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 2011  novembre 08 Martedì calendario

La prima volta di Vonnegut. In rosa - Sono gli anni ’50,in Ameri­ca. Quelli della serie tv Mad Men , quelli dei capo­lavori cinematografici Lontano dal Paradiso di Todd Haynes e Good Night, and Good Luck di George Clooney, gli stessi di La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer (Adelphi), per dire di rievocazioni patinate, che hanno incontrato i gusti con­temporanei

La prima volta di Vonnegut. In rosa - Sono gli anni ’50,in Ameri­ca. Quelli della serie tv Mad Men , quelli dei capo­lavori cinematografici Lontano dal Paradiso di Todd Haynes e Good Night, and Good Luck di George Clooney, gli stessi di La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer (Adelphi), per dire di rievocazioni patinate, che hanno incontrato i gusti con­temporanei. Era l’America di Mc-Carthy, un’America razzista e omofoba, raccontano le crona­che, in cui nascono le casalinghe disperate, imperversano Bing Crosby e Frank Sinatra, ma debut­tano Elvis Presley, Ray Charles e Miles Davis. Difficile immaginare un poco più che trentenne Kurt Vonnegut - proprio quello del fantascientifi­co Ghiaccio­nove , dei celeberrimi romanzi contro la guerra Mattato­io n. 5 e Dio la benedica, Signor Ro­sewater e del primo romanzo con­tro gli hamburger, La colazione dei campioni - intento a compila­re racconti proprio per quelle ca­salinghe disperate. Racconti scrit­ti perché teneva famiglia- e nume­rosa: tre figli suoi e tre della sorel­la, rimasti orfani di entrambi i ge­nitori - e le riviste per signore co­me Collier’s , Cosmopolitan e il Sa­t­urday Evening Post pagavano be­ne. Ecco perché Baci da 100 dolla­ri (ISBN, pagg. 256, euro 17,50, con l’illustrazioni di Kurt Vonne­gut) che di questi racconti, tutti ap­parsi postumi anche negli Usa al­l’inizio di quest’anno, ne racco­glie ben 16, è doppiamente inedi­to. Non solo ci svela i trascorsi da alto bozzettista di costume di una delle più importanti «voci morali» degli Stati Uniti, come spiega Da­ve Eggers nella illuminante prefa­zione: «Guardate quante volte queste storie riguardano la ricer­ca dell’idea anni cinquanta del successo: soldi facili, una limousi­ne, buoni dividendi; Vonnegut, che lavorava come pubblicitario, stava anche lui faticando per supe­rare i problemi economici». Ma scioglie ogni dubbio su come Von­negut abbia appreso ad assimila­re i toni­bassi e alti in uno stile mag­matico e cupo e paradossale eppu­re realistico quant’altri mai. Lo stesso Vonnegut intriso della vi­sione dei corpi carbonizzati dai bombardamenti e stordito dalla tensione di descrivere la fine del mondo, aveva assorbito lo sguar­do color pastello da boom econo­mico di quelle casalinghe ameri­cane, e dei colletti bianchi, delle centraliniste, degli studenti da jukebox, degli alcolizzati figli di al­colizzati. E del favoloso «Bomar» di uno dei racconti più belli,che fi­no all’ultima riga forse esiste o for­se no: «È a Monte Carlo adesso. È andato in aereo. Ha una nuova fi­danzata, Fifi.L’ha incontrata men­tre giocava a roulette. Dice che ha perso 5mila dollari perché la guar­dava invece di concentrarsi sul gioco».