8 novembre 2011
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Pinocchio: Storia di un burattino. Capitolo XI
Mangiafoco starnutisce e perdona a Pinocchio, il
quale poi difende dalla morte il suo amico Arlecchino.
Il burattinaio Mangiafoco (ché questo era il suo nome) pareva un uomo
spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso
grembiale, gli copriva tutto il petto e tutte le gambe; ma nel fondo poi non
era un cattiv’uomo. Prova ne sia che quando vide portarsi davanti quel povero
Pinocchio, che si dibatteva per ogni verso, urlando «Non voglio morire, non
voglio morire!», principiò subito a commuoversi e a impietosirsi; e dopo aver
resistito un bel pezzo, alla fine non ne poté più, e lasciò andare un
sonorissimo starnuto.
A quello starnuto, Arlecchino, che fin allora era stato afflitto e
ripiegato come un salcio piangente, si fece tutto allegro in viso e chinatosi
verso Pinocchio, gli bisbigliò sottovoce:
— Buone nuove, fratello! Il burattinaio ha starnutito, e questo è
segno che s’è mosso a compassione per te, e oramai sei salvo. —
Perché bisogna sapere che, mentre tutti gli uomini,
quando si sentono impietositi per qualcuno, o piangono, o per lo meno fanno
finta di rasciugarsi gli occhi, Mangiafoco, invece, ogni volta che s’inteneriva
davvero aveva il vizio di starnutire. Era un modo come un altro, per dare a
conoscere agli altri la sensibilità del suo cuore.
Dopo avere starnutito, il burattinaio, seguitando a
fare il burbero, gridò a Pinocchio:
— Finiscila di piangere! I tuoi lamenti mi hanno
messo un’uggiolina qui in fondo allo stomaco... sento uno spasimo, che quasi
quasi... Etcì ! Etcì ! — e fece altri due starnuti.
— Felicità! — disse Pinocchio.
— Grazie. E il tuo babbo e la tua mamma sono sempre vivi? — gli
domandò Mangiafoco.
— Il babbo, sì : la mamma non l’ho mai conosciuta.
— Chi lo sa che dispiacere sarebbe per il tuo
vecchio padre, se ora ti facessi gettare fra que’ carboni ardenti! Povero
vecchio! lo compatisco!... Etcì , etcì , etcì — e fece altri tre starnuti.
— Felicità! — disse Pinocchio. — Grazie! Del resto bisogna compatire anche me,
perché, come vedi, non ho più legna per finire di cuocere quel montone arrosto,
e tu, dico la verità, in questo caso mi avresti fatto un gran comodo! Ma ormai
mi sono impietosito e ci vuol pazienza. Invece di te, metterò a bruciare sotto
lo spiede qualche burattino della mia Compagnia. Olà, giandarmi! —
A questo comando comparvero subito due giandarmi di
legno, lunghi lunghi, secchi secchi, col cappello a lucerna in testa e colla
sciabola sfoderata in mano.
Allora il burattinaio disse loro con voce rantolosa:
— Pigliatemi lì quell’Arlecchino, legatelo ben
bene, e poi gettatelo a bruciare sul fuoco. Io voglio che il mio montone sia
arrostito bene! —
Figuratevi il povero Arlecchino! Fu tanto il suo spavento, che le gambe
gli si ripiegarono e cadde bocconi per terra.
Pinocchio, alla vista di quello spettacolo
straziante, andò a gettarsi ai piedi del burattinaio, e piangendo dirottamente
e bagnandogli di lacrime tutti i peli della lunghissima barba, cominciò a dire
con voce supplichevole:
— Pietà, signor Mangiafoco!...
— Qui non ci son signori! — replicò duramente il burattinaio.
— Pietà, signor Cavaliere!...
— Qui non ci sono cavalieri!
— Pietà, signor Commendatore!...
— Qui non ci sono commendatori!
— Pietà, Eccellenza!... —
A sentirsi chiamare Eccellenza, il burattinaio fece
subito il bocchino tondo, e diventato tutt’a un tratto più umano e più
trattabile, disse a Pinocchi
— Ebbene, che cosa vuoi da me?
— Vi domando grazia per il povero Arlecchino!...
— Qui non c’è grazia che tenga. Se ho
risparmiato te, bisogna che faccia mettere sul fuoco lui, perché io voglio che
il mio montone sia arrostito bene.
— In questo caso — gridò fieramente Pinocchio, rizzandosi e gettando
via il suo berretto di midolla di pane — in questo caso conosco qual è il mio
dovere. Avanti, signori giandarmi! Legatemi e gettatemi là fra quelle fiamme.
No, non è giusta che il povero Arlecchino, il vero amico mio, debba morire per
me! —
Queste parole, pronunziate con voce alta e con
accento eroico, fecero piangere tutti i burattini che erano presenti a quella
scena. Gli stessi giandarmi, sebbene fossero di legno, piangevano come due
agnellini di latte.
Mangiafoco, sul principio, rimase duro e immobile come un pezzo di
ghiacci ma poi, adagio adagio, cominciò anche lui a commuoversi e a
starnutire. E fatti quattro o cinque starnuti, aprì affettuosamente le braccia
e disse a Pinocchi
— Tu sei un gran bravo ragazzo! Vieni qua da me e dammi un
bacio. —
Pinocchio corse subito, e arrampicandosi come uno scoiattolo su per la
barba del burattinaio, andò a posargli un bellissimo bacio sulla punta del
naso.
— Dunque la grazia è fatta? — domandò il povero
Arlecchino, con un fil di voce che si sentiva appena.
— La grazia è fatta! — rispose Mangiafoco. poi
soggiunse sospirando e tentennando il capo:
— Pazienza! Per questa sera mi rassegnerò a mangiare il montone
mezzo crudo: ma un’altra volta, guai a chi toccherà!... —
Alla
notizia della grazia ottenuta, i burattini corsero tutti sul palcoscenico e,
accesi i lumi e i lampadari come in serata di gala, cominciarono a saltare e a
ballare. Era l’alba e ballavano sempre.