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 2009  giugno 26 Venerdì calendario

IL MINISTRO, LE STATISTICHE E LA SUPERBANCA DATI


ROMA – Più la crisi economica e i suoi sviluppi diventano difficili da ana­lizzare più l’attenzione si concentra sul­le statistiche e le previsioni, alla ricerca di indicazioni utili. Ma sale anche il di­battito sulla qualità di questi dati. Ieri è tornato ad alimentarlo il ministro del­l’Economia, Giulio Tremonti. E l’Istat, che finora aveva abbozzato, ha deciso di replicare. Con una lunga nota ufficiale per rimarcare la serietà del suo lavoro.

Ma cominciamo dall’inizio. L’altro ie­ri Giulio Tremonti, intervenendo all’as­semblea della Confcommercio, era tor­nato a manifestare i suoi dubbi sulla rile­vazione dei dati, già espressi in altre oc­casioni. Ma questa volta con toni irriden­ti: «Sapete come fanno le statistiche?», ha esordito il ministro, riferendosi a quelle sulle «forze lavoro» diffuse dal­­l’Istat che, la settimana scorsa, ha dato un dispiacere al governo, segnalando un calo degli occupati per la prima volta negli ultimi 14 anni (-204 mila nei primi tre mesi del 2009 rispetto a un anno fa). «Hanno un campione di mille persone. Fanno le telefonate e chiedono: ’Sei di­soccupato?’. La risposta: ’Vai a quel pae­se’. Scrivono: ’Molto disoccupato’. Ma non si capisce e non si governa così un Paese». La platea dei commercianti si è indubbiamente divertita. Non altrettan­to i vertici dell’Istituto nazionale di stati­stica, a cominciare dal presidente Luigi Biggeri.

E così ieri è arrivata la replica: «La rile­vazione sulla disoccupazione è ampia ed affidabile. Sono 280 mila le famiglie, per un totale di circa 680 mila individui, che in un anno partecipano all’indagine sulle forze di lavoro in qualità di rispon­denti. La rilevazione è dunque ampia e affidabile con un tasso di risposta tra i più elevati d’Europa: pari all’88%». Inol­tre, precisa l’Istat, «l’indagine è condot­ta non solo telefonicamente ma per cir­ca metà presso il domicilio delle fami­glie con interviste faccia a faccia. Per de­finire una persona disoccupata non vie­ne posta una sola domanda, né viene chiesto se è disoccupata. Al contrario, l’accertamento viene fatto in modo strin­gente, sulla base di un ampio numero di quesiti volti a rilevare la situazione og­gettiva della persona e non la percezio­ne ».

In ogni caso, conclude la nota, «per la rilevazione si applica la metodologia sta­bilita da Eurostat, l’ufficio statistico dell’ Unione Europea, e definita con un appo­sito regolamento», anche per consentire la comparazione internazionale dei dati secondo criteri omogenei.

Polemica a parte, resta il fatto che il ministro dell’Economia è talmente con­vinto della necessità di «conoscere me­glio la realtà italiana» che vorrebbe co­struire un sito Internet con un database che raccolga l’insieme dei dati economi­ci, fiscali e del welfare perché finora, spiega, «ciascuno vede solo un pezzo». Invece mai come adesso si sente il biso­gno di indicatori chiari per orientarsi in una crisi senza precedenti e sulla cui evoluzione è complicato fare previsioni. E non a caso se Tremonti è perplesso sul­la qualità delle rilevazioni statistiche lo è molto di più sulle capacità previsiona­li dei vari soggetti interni e internaziona­li, dalla Banca d’Italia al Fondo moneta­rio, che a giorni alterni si esercitano in stime che di volta in volta vengono cor­rette. Tanto che ieri, in un’intervista al Tg2, ha suggerito il «silenzio fino a set­tembre ». «Facciamo passare almeno l’estate – ha aggiunto ”. Ne guadagne­rebbero gli economisti in salute, ma so­prattutto la gente. Non è censura, è igie­ne ».

C’è infine da osservare che questa di­scussione si sta sviluppando a ridosso di una scadenza importante che riguar­da proprio l’Istat: la nomina del nuovo presidente. Luigi Biggeri, scelto il primo giugno del 2001 dal governo Amato e confermato nel 2005 dal governo Berlu­sconi ha infatti terminato i due mandati consentiti dalla legge.

 imminente quindi la nomina del successore mentre, guarda caso, in Par­lamento stanno cambiando le norme per la designazione del presidente del­­l’Istat proprio per garantire che la scelta continui a cadere su una personalità su­per partes che goda del più ampio con­senso. Con un emendamento proposto dal Pd e approvato la settimana scorsa al Senato durante l’esame della nuova legge di finanza pubblica si stabilisce in­fatti che il presidente dell’Istat dovrà ot­tenere il voto favorevole dei due terzi delle commissioni parlamentari compe­tenti. La novità però, non essendo anco­ra diventata legge, non scatterà per la scelta del successore di Biggeri, che ver­rà quindi nominato, come in passato, dal consiglio dei ministri e sottoposto al semplice parere consultivo delle com­missioni.