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 2011  novembre 08 Martedì calendario

Ecco le “mille scuse” che funzionano sempre Esce il manuale che insegna a cavarsela in ogni occasione EGLE SANTOLINI MILANO I pranzi in famiglia Quelli domenicali sono i più temuti e la gente si sbizzarrisce tirando fuori le scuse più assurde Per cominciare, quelle da non usare mai

Ecco le “mille scuse” che funzionano sempre Esce il manuale che insegna a cavarsela in ogni occasione EGLE SANTOLINI MILANO I pranzi in famiglia Quelli domenicali sono i più temuti e la gente si sbizzarrisce tirando fuori le scuse più assurde Per cominciare, quelle da non usare mai. «E’ morta la zia», «Ho forato la gomma», «Mi è scoppiata l’influenza», «E’ arrivata mia suocera all’improvviso». Se all’ultimo momento volete scampare a una cena atroce, almeno metteteci un po’ di esprit. Vi insegna come Sven Ortoli, autore del libro «Mille scuse – Come evitare un invito e cavarsela in ogni occasione» (tra pochi giorni in libreria, Raffaello Cortina Editore, 10 euro), esortandovi tra l’altro a espiare. «Perché, comunque, l’avete accettato voi quell’invito! Pagate almeno di persona con un sotterfugio un po’ alla sioux». Che ne dite, per esempio, di «Sono in fondo a un abisso: il mio psicoanalista mi ha lasciato»? Basta un sms. Oppure date la colpa al navigatore, ma con un po’ di creatività, magari ispirandovi a questo arzigogolato esempio transalpino: «Possibile? Già le 10! Siamo finalmente arrivati a Saint-X. Che dice il GPS? Curioso, con il finestrino aperto sentiamo il rumore lontano ma indubitabile di onde sulla spiaggia. Non avete parlato di un posto in montagna? Suzanne avrà sbagliato a inserire il nome del paese nel navigatore? E, in più, ho la batteria scar...». E se invece vi hanno incastrato, ma da tavola volete alzarvi il prima possibile, tentate l’approccio sanitario: «Avete del Paranix? Yolande si gratta dall’inizio della cena. E’ una stupidaggine, ma a scuola c’era quel cartello, ma sì, sapete di che si tratta. No? Non sapete cos’è. I vostri figli sono grandi? Non avete figli? Ah, non ne volete. Veramente è una cosa che capita con i pidocchi». Ortoli, 58 anni, giornalista scientifico e collaboratore del mensile «Philosophie Magazine», già autore della «Vasca di Archimede» e di «Come sopravvivere alle cene mondane senza passare per ignoranti», è uno di quei francesi puntuti e colti che mettono il gusto della provocazione intellettuale in qualsiasi atto della vita. Se siete ritardatari cronici al lavoro, basta con la metropolitana che si è fermata mezz’ora nel tunnel: «Ho dovuto tenere l’armadillo di mio suocero che ha l’orticaria. Il povero animale si è lamentato tutta notte, quando prude sotto la corazza è l’inferno». Dopotutto, scrive Ortoli, «un mondo in cui tutti dicessero la verità, in cui niente venisse mai a smussare un attrito, sarebbe insopportabile». E vai con le scuse, dunque, ma anche con le richieste di perdono, le giustificazioni, il mettere le mani avanti. Volete risparmiare sulle strenne di Natale? «Desolato, tutti i nostri beni erano in un fondo Madoff. Perciò quest’anno siamo ultra-sobri: fazzoletti per tutti. Però in cotone equo e solidale». Lo zio internettato vi ha scoperto? «So che ci sei rimasto male nel ritrovare su eBay la fontana Pace e Serenità d’Oriente che ci hai regalato. Gisèle è una frana! Le avevo detto di metterla su Facebook, lei ha capito eBay! Oh, quanto ci è rimasta male». Il piccolo universo di Ortoli è come una commedia cinica, un po’ alla «Cena dei cretini». Vi si citano i numi tutelari, Voltaire, Flaubert, Sartre, e vi si pensa molto a come contenere le perdite in caso di tradimento svelato: «Patricia, amore, un ricercatore del Karolinska Institutet di Stoccolma ha scoperto che gli uomini portatori del gene allele 334 sono maggiormente soggetti all’infedeltà». I pranzi domenicali di famiglia vengono temuti come la peste («Ho un eczema atopico dell’alimentazione, a 38 anni la cosa comporta una limitazione complicata») e le cerimonie di nozze si trasformano in orrende fabbriche di gaffes: «Cari genitori, voi avete scelto il castello, il catering, il mio vestito, i fiori. Ma non sceglierete la musica. Eh sì, ci sarà anche il ballo del qua qua. Perché piace ai miei suoceri». Eppure mai e poi mai vi si commetterà l’errore supremo: pronunciare le trite formule del «Pantheon delle scuse ridicole»: «Sei troppo per me», «E’ per il tuo bene», «Sono stato male interpetato», «Me ne sono dimenticato», «Era tanto per ridere». No, mes amis, piuttosto la ghigliottina.