Alessandra Farkas, Corriere della Sera 08/11/2011, 8 novembre 2011
MICHAEL JACKSON, CONDANNATO IL MEDICO
Il dottore Conrad Murray è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo per la morte di Michael Jackson, avvenuta il 25 giugno 2009 a causa di un’ iniezione letale di Propofol. Dopo sei settimane di udienze e due giorni di delibera, la giuria popolare riunita in un’ aula della Corte Superiore di Los Angeles si è espressa all’ unanimità contro Murray che rischia quattro anni di carcere quando il giudice Michael Pastor (che ieri ha rifiutato di scarcerarlo dietro cauzione) deciderà la pena, il prossimo 29 novembre. Davanti al tribunale preso d’ assalto dai giornalisti, i fan del cantante radunati fin dalle prime ore del mattino hanno applaudito urlando ed esibendo cartelloni quali «Assassino», «Giustizia è fatta». Per la legge Usa Murray era innocente fino al momento del verdetto, in virtù del fondamentale principio giuridico del «ragionevole dubbio». Durante il processo ben 49 testimoni e oltre 300 prove sono sfilate davanti alla giuria composta di 7 uomini e 5 donne. Secondo l’ autopsia il cantante è morto a causa di una «grave intossicazione» da Propofol, un potente anestetico per uso esclusivo di cliniche e ospedali. Lo stesso Murray, che ne aveva acquistati quasi 16 litri, ha ammesso durante il processo di avergliene somministrato «una dose leggera» il mattino della sua morte. «Le prove contro Murray sono inconfutabili», ha ribattuto il procuratore David Walgren nel corso della requisitoria di giovedì, «egli ha agito con negligenza criminale nonostante una parcella mensile di circa 150.000 dollari». Oltre a non vigilare sul famoso paziente, come prescritto nel foglietto illustrativo del Propofol, Murray è stato accusato di non aver chiamato immediatamente i soccorsi, perdendo minuti preziosi che si sarebbero rivelati letali. La difesa ha respinto le accuse affermando che era stato lo stesso Jackson ad iniettarsi la dose letale dell’ anestetico, da lui trovato nella sua stanza da letto. «Murray è soltanto un pesce piccolo in una grande rete», ha dichiarato il suo difensore Ed Chernoff, «si vuole accusare il mio cliente per un gesto compiuto dal cantante». Ma persino due dottori chiamati a deporre dalla difesa hanno dichiarato che loro non avrebbero «mai e poi mai somministrato l’ anestetico al cantante». Di questo processo ricco di colpi di scena rimarranno impresse, oltre alle copiose lacrime del Dr. Murray, le foto del cadavere di Michael Jackson sul tavolo dell’ autopsia, gli audio con la sua voce registrata e delirante (testimonianza, alla vigilia della nuova tournée mondiale, di un’ ambizione ancora smisurata nonostante la tossicodipendenza). «Questo processo non terminerà mai per i suoi figli», ha spiegato Walgren, «Prince, Paris e Blanket hanno perso per sempre un padre».
Alessandra Farkas