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 2009  giugno 26 Venerdì calendario

SORPRESE DEL VOTO: ANCHE IN ITALIA L’ELETTORE MOBILE

Il significato profondo delle elezioni amministrative è nascosto in alcuni dati, per certi aspetti "minori": il successo del centro-destra in comuni non capoluogo di provincia delle regioni tradizionalmente rosse e la sconfitta sul filo di lana del candidato del centro-sinistra , Filippo Penati, alla provincia di Milano.
Questi risultati indicano che nessuno dei due schieramenti va incontro a un destino certo di egemonia o di declino. Al contrario, essi suggeriscono uno schema di mobilità elettorale imprevedibile fino a pochi mesi fa. Né il nord, contrariamente alle urla di vittoria delle camicie verdi, né la zona rossa, contrariamente ai sospiri di sollievo del popolo della sinistra, sono territori definitivamente acquisiti alla propria parte politica. Gli elettori, ormai anche in Italia, diventano sempre più mobili e meno irreggimentati. Inoltre, non si limitano più a votare con le matite ma usano anche i piedi, scegliendo di volta in volta se andare a votare o restare a casa. La vittoria o la sconfitta è spesso decisa dalla quota di astensione "contro" un partito: ne sa qualcosa il Pd, bastonato dallo scarso entusiasmo e dalla voglia di "andare al mare" di tanti suoi potenziali elettori; e la stessa disaffezione ha colpito domenica scorsa il Pdl. La penetrazione del centrodestra in alcuni comuni del cuore rosso dell’Italia centrale, da Sassuolo a Orvieto, dove la sinistra dominava non solo dal dopoguerra ma fin dall’Italia prefascista, mostra la difficoltà del Pd a rispondere alle nuove sfide delle sue terre. Il modello del governo del territorio attraverso la collaborazione tra forza lavoro e imprenditori officiata dal potere politico non funziona più. Non solo perché le società, anche nelle aree non metropolitane, si sono trasformate sempre più in società dei consumi con tutto quello che ne deriva in termini di coesione sociale e modelli etico-politici di riferimento; ma soprattutto perché queste società sono diventate territorio di approdo del più alto numero di immigrati, con i problemi che ne conseguono. Umbria ed Emilia-Romagna sono le regioni con più alto tasso di immigrazione negli ultimi anni. E rispetto a questo fenomeno che porta con sé, quale appendice infiammata, anche un forte incremento della criminalità (come hanno sperimentato tutte le società investite da massicce ondate di immigrazione), il Pd si è trovato impreparato a fornire risposte adeguate. Difficoltà che, in realtà, condivide con tutta la sinistra europea e che vede i partiti xenofobi mietere consensi tra le componenti popolari, quelle più direttamente confrontate e minacciate (o solo spaventate) dall’immigrazione e dall’insicurezza.
Fatto sta che il voto popolare, privato ormai di riferimenti simbolici saldi (dal Pci al Pds ai Ds al Pd passando per Ulivi e Unioni in neanche vent’anni),con problemi diricambio e conseguente elevataconflittualità nelle classi politiche locali, con una immagine nazionale sbiadita, alle prese con il declino del modello "riformista" di gestione del territorio, ha finito per cedere alle lusinghe di chi urlava forte le sue ricette dure e semplici (anzi, semplicistiche). Tutto ciò significa che ormai nessun voto è dato per scontato; e che se il Pd non pone rimedio ai suoi deficit vedrà sgretolarsi lesue roccheforti in un prossimo futuro.
Ma anche sull’altro fronte non è tutto oro quel che riluce. Intanto l’esito complessivo della sfida a livello delle province e dei comuni capoluogo è tutt’altro che un trionfo per Pdl e alleati: sono rimasti sotto il centro-sinistra in termini di comuni amministrati e sono appena sopra nelle province. Non c’è stato un ribaltamento del clamoroso cappotto subito nel 2004. Inoltre, la provincia di Milano, il cuore dell’impero berlusconiano, è andata al centro-destra per una manciata di voti e nel territorio comunale ha nettamente vinto il candidato del Pd. Questo vuol dire che il ritornello, ormai stucchevole, dell’incapacità del Pd di attrarre il consenso dei ceti produttivi e dell’area più sviluppata del paese non regge più. Con candidati autorevoli, lontani dalle magagne romane e impegnati a risolvere i nuovi problemi delle aree metropolitane e dei ceti popolari, anche il centro-sinistra ha ottime chance di vittoria.
In sostanza, in questo match elettorale più che vincitori e vinti, si registrano segnali di una mobilità elettorale che si espande sottotraccia anche nei fortini che ora appaiono inespugnabili. E insieme alla crescita delle formazioni "minori" rispetto ai due partiti maggiori si prefigura una stagione politica ben più dinamica di quanto le elezioni del 2008 (e il 75% dei consensi al premier sbandierato due mesi fa) facessero pensare.