato il tema come un problema di libertà anziché religioso. Un approccio che, pur cogliendo una dimensione non secondaria, lascia irrisolta la questione di cosa sia oggi l´identità e quale relazione essa abbia con la sfera della libertà.
La questione sollevata dall´Eliseo non riguarda, dunque, solo la Francia. Tutte le società occidentali sono società in cui diverse culture condividono il medesimo spazio sociale. Situazione che i singoli paesi affrontano in maniera diversa, spesso mediante una sorta di dipendenza dal passato e dalle urgenze, anche ideologiche, del presente. Così in Italia, che ha costituzionalizzato nel dettaglio lo spazio della religione, la vicenda deve necessariamente essere affrontata in termini diversi dalla Francia. La via imboccata è quella dell´ordine pubblico. Contro burqa e niqab è stata invocata la legge Reale, in quella parte che vieta il travisamento in pubblico. Norma, eredità degli anni ”70, che non aveva certo una simile finalità e che può essere aggirata attraverso l´appello alla motivazione religiosa. In Gran Bretagna, dove il multiculturalismo è ancora ideologia dominante, il problema non si è nemmeno posto.
Da qualunque parte lo si affronti, il tema rinvia alla tensione, che a volte pare irriducibile, tra libertà e identità, tra l´imperativo ad assicurare l´eguaglianza di diritti e tutela della differenza., tra universalismo e particolarismo. Per i teorici dell´identità, questa non si può costruire senza la libertà di riferirsi anche a particolari interpretazioni della simbologia religiosa; per i fautori della libertà, questa esprime, invece, una palese coercizione. Polarizzazione che dimostra come, nelle società multiculturali, il conflitto è, essenzialmente, conflitto di, e sui, valori, E che le guerre dei simboli ne sono solo l´aspetto più eclatante.