Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Estraendo un senso dai pronostici, dalle dichiarazioni, dalle smentite, dagli annunci e dai pettegolezzi che hanno costellato la giornata di ieri relativamente alle dimissioni spontanee di Berlusconi, si ricava più o meno quanto segue. Domenica sera, alla fine di un vertice del partito che deve essere stato piuttosto spigoloso, i capi del Pdl avevano persuaso Berlusconi a fare un passo indietro, mossa che avrebbe forse permesso al premier di trattare la successione e tener salvo il partito. La cosa era talmente acclarata che prima Pomicino la annunciava nella trasmissione televisiva Omnibus sulla 7 intorno alle 9 del mattino. Poi Giuliano Ferrara, sull’edizione on line del Foglio, la confermava, sostenendo che era questione di ore se non di minuti. E infinre Franco Bechis, vicedirettore di “Libero”, la ribadiva sul suo blog mandando in onda una telefonata con un esponente del Pdl che aveva partecipato ai lavori della sera prima. Ma Berlusconi non si trovava intanto dove quei poveri ingenui credevano: invece di salire al Quirinale, il premier, di prima mattina, aveva preso un aereo e, con Fedele Confalonieri e l’avvocato Ghedini, radunato i figli (specialmente Marina e Piersilvio). Visto il suo intervento dell’una (telefonata a Libero e smentita su ogni ipotesi di passo indietro), la famiglia deve avergli consigliato di tenersi ben stretto quello che ha e di cederlo eventualmente a carissimo prezzo, dato che in tutta la storia non possono non avere un ruolo primario gli interessi del Berlusconi imprenditore. Sono così nate le dichiarazioni del pomeriggio: «Metterò la fiducia sulla lettera alla Bce in modo da vedere in faccia i traditori». Come si sa, da ultimo è passata all’Udc anche la berluschina Gabriella Carlucci, una soubrette che deve tutto al Cav. È un fatto che i numeri non ci sono più, tanto è vero che appare molto probabile la decisione del Pd, di Casini e di Di Pietro di presentare una mozione di sfiducia.
• Quale sarebbe questo prezzo altissimo che
Berlusconi vuole incassare per togliersi di mezzo (ci siamo accorti anche noi
che la Borsa è rimbalzata quando Ferrara ha detto che di lì a poco si sarebbe
dimesso)?
Il piano è di ottenere una fiducia al Senato e solo
allora di farsi mandar sotto, eventualmente, alla Camera. In questo modo si
certificherebbe – è il ragionamento di Berlusconi – che non esiste una
maggioranza in Parlamento. Prendendo atto di questo, Napolitano non potrebbe
che sciogliere le Camere e indire le elezioni per gennaio (secondo le
insistenze di Giuliano Ferrara). A questo progetto si sta opponendo di fatto
Tremonti, lentissimo nello scrivere l’emendamento su cui il governo vorrebbe
mettere la fiducia: non sarà pronto, si dice, prima della settimana prossima. E
intanto l’opposizione potrebbe aver presentato la sua mozione. La prima prova è
oggi, con il voto sul Rendiconto dello Stat un’idea delle opposizioni è di
astenersi inmassa e di mostrare a
Berlusconi che il numero delle astensioni è superiore ai “sì”. È naturalmente
illusorio che Berlusconi prenda atto di questa eventuale sconfitta politica.
Ieri il Cavaliere ha respinto anche la proposta della Lega, consegnatagli da
Calderoli: fare un passo di lato e lasciare entrare a palazzo Chigi Alfano, con
la stessa maggioranza di adesso. Il premier vuole che dopo di lui ci sia il
voto, e basta. Possibilmente a gennaio.
• Perché? Se tutti i sondaggi lo dànno perdente
sul centro-sinistra di almeno dieci punti…
In questo modo conserverebbe la leadership sul
centro-destra: di qui a gennaio non ci sarebbe il tempo di candidare a premier
nessun altro. Nella prossima legislatura sarebbe lui il capo dell’opposizione.
Se Bersani e gli altri non riuscissero a governare la crisi, come è
probabilissimo? Ecco magari una nuova caduta del centro-sinistra e un
Berlusconi quasi ottantenne ancora in corsa. Questo è il ragionamento,
speculare tra l’altro a quello di Bersani: le elezioni subito, invece che nel
2013, impedirebbero a Renzi di organizzarsi. Con questa legge elettorale, poi,
i capipartito porterebbero in Parlamento chi vogliono loro. Questo è un punto
che sta particolarmente a cuore a Bossi, che vuole proscrivere i maroniani per
non mettere in pericolo il futuro dei figli.
• Quante probabilità ha questo piano (elezioni a
gennaio) di realizzarsi?
Parecchie, specialmente per via dei veti incorciati
di tutti. Un governo Letta vedrebbe l’opposizione di Casini, che vuole un
successore di Berlusconi sostenuto anche dal Pd. Casini punta alla creazione di
un asse Pd-Pdl, che potrebbe sostenerlo fino alle elezioni per il Quirinale, a
cui punta. Il Pd potrebbe entrare in un governo di unità nazionale solo con un
presidente super partes, come ha ribadito ieri D’Alema.
• Chi, per esempio?
Ieri era molto gettonato Amato. È sempre in pista
Mario Monti.
• E gli ispettori del Fondo Monetario e della Ue?
E la crisi?
Ieri il differenziale è arrivato a 492, per poi
discendere. Gli ispettori stanno arrivando in Italia lo stesso. Qualunque
governo ci sia, i problemi sono quelli.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 8 novembre 2011]
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