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 2011  novembre 08 Martedì calendario

SPORTEGOLANDO 20111108

GRUPPO. «L’unica cosa che conta sono i traguardi collettivi, i successi della squadra. Quindi non mi voglio prefissare un obiettivo di gol. Se va bene il gruppo, vanno bene anche i singoli. Poi è chiaro, se segno qualche gol, di sicuro sono anche più contento. E non mi piace neanche dare giudizi sulla stagione dell’Inter fino a questo momento. Sono cose che si fanno a maggio. In campionato basta ottenere 2 o 3 vittorie di fila per riprendere fiducia» (Diego Milito, terza stagione all’Inter).
NOVITA’. «L’ultima stagione in Formula 1 è stata difficile. Abbiamo pagato, forse, la rincorsa del 2010 ma, soprattutto, non abbiamo avuto la macchina che io, la squadra e i tifosi volevamo. Io dico: basta con l’aerodinamica che determina il 90% del risultato. La Ferrari non costruisce satelliti, razzi o aerei. E siamo favorevoli all’introduzione della terza macchina che sia realizzata dai costruttori più competitivi e gestita da team minori» (Luca Cordero di Montezemolo).
DEBUTTI. «L’unico segreto è cercare di restare più tranquilla possibile, perché le cose penso di saperle fare e in questo devo dire che mi faccio aiutare dalle mie compagne che hanno qualche anno in più e conoscono meglio i meccanismi della Nazionale» (Caterina Bosetti, 17, esordiente nella Nazionale italiana di pallavolo).
DIFFICOLTA’. «Siamo una famiglia di nove fratelli e quando nel 2004 hanno licenziato mio padre ho smesso di allenarmi. Dovetti andare a lavorare per la compagnia elettrica nazionale: tagliavo gli alberi che diventavano i pali per i cavi. Dieci anni fa mi chiamarono per una corsa di siepi ai Mondiali juniores, ma non gareggiai perché non avevo il certificato di nascita. Finalmente debuttai nel 2007 in una maratona a Eldoret» (Geoffrey Mutai, vincitore della maratona di New York).
EREDITA’. «Tante volte quando ero a Torino mi sono detto tra me e me che potevo rappresentare per la Juventus io dopo Del Piero. Ho fatto lì tutta la trafila delle Giovanili: certi accostamenti poi, per caratteristiche tecniche e modo di giocare, venivano naturali a tutti, non soltanto a me. Invece, alla prova dei fatti, quando sono passato in prima squadra, non sono stato capace di raccogliere la sua eredità» (Sebastian Giovinco, attaccante del Parma e della Nazionale).