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 2011  novembre 08 Martedì calendario

Ministro, liberi 28.564 detenuti: il bracciale elettronico basta - Qualche anno fa ho cono­sciuto Francesco Nitto (abbreviazione di Bene­detto) Palma, attuale mi­nistro della Giustizia

Ministro, liberi 28.564 detenuti: il bracciale elettronico basta - Qualche anno fa ho cono­sciuto Francesco Nitto (abbreviazione di Bene­detto) Palma, attuale mi­nistro della Giustizia. M’è sembra­t­o la personificazione dell’equani­mità. Non conosco dote migliore ascrivibile a un politico che per un lungo tratto della sua vita è stato un magistrato. Ci siamo poi visti in altre occasioni e mai è vacillata quella prima impressione che eb­bi di lui. Quand’era deputato, ho avuto occasione di «moderarlo» (si fa per dire: egli incarna la mode­razione fin dal tono di voce) in un dibattito dal titolo provocatorio, Processo alla giustizia . Mi ha an­che concesso il privilegio di affi­darmi in lettura, per un giudizio preventivo, il manoscritto di un suo romanzo, che poi ha deciso di rimettere nel cassetto (peccato). La premessa serve a chiarire che Nitto Palma, nonostante pas­si per un caratteraccio, non si adombrerà se oso offrirgli un con­siglio su un tema quasi irritante di fronte all’escalation di reati che imporrebbero i ceppi a vita per i re­clusi: il braccialetto elettronico. La nostra Costituzione stabili­sce che la pena deve tendere alla rieducazione del detenuto. Pur­troppo la Corte costituzionale ha introdotto suggestioni sociologi­che seco­ndo cui al reo non va pro­tratta la pena in carcere qualora di­mostri d’essersi ravveduto e l’er­gastolo è da considerarsi illegitti­mo essendo inutile rieducare un assassino se poi non lo si rimette di nuovo in circolazione (nel caso uccidesse ancora, avremmo la prova che non s’era rieducato).Le conseguenze? Basta sfogliare i giornali. Le pene sono diventate virtuali: il codice commina 10 an­ni, ma se ne scontano solo 4; com­mina la galera, ma la si sostituisce con gli arresti domiciliari; commi­na multe milionarie, ma il nullate­nente non le pagherà mai. La Corte avrebbe fatto molto meglio a occuparsi dei diritti uma­ni violati per colpa di un sistema carcerario in cui, al 30 settembre scorso, 67.428 detenuti risultava­no ammassati come bestie in 206 penitenziari che al massimo po­trebbero accoglierne 45.817 e gli indagati in attesa di giudizio, gli appellanti e i ricorrenti, insomma i non condannati in via definitiva, erano addirittura 28.564, ben il 42% del totale (contro una media del 10-20%negli altri Paesi).E ben­ché l’­esperienza insegni che la me­tà di questi 28.564 cittadini verran­no poi assolti, ciò non impedisce che nel frattempo siano sbattuti in celle sovraffollate insieme con i delinquenti abituali, costretti per mesi all’inerzia, brutalizzati. Eppure la tecnica moderna met­te a disposizione dello Stato uno strumento che consentirebbe di evitare questa barbarie. È il brac­cialetto elettronico, già applicato a 100.000 detenuti negli Stati Uni­ti, a 60.000 nel Regno Unito e a un numero imprecisato in Svezia, Belgio e Olanda. Si tratta di un tra­s­mettitore Gps da fissare alla cavi­glia, che trasmette in tempo reale a un server centrale la posizione di chi viene scarcerato. In Germa­nia hanno calcolato che tenere un detenuto in prigione costa 800 eu­ro al giorno, mentre sorvegliarlo sul territorio col sistema satellita­re non richiede più di 20 euro. Il 97,5% in meno. Il braccialetto vie­ne fornito dal produttore al costo di 7 euro al giorno; i rimanenti 13 euro vanno all’azienda che gesti­sce il servizio informatico. Qualcuno sostiene che col brac­ciale elettronico si corre il rischio di liberare schiere di reprobi che potrebbero macchiarsi di ulterio­ri crimini. Obiezione illogica: il ri­schio - meglio, la quasi certezza ­sussiste già col nostro sistema at­tuale. Anche il soggetto più balor­do capisce che non gli conviene commettere un reato in un luogo dove egli può essere localizzato al­­l’istante: la prova a suo carico sa­rebbe schiacciante. Una volta che il braccialetto fos­se introdotto su vasta scala, case circondariali e agenti di custodia diventerebbero come per incanto più che sufficienti, non occorre­rebbe stanziare altri fondi per fara­onici piani di edilizia carceraria e si recupererebbero gli spazi dove far lavorare i galeotti che devono espiare la condanna dietro le sbar­re. Moltissimi detenuti telesorve­gliati potrebbero essere obbligati a sgobbare nei campi e nelle fab­briche, nella manutenzione dei corsi d’acqua e dei boschi, nelle opere di difesa del territorio. Sa­rebbe una pena ben più afflittiva dell’ozio per molti che non hanno mai piegato la schiena in vita loro. Non è chiaro quanto costi oggi­dì tenere un recluso in gattabuia. Secondo le statistiche ufficiali nel decennio 2000-2010 lo Stato ha speso mediamente 138,70 euro al giorno, esclusa l’edilizia carcera­ria. Prendo questo ottimistico im­porto per buono. Ebbene, appli­cando il bracciale a 25.000 detenu­ti (una cifra ragionevole, essendo inferiore al numero degli indagati che, per principio, non dovrebbe­r­o stare nelle celle in questo preci­so istante) si risparmierebbe ogni anno oltre un miliardo di euro. Ci faccia un pensierino, signor ministro della Giustizia. Magari ne parli col suo collega Giulio Tre­monti. Dovrebbe trovarlo interes­satissimo.