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 2011  novembre 08 Martedì calendario

LA CADUTA DEL CAV. PER CINQUANTAMILA - BOZZA


giovedì 22 aprile 2010
«Che fai, mi cacci?». Fini sfida Berlusconi
• All’Auditorium della Conciliazione di Roma si tiene il Direttivo nazionale del Pdl, ovvero un consesso di 172 maggiorenti del partito. Non si riunisce da un anno e, in teoria, deve discutere dei risultati delle Regionali appena concluse. Da tempo il rapporto tra Fini e Berlusconi è molto teso. Il Direttivo dovrebbe svolgersi a porte chiuse, ma Berlusconi lascia entrare le telecamere. Il premier prende la parola per primo e fa un resoconto dei trionfi di governo e di partito, con allusiva esaltazione della vita democratica interna e della sua sensibilità alle idee e alle proposte altrui. Fini è nominato solo tra i fondatori del partito, a fianco di figure minori come Rotondi e Buonocore. Ventitré minuti di discorso in tutto. La risposta di Fini dura quasi un’ora: ribadisce la propria volontà di costituire un’area “politico-culturale” capace di migliorare la qualità dell’attività di governo e di partito, produce un lungo elenco di critiche, tra cui spiccano le osservazioni relative alla giustizia e soprattutto al federalismo. Berlusconi controreplica a brutto muso, invitandolo a dimettersi da presidente della Camera, allora Fini si alza in piedi dalla prima fila, va ad agitargli il dito sotto la tribuna e a gridargli: «Che fai, mi cacci?». Alla fine si vota un documento nel quale si condannano le correnti e si esprime incondizionato appoggio e gratitudine a Berlusconi.

venerdì 23 aprile 2010
Bossi: «Federalismo, poi avanti senza Berlusconi»
• Intervista di Bossi alla Padania, in cui il leader leghista, tra le altre cose, dice: «Siamo davanti a un crollo verticale del governo e probabilmente di un’alleanza, quella di Pdl e Lega»; «Fini è invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie»; «Fini ha aiutato la sinistra, è pazzesco, penso che sarà proprio la sinistra a vincere le prossime elezioni, grazie a Fini»; «Berlusconi avrebbe dovuto sbattere fuori Fini senza tentennamenti invece di portarlo in tv». Poi accenna a un possibile scissione: «Finita la stagione del federalismo, un concetto abbandonato, dobbiamo iniziare una nuova stagione, un nuovo cammino del popolo padano. Saremo soli, senza Berlusconi. La nostra gente non digerirà facilmente la mancata conquista del federalismo e noi Lega dovremo comportarci di conseguenza. Berlusconi quindi diventerà il vero e unico baluardo anticomunista del Paese e prevedo che raccoglierà molti consensi».

martedì 4 maggio 2010
Scajola si dimette
• Dopo dieci giorni in cui non si è parlato d’altro che della sua casa di via Fagutale 2, con vista Colosseo, Claudio Scajola rassegna le sue dimissioni da ministro dello Sviluppo economico. Un’inchiesta di magistrati perugini sul costruttore Diego Anemone, assai favorito da quelli della Protezione civile, aveva rivelato che Scajola, nel 2004, aveva ricevuto 900 milioni tratti dai conti di Anemone per comprare l’appartamento in questione. Il politico ha sempre negato, sostenendo che i 900 milioni, se esistono, sono stati versati alle due sorelle venditrici a sua insaputa. «Per difendermi non posso continuare a fare il ministro. Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri. Se dovessi acclarare che parte della mia abitazione è stata pagata da altri, senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita». Berlusconi apprezza il gesto: «Ha assunto una decisione sofferta e dolorosa che conferma la sua sensibilità istituzionale e il suo alto senso dello Stato».

lunedì 5 luglio 2010
Brancher si dimette
• Dopo soli 17 giorni, Aldo Brancher annuncia le sue dimissioni «irrevocabili» da ministro del Federalismo. Rinuncia così al legittimo impedimento nell’ambito del processo per la tentata scalata alla Antonveneta, e chiede di essere processato con rito abbreviato incondizionato. Per Berlusconi «superato questo momento, potrà come sempre offrire il suo fattivo contributo all’operato del governo e alla coalizione».

giovedì 29 luglio 2010
Berlusconi caccia Fini dal Pdl
• Dopo solo un’ora di riunione, con 33 voti a favore e 3 contrari l’ufficio di presidenza del Pdl vota un documento in cui si sancisce l’«assoluta incompatibilità politica» delle posizioni politiche di Fini con i «princìpi ispiratori del Popolo della Libertà», e il venir meno anche della «fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni». Subito dopo Berlusconi, in conferenza stampa, è ancora più duro: «Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito. Vogliono fare il gruppo? Facciano quello che vogliono, sono fuori. Non c’è problema per il governo, la maggioranza non è a rischio». Fini risponde gelido: «La presideza della Camera non è nella disponibilità del presidente del Consiglio».

venerdì 30 luglio 2010
Fini annuncia la nascita di Fli
• Gianfranco Fini convoca i cronisti all’hotel Minerva di Roma e annuncia la nascita di una nuova formazione politica, Futuro e libertà per l’Italia, forte, in base ai primi conteggi, di 33-34 deputati e 10-14 senatori. Il presidente della Camera: «In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare. Ovviamente non darò le dimissioni da presidente della Camera perché il presidente della Camera deve garantire il Parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto». Berlusconi minimizza: «Il Pdl ha i numeri per andare avanti».

mercoledì 29 settembre 2010
Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera
• Berlusconi si presenta alla Camera alle 11 del mattino, giorno in cui compie anche 74 anni. Pronuncia un discorso assai prudente: niente processo breve, nessuna richiesta di dimissioni per Fini, che dall’alto del suo scranno di presidente lo sovrasta. Il premier svolge diligentemente il compitino sui cinque punti di programma proposti (federalismo, fisco, giustizia, Sud e sicurezza). Il governo ottiene la fiducia con un ampio margine – 342 sì e 275 no –, ma andando a fare i conti per bene si vede che, togliendo i finiani e i siciliani di Lombardo (Mpa), Pdl e Lega raccolgono 304 voti: sono cioè molto lontani da quota 316, quella che garantisce la maggioranza assoluta. Questo significa che, su qualunque provvedimento, Berlusconi e Bossi dovranno trattare con Fini.

martedì 26 ottobre 2010
Ruby, un nuovo scandalo per Berlusconi
• Il Fatto Quotidiano scrive di una strana storia che ha come protagonista una certa Ruby. L’articolo di Gianni Barbacetto inizia così: «Chi gli sta vicino racconta che Silvio Berlusconi è da qualche giorno nervoso, preoccupato. Non soltanto per le vicende della politica italiana: c’è una storia, sottotraccia, che lo angustia più d’ogni conflitto dentro il Pdl, più delle vicissitudini del lodo Alfano, più dei rapporti con il capo dello Stato. Una ragazza, appena diciottenne, sta raccontando di avere avuto incontri con lui quando era ancora minorenne». [Gianni Barbacetto, il Fatto Quotidiano 26/10/2010]. La ragazza si chiama Karima Keyek, in arte “Ruby”, alta un metro e 80, minorenne di 17 anni, vagabonda tra Letoianni (provincia di Messina) Catania Milano e Genova, da un istituto all’altro sempre improvvisamente sparendo e improvvisamente ricomparendo, ed esibendo, ad ogni riapparizione, somme di denaro troppo alte e gioielli troppo costosi. La fermano a Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio, la portano in questura, è accusata di furto, non ha documenti, si dovrebbe perciò seguire tutta una procedura il cui finale dovrebbe essere come minimo l’affidamento a una qualche casa-famiglia. Ma arriva una telefonata al capo di gabinetto della questura, Pietro Ostuni. In linea c’è Berlusconi: «Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». L’ambasciata d’Egitto dovrà poi smentire la storia della nipote, ma la Minetti, già soubrette, già igienista dentale di Berlusconi e adesso consigliere regionale per il Pdl, si presenta davvero. Il questore assicura che, nonostante l’intervento dall’alto, s’è seguita la procedura prevista. La faccenda finisce comunque in mano al magistrato, che interroga Ruby e si sente raccontare questa storia: un paio d’anni fa ci fu un concorso di bellezza dalle parti di Messina, il presidente della giuria era Emilio Fede, Ruby gli si avvicina, quattro chiacchiere innocenti e Fede le consiglia di andare a Milano da Lele Mora, lui sì che le aprirebbe le porte della televisione, Ruby non ci pensa due volte e scappa (ha in quel momento una quindicina d’anni), Lele Mora effettivamente la riceve e, per dir così, la aiuta, ecco Ruby-cubista che fa la danza del ventre, imparata dalla madre, in un disco-bar etnico ospitato in un sotterraneo della via per Linate, intanto gira anche per la città, si fa ospitare in casa di varie amiche, sparisce anche qui senza preavviso per giorni e giorni, qualcuna di queste la accusa di furto. A un certo punto si rifà vivo Fede, per telefono, le dà un appuntamento e, dopo averla caricata su un’auto blu, la porta a casa di Berlusconi ad Arcore, facendola passare per un’entrata laterale. È il 14 febbraio del 2010. Sempre stando a quanto racconta nel verbale, casa di Berlusconi quella sera era piena di ragazze, che stavano intorno a due soli uomini: il settantaquattrenne presidente del Consiglio e il quasi ottantenne giornalista. A quanto se ne sa quella sera non succede niente di particolare. Ruby non resta a dormire e se ne torna a casa con un abito bianco e nero di Valentino e una manciata di cristalli Swarowski, tutti regali del premier. Nella cui casa torna altre due volte, dice il verbale. La seconda sembra la più interessante: Fede la passa a prendere con una limousine, la avverte che stavolta dovrà rassegnarsi a dormire nella villa, nessuno però ti chiederà di fare sesso, si arriva, si cena, e subito dopo si celebra il rito del ”bunga bunga”, espressione che entra a far parte del linguaggio politico italiano. Dice Ruby: le donne erano tutte nude, e l’unica vestita ero io. Che cos’è il bunga bunga? Una procedura di sodomizzazione, e violenta, a quanto si capisce. Perché fa ridere? Perché c’era una barzelletta di Bisio, alla metà degli anni Ottanta, in cui i cannibali catturavano qualche personaggio famoso del momento (adesso Bondi e/o Cicchitto) e gli chiedevano «Morte o bunga bunga?» e quando quelli rispondevano «Bunga bunga» i negri annunciavano: «Allora prima bunga bunga, poi morte». Il premier dice che questa barzelletta la racconta ancora. E lo fa ridere.

mercoledì 3 novembre 2010
«Meglio appassionati di belle ragazze che gay»
• «Da sempre conduco un’attività ininterrotta di lavoro, se qualche volta mi succede di guardare in faccia qualche bella ragazza… Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay» (Berlusconi alla Fiera di Milano per l’inaugurazione del salone del ciclo e motociclo).

domenica 7 novembre 2010
Ultimatum di Fini a Berlusconi
• Fini lancia il suo ultimatum a Berlusconi da Bastia Umbra (Perugia), dove si svolge il congresso fondativo di Fli. Il presidente della Camera pronuncia un discorso al limite dell’insulto: questo «non è un governo del fare, ma del far finta di fare», «rimpiango Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, il loro rigore, il loro stile, uomini che non si sarebbero mai permessi di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato» (allusione al caso Ruby) ecc. In sostanza, Fini vuole che Berlusconi salga al Quirinale, rassegni le dimissioni e formi un nuovo governo di centro-destra comprendente anche Casini e con programma tutto da concordare.

lunedì 15 novembre 2010
Si dimettono i quattro finiani al governo
• I quattro finiani che stanno al governo (Ronchi, Urso, Bonfiglio, Menia) rassegnano le loro dimissioni. A loro si aggiunge anche l’unico esponente nell’esecutivo dell’Mpa, Giuseppe Maria Reina, sottosegretario ai Trasporti.

domenica 28 novembre 2010
I segreti di WikiLeaks su Berlusconi
• WikiLeaks, sito svedese dell’australiano Julian Assange specializzato in fughe di notizie, pubblica 251.287 rapporti confidenziali mandati via mail a Washington, negli ultimi tre anni, dalle 297 sedi diplomatiche americane sparse sul pianeta. I cablo che riguardano l’Italia sono relativamente pochi. I più succosi, spediti nel 2009, descrivono Berlusconi come un uomo «vanitoso, inutile e incapace», «debole fisicamente e politicamente», troppo dedito alle «feste selvagge» (wild parties) che gli impediscono di riposare come dovrebbe. Inquietante è la sua amicizia, troppo stretta, con Putin: regali generosi, contratti lucrosi nel settore energetico e un mediatore-ombra «russian-speaking» cioè che parla russo. Infine: «Berlusconi appare sempre di più come il portavoce (mouthpiece) di Putin in Europa».

martedì 7 dicembre 2010
La compravendita dei parlamentari
• Massimo Calearo, imprenditore vicentino portato alla Camera da Veltroni fuggito poi nel gruppetto di Rutelli e da qui nel gruppo misto, rivela al Riformista che il Cavaliere ha ricompensato con 350-500 mila euro ogni passaggio di campo. (Tommaso Labate, Il Riformista 7/12/2010) Antonio Razzi, eletto all’estero con l’Idv, racconta a Radio 24 che i pidiellini gli avrebbe promesso, in cambio del voto di fiducia, il saldo del mutuo.

martedì 14 dicembre 2010
Il governo ottiene la fiducia
• Il Parlamento conferma la fiducia a Berlusconi, con un margine ampio al Senato (162 a 135, e con due assenti) ristretto alla Camera (314 a 311). Mentre la Camera vota, Roma è assediata dalle manifestazioni e blindata dalle camionette della polizia, che impediscono ai manifestanti di raggiungere Palazzo Madama e Montecitorio. Come si è arrivati a questi numeri: tre finiani hanno cambiato campo, ovvero Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e Giampiero Catone. I tre del nuovo Movimento di Responsabilità Nazionale — cioè Calearo, Scilipoti e Cesario— hanno sciolto la loro riserva in favore di Silvio Berlusconi. Si aggiungono le defezioni già certe e annunciate nei giorni scorsi (Razzi, Grassano).Per la sfiducia non è bastato che venissero a votare anche le tre deputate incinte (la Bongiorno ha seguito i lavori, e votato, in carrozzella, la Cosenza è arrivata in ambulanza) o che Guzzanti si sia espresso per la sfiducia e neanche che il democratico Marco Fedi sia arrivato in aereo dall’Australia, ad onta di una grave malattia.

giovedì 13 gennaio 2011
La Corte Costituzionale modifica lo Scudo per il Cav.
• Con 13 voti contro 3 la Corte Costituzionale modifica profondamente la legge sul legittimo impedimento, stabilendo che se l’impedimento sia legittimo o no d’ora in poi dovrà stabilirlo il giudice (niente più, quindi, autocertificazione).

sabato 15 gennaio 2011
Berlusconi indagato per il caso Ruby
• Il Corriere della Sera pubblica la notizia che la Procura di Milano ha indagato Berlusconi per il caso Ruby: «concussione» e «atti sessuali con minore di età compresa fra i 14 e i 18 anni». Il premier ha ricevuto un ordine di comparizione, dovrà presentarsi in Procura il 21, 22 o 23 gennaio a sua scelta, i magistrati milanesi che lo indagano sono Ilda Boccassini e Pietro Forno (procuratori aggiunti) e Antonio Sangermano (pubblico ministero), i tre sostengono di avere «prove certe» e vogliono procedere col rito immediato, che salta la fase dell’udienza preliminare e potrebbe portare alla prima udienza entro tre mesi. Nei guai, per la medesima vicenda, anche Emilio Fede, Lele Mora e il consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, chiamati a rispondere per violazione della legge Merlin sulla prostituzione e di induzione alla prostituzione minorile.

domenica 16 gennaio 2011
La fidanzata di Berlusconi
• Berlusconi invia un videomessaggio a Studio Aperto, in cui afferma di avere una fidanzata ormai da tempo: «una relazione stabile», «un rapporto d’affetto con una persona» che durerebbe da un paio d’anni. La Santanché dice di sapere da sempre, anche La Russa sostiene che la signora esiste. Per il resto, nessuno ha la minima idea di chi sia. Nomi fatti dai giornali: Francesca Pascale, 25 anni, già star di Telecafone e finita poi consigliera comunale a Napoli, dove non si vede mai; Nicole Minetti, 30 anni, l’igienista dentale conosciuta al San Raffaele dopo il lancio della statuetta del dicembre 2009, poi hostess di Publitalia e ballerina a Colorado Café, infine consigliera regionale in Lombardia e adesso accusata dai giudici di Milano (vedi sotto); Cristina Ravot, 29 anni, cantante nella band di Apicella (corpo da modella e, a quanto si dice, voce magnifica); Federica Gagliardi, 28 anni, bionda, staff della Polverini, comparsa improvvisamente al suo fianco nel G20 canadese l’estate scorsa (la “dama bianca”); Graziana Capone, 27 anni, ingaggiata nell’ufficio stampa di Palazzo Chigi, sempre alla destra del premier nelle cene di Palazzo Grazioli. Tutte belle donne, naturalmente.

lunedì 17 gennaio 2011
Le intercettazioni del Ruby-gate
• Sul tavolo della Giunta per le autorizzazioni a procedere arriva l’incartamento della Procura di Milano: 389 pagine in cui si dimostra, secondo i magistrati, che Berlusconi organizzava in casa orge e festini con donne procurate da Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Dell’incartamento, in teoria, non si possono fare fotocopie ed è chiuso in una stanza dove nessuno può entrare, tranne i 21 membri della Giunta. Guardie anche nell’anticamera e giuramento da parte del presidente Castagnetti: «Non trapelerà niente». Qualcosa tuttavia, alla fine, è trapelato. Si tratta di intercettazioni di ragazze che parlano tra di loro o con amici o, nel caso di Ruby, persino con il padre. Qualcuno chiede a Ruby: «Ma tu per lui che cosa sei?» e lei risponde: «Un culo». Un’altra ragazza, in un’altra telefonata, dice: «È allucinante. Non hai idea di quello che succede lì. Nei giornali dicono molto meno della verità anche quando lo massacrano. Un puttanaio». Un’altra usa la parola «desolazione». Uno degli ospiti racconta che le ragazze girano in mutandine e basta, e le pacche, davanti a tutti, si sprecano. Ragazza: «Ma come fa a lavorare la mattina dopo, dopo aver fatto quelle cose lì?». La deputata Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede: «Ma tu stai venendo qui?» «Sì, verso le 21, 21 e 15. Ho anche due amiche mie». Maria Rosaria: «Che palle che sei, quindi bunga bunga, due del mattino, ti saluto».

venerdì 28 gennaio 2011
Berlusconi attacca i giudici
Silvio Berlusconi invia un videomessaggio ai Promotori della libertà e usa parole pesanti nei confronti dei magistrati: «L’unica cosa che unisce gli ex comunisti e gli ex fascisti è far fuori Berlusconi, e danneggiare l’Italia col soccorso rosso delle toghe politicizzate, pronte a intervenire ogni volta che la situazione lo richieda. Ebbene, ancora una volta questa offensiva è stata e sarà respinta». E’ la quarta volta dall’esplosione del caso Ruby che il Cavaliere parla in video. E questa volta aggiunge: «Sia chiaro che non ho alcun timore di farmi giudicare. Davanti ai magistrati non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in 17 anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito nemmeno un topolino».

giovedì 3 febbraio 2011
Ruby e Bossi, il premier va avanti
La Camera vota sulla richiesta della Procura di Milano di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, l’uomo che tiene in mano le chiavi della cassaforte del premier. Risultato: 315 no, 298 sì. La maggioranza assoluta, a Montecitorio, è di 316 seggi. Berlusconi non votava, quindi il numero fatidico di 316 è raggiunto con la tattica di raschiare deputati da tutte le parti. Secondo la Camera a giudicare Berlusconi in un caso come questo deve essere, il Tribunale dei ministri:. Il presunto reato sarebbe infatti stato commesso da Berlusconi nel pieno esercizio delle sue funzion,essendo convinto che la ragazza in questione fosse la nipote di Mubarak, Berlusconi stava svolgendo un compito diplomatico. Intanto in commissione bicamerale è bocciato (15 no e 15 sì) il decreto attuativo del federalismo municipale, un provvedimento che regola la capacità di metter tasse dei comuni e il modo con cui questi devono spartirsi con lo stato i proventi fiscali. Bossi, che fino a pochi giorni prima aveva minacciato la rottura in caso di stop al federalismo, non si scompone neanche quando il presidente Napolitano respinge come “irricevibile” lo stesso decreto riproposto da un Consiglio dei ministri straordinario. Le elezioni anticipate si allontanano allontanarsi.

martedì 8 febbraio 2011
Stralciata la posizione di Berlusconi nel caso Ruby
I pm milanesi che indagano sul caso Ruby (presunto sesso con minorenne e presunta concussione sulla Questura di Milano per indurla a lasciar libera la ragazza con la scusa che era la nipote del presidente egiziano Mubarak) stralciano la posizione di Berlusconi da quelle degli altri indagati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Per il presidente del Consiglio è richiesto il rito immediato. Secondo Ghedini è una richiesta incostituzionale.

martedì 15 febbraio 2011
Rito immediato per Berlusconi nel processo Ruby
Il gip Cristina Di Censo riconosce come fondate le accuse rivolte contro il premier nel caso Ruby e concede la procedura del rito immediato contro Berlusconi. Berlusconi si dovrà presentare in aula al tribunale di Milano il 6 aprile per rispondere di seduzione di minorenne, istigazione alla prostituzione e concussione. Il premier sarà giudicato da un collegio di tre magistrato donne: Carmen D’Elia, Orsola De Cristofaro e Giulia Turri. La D’Elia s’è occupata in passato del processo Sme e ha condannato Cesare Previti a 5 anni. La De Cristofaro è famosa per il processo alla clinica Santa Rita di Milano. La Turri ha avuto per le mani Fabrizio Corona.


lunedì 28 marzo 2011
Berlusconi in tribunale
Silvio Berlusconi si presenta al Palazzo di Giustizia di Milano, dove si celebra l’udienza preliminare del processo Mediatrade. Era da otto anni che non entrava in un’aula di giustizia. Fuori sostenitori dell’Italia dei Valori gli hanno fatto trovare il cartello: “Bentornato. Dentro ti stanno aspettando”. Più numerosi i sostenitori del premier. Su banchetti allestiti in mezzo a un nugolo di celerini si offrono magliette con la scritta «Silvio, devi resistere», «Basta con le false accuse a Berlusconi» eccetera. In aula, dove il giudice Maria Vicidomini deve stabilire se ci sono gli estremi per portare avanti il processo, sembra che il premier non abbia aperto bocca (il dibattito per ora è a porte chiuse). L’avvocato Ghedini non esclude che in futuro si faccia interrogare o rilasci dichiarazioni spontanee. Da segnalare la stretta di mano tra il Cavaliere e i due pubblici ministeri che lo accusano: Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.


sabato 30 marzo 2011
Lo show di Berlusconi a Lampedusa
Berlusconi arriva a Lampedusa dopo i ripetuti sbarchi provenienti dal Nord Africa. Niente cravatta, camicia blu sotto una giacca scura, afferra un microfono e arringato la folla: «Nelle prossime 46-60 ore l’isola sarà abitata solo dai lampedusani. Abbiamo organizzato sei navi per svuotare Lampedusa degli ultimi arrivi e stiamo trattando per una settima. Gli immigrati saranno portati in Italia. Non solo in Sicilia, ma anche in altre regioni. Chiederemo per l’isola il Nobel per la pace e concederemo a Lampedusa una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria, che trasformerà l’isola in zona franca. Per rilanciare il turismo ho predisposto che Rai e Mediaset dedichino a Lampedusa tanti servizi. Anche io diventerò lampedusano. Mi sono comprato una villa qui». Proprio in quel momento si dimette il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano. E i tunisini respingono la nave “Catania”, che ha a bordo cinquecento immigrati precipitosamente dirottati su Manduria.

martedì 5 aprile 2011
La Camera vota per il conflitto di attribuzione
Alla Camera passa la richiesta presentata dalla maggioranza del cosiddetto “conflitto di attribuzione” con la Procura di Milano (314 sì e 302 no). Secondo il centrodestra i reati ipotizzati nei confronti di Berlusconi nel processo Ruby sono di competenza del Tribunale dei ministri. La Procura di Milano sostiene invece che il Cavaliere, quando ha telefonato alla questura per far liberare Ruby, ha agito come un cittadino qualunque, e non nella veste di primo ministro. In piazza Montecitorio, mentre dentro si vota, qualche centinaio di manifestanti, blindati dietro transenne distanti una cinquantina di metri dall’ingresso, grida slogan del tipo «Silvio Berlusconi deve morire» e srotola un enorme tricolore. Gruppi organizzatori: Popolo Viola, Idv, Rifondazione comunista, Sinistra e Libertà e Futuro e Libertà. Il Pd ha preferito organizzare una sua manifestazione al Pantheon.

mercoledì 13 aprile 2011
Passa alla Camera il «processo breve»
La Camera approva il disegno di legge sul cosiddetto «processo breve» o «prescrizione breve» con 314 voti contro 296. Il provvedimento passa ora al Senato, che ne aveva già approvato una versione un anno fa. Il punto chiave è l’articolo 3. La prescrizione di un processo si calcola sul massimo della pena aumentato di un quarto. Nel testo passato a Montecitorio, il quarto diventa un sesto. Questa piccola modifica, riservata agli incensurati, basta a vanificare quattro dei sei processi in cui è coinvolto Berlusconi, e in particolare il processo Mills, in cui il presidente del Consiglio è accusato di corruzione e l’onta di una condanna in primo grado è ancora possibile. In generale (ma con molte eccezioni), il disegno di legge stabilisce che la durata del processo non possa superare i tre anni in primo grado, i due anni in appello, e l’anno e mezzo in Cassazione, per quanto riguarda i reati con la pena massima di 10 anni.

Dichiarazione rilasciata da Berlusconi alla stampa estera: «Nel 2013 non mi ricandido. Il mio successore potrebbe essere Alfano».

Giovedì 14 aprile 2011
Berlusconi smentisce le dichiarazioni su Alfano
Berlusconi smentisce le sue dichiarazioni su una possibile candidatura di Alfano alla giuda del Pdl nel 2013: «Mai detto che Alfano è il mio successore. Io ho detto che è una persona capace, ma siamo un partito democratico e deciderà il partito stesso il mio successore».

martedì 26 aprile 2011
La Lega attacca Berlusconi sui bombardamenti in Libia
Dopo l’annuncio da parte del premier che anche l’Italia, rispondendo a una sollecitazione di Obama, avrebbe partecipato ai bombardamenti sulla Libia, Umberto Bossi si scaglia contro la decisione: «Non sono d’accordo sui bombardamenti in Libia. Le guerre non si fanno e comunque non si annunciano così. Dopo le dichiarazioni di Berlusconi Gheddafi ci riempirà di clandestini. Gli americani se vogliono bombardare lo facciano loro». Titolo della Padania: «Berlusconi in ginocchio davanti a Parigi».








giovedì 5 maggio 2001
Berlusconi nomina nove sottosegretari
Berlusconi nomina nove sottosegretari per premiare gli otto passaggi di campo di quattro ex Fli (il partito di Fini) e quattro Responsabili di provenienza varia (tra i neo nominati c’è un solo pidiellino, Antonio Gentile, spedito all’Economia). Ora il governo è composto da 64 membri, meno rispetto a quelli del governo Prodi (erano 103) ma superiore di numero ai 60 previsti dalla legge. Perciò, per mettere a posto le cose, ci vorrà un decreto legge. Da Napolitano arriva però una reprimenda: il Presidente pur riconoscendo a Berlusconi il diritto di fare quello che ha fatto, sottolinea che a questo punto il governo gode di una maggioranza diversa da quella uscita dalle elezioni e quindi farebbe bene ad andare in Parlamento a riferire. Bossi, a sorpresa, si dice d’accordo con Napolitano.

lunedì 16 maggio 2011
Elezioni comunali: brutto colpo per il centrodestra
Si vota per rinnovare 1.315 consigli comunali e 11 consigli provinciali. I risultati più significativi: a Milano il candidato della sinistra, Giuliano Pisapia, prende il 48%, Letizia Moratti – sindaco uscente e candidata del centro-destra – solo il 41,5. A Torino e a Bologna sono eletti sindaci al primo colpo Fassino e Merola, uomini del centro-sinistra. A Napoli, il più votato risulta il candidato del centro-destra, Gianni Lettieri, ma con una percentuale poco entusiasmante: il 38,5%. Spazzato via il candidato del Pd (e con questo termina il controllo ventennale sulla città dei democratici Bassolino e Rosa Russo Jervolino), il candidato berlusconiano sarà contrastato dall’ex pm De Magistris, portato dall’Idv. Berlusconi, che si era presentato come capolista a Milano, prima del voto aveva dichiarato: «Se prendessi un solo voto in meno dei 53 mila dell’altra volta, la sinistra mi farebbe il funerale!». Ne prende poco più di 27 mila.

lunedì 30 maggio 2011
Ballottaggi: disfatta per il centrodestra
A Milano Letizia Moratti perde 45% a 55% contro Giuliano Pisapia, il candidato Pdl di Napoli, Gianni Lettieri, è travolto da Luigi De Magistris 35% a 65%. Il centrodestra perde anche a Trieste e a Cagliari e appare in generale in fase di arretramento: la Lega difende bene Varese, ma perde Novara. Pur di non commentare a caldo il voto, le reti Mediaset evitano di allestire il solito servizio pomeridiano di commenti ai risultati. La sala stampa del Pdl a Roma rimane chiusa. Berlusconi, a Bucarest per impegni diplomatici, dice due parole alle otto di sera: «Sono un combattente, quando perdo le forze mi si triplicano». E poi: «I milanesi devono pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo, e a Napoli si pentiranno tutti moltissimo». Bossi rimane zitto. La base leghista tuona contro il Cavaliere: Radio Padania apre il ciclo delle trasmissioni pomeridiane mandando in onda Bandiera rossa. «Valutati i risultati elettorali», Sandro Bondi si dimette da coordinatore del Pdl.

lunedì 13 giugno 2011
Referendum: quattro sì (contro Berlusconi)
Quorum raggiunto (57%) e vittoria piena (circa 95%) dei “sì” nei quattro quesiti referendari su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Bossi e Berlusconi avevano invitato a disertare le urne, come Craxi nel ’91, e, proprio come capitò a Craxi nel ’91, gli italiani non li hanno ascoltati. Sia il Senatur che il Cav hanno lasciato libertà di voto ai propri simpatizzanti e tentato poi di banalizzare il risultato sostenendo che «non conta niente». Erano 16 anni che una consultazione referendaria non raggiungeva il quorum previsto dalla legge. Bersani chiede le dimissioni del governo. «È stato un altro referendum sul divorzio, sul divorzio tra il governo e il Paese». Più moderato Di Pietro: «I referendum non erano su Berlusconi. Non vanno adoperati adesso per far cadere il governo». Fini, Casini e Rutelli rilasciano una dichiarazione congiunta, in nome del Terzo Polo, chiedono anche loro che Berlusconi se ne vada.

domenica 19 giugno 2011
A Pontida Bossi avverte Berlusconi
A Pontida Umberto Bossi pronuncia faticosamente un discorso di 40 minuti, dicendo che Berlusconi potrebbe non essere il candidato premier alle prossime politiche ma che votare subito significherebbe consegnare il paese alla sinistra. E ancora, Tremonti deve abbassare le tasse e metter giù le mani da comuni e artigiani, i soldi si possono recuperare diminuendo le missioni all’estero, i ministeri devono andare al Nord, «specialmente quello dell’Industria che è assurdo stia a Roma dove industrie non ce ne sono», e comunque se il governo non farà entro la data tale questo e quest’altro la Lega toglierà l’appoggio. Ai partecipanti è distribuito un volantino, nel quale si elencano 12 richieste che il governo dovrebbe esaudire, a tappe, tra i primi di luglio e la fine dell’anno.

martedì 21 giugno 2011
Alla Camera il Cav ritrova la maggioranza assoluta
Alla Camera passa il decreto sviluppo con 317 sì (maggioranza assoluta dei voti, la prima volta dall’uscita dei finiani dal governo). Nel pomeriggio Berlusconi va in Senato e pronuncia un discorso di 40 minuti circa, prendendosi un paio di applausi e senza che dall’opposizione si avanzino mozioni di sfiducia o documenti capaci di mandar sotto il governo.

giovedì 31 giugno 2011
Varata la manovra di Tremonti
Il Consiglio dei ministri vara un decreto legge, la cosiddetta “manovra” da 47 miliardi. I provvedimenti voluti dal ministro Tremonti prevedono, tra il 2011 e 2012, tagli per appena sette miliardi. La vera stangata arriverà nel 2013-2014, cioè nella nuova legislatura. Questa tempistica era stata concordata con la Commissione Europea, che considera a posto i conti italiani fino al 2012. Andando nel dettaglio suscitano polemiche: gli interventi sulle pensioni, quelli sui Suv, quelli sul fisco e quelli relativi ai costi della politica. A pagina 105 del decreto poi fine di pagina 105 del decreto compaiono sei righe in cui si stabilisce che il giudice è obbligato a sospendere l’esecuzione di una sentenza, emessa al termine di un contenzioso civile, se l’importo ammonta a più di dieci milioni (primo grado) o a più di venti milioni (secondo grado). Guarda caso, con queste sei righe gli avvocati di Berlusconi, eventualmente sconfitto in appello sul Lodo Mondadori (qui farei un link), potranno presentare ricorso e ottenere la sospensione del pagamento. Scoppia la polemica.

mercoledì 6 luglio 2011
Berlusconi ritira la norma pro-Fininvest
Dopo le urla delle opposizione, i distinguo dei suoi alleati e la presa di distanza di Giulio Tremonti, Silvio Berlusconi ritira le sei righe presenti nella manovra che gli avrebbero evitato di pagare il maxi-risarcimento a Carlo De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori: «La norma di cui tanto si discute sarà ritirata, anche se, in tempo di crisi economica era giusta e doverosa. Le opposizioni hanno organizzato una vergognosa montatura».

venerdì 8 luglio 2011
Berlusconi: «Nel 2013 lascio, tocca a Alfano»
In un’intervista alla Repubblica, Silvio Berlusconi attacca Giulio Tremonti («Lui pensa di essere un genio e crede che tutti gli altri siano dei cretini. Lo sopporto perché lo conosco da tempo e va accettato così. Ma è l’unico che non fa gioco di squadra») e conferma che alla prossime elezioni non si ricandiderà: «Il candidato premier del centrodestra sarà Alfano. Io, se potessi, lascerei già ora... Io farò la campagna elettorale e aiuterò Angelino. Farò il “padre nobile”. Cercherò di costruire il Ppe in Italia. Ma a 77 anni non posso più fare il presidente del consiglio». [Claudio Tito, la Repubblica 8/7]

sabato 9 luglio 2011
Fininvest condannata a pagare 560 milioni a De Benedetti
La Corte d’Appello di Milano conferma la condanna per la Fininvest nel processo che la oppone alla Cir di Carlo De Benedetti: la holding di Berlusconi dovrà versare alla società dell’editore di Repubblica 560 milioni, per via dei danni che la Cir ha patito a seguito della corruzione, da parte del gruppo del Cavaliere, del giudice Metta. È la storia della guerra di Segrate (qui link), in cui Berlusconi e De Benedetti si contendevano la Mondadori, la più grande casa editrice italiana. Secondo i tre giudici che hanno sentenziato, Berlusconi va considerato con tutta evidenza un corruttore. La reazione del Cavaliere e specialmente di sua figlia Marina è furibonda: si tratta di un attacco politico che vede uniti in unico disegno i magistrati della procura di Milano e la redazione di Repubblica i quali tentano di buttar giù Berlusconi («mio padre») attaccandolo adesso sul lato patrimoniale.
La vicenda Mondadori in poche righe:
Nel 1991 Berlusconi e De Benedetti si contendevano la Mondadori. Il pacchetto decisivo, quello che avrebbe garantito il controllo, era però nelle mani di Luca Formenton (oggi fa l’editore de “Il Saggiatore”). Berlusconi e De Benedetti sottoscrissero un accordo ciascuno con Formenton per entrare in possesso di quel pacchetto decisivo. Quale dei due accordi era però valido? Si finì in tribunale e il giudice sentenziò che era valido l’accordo di Berlusconi. La Mondadori passò così, dopo una mediazione di Giuseppe Ciarrapico (oggi senatore Pdl), definitivamente al Cavaliere. Ma con un’altra indagine, seguita da un altro processo, si appurò con sentenza definitiva che il giudice che aveva fatto vincere Berlusconi s’era fatto corrompere con 400 milioni di lire. Era tardi per restituire la Mondadori a De Benedetti, tuttavia l’editore di Repubblica chiese al tribunale che gli venissero rimborsati i danni provocati da quella sentenza truffaldina. Così nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano (poi messo odiosamente alla berlina da Mattino 5 per i suoi calzini celesti) stabilì che il danno c’era stato e che la Fininvest (Berlusconi) doveva risarcire alla Cir (De Benedetti) 750 milioni di euro. Era l’ottobre del 2009. Il pagamento venne bloccato da un accordo intervenuto tra le parti: Berlusconi garantì con una fidejussione bancaria da 806 milioni il suo eventuale debito, la corte d’appello s’impegnò a emanare una sentenza in tempi brevi.

mercoledì 20 luglio 2011

La Camera vota sì all’arresto di Alfonso Papa
Alla Camera si vota (a scrutinio segreto) per concedere o meno l’arresto dell’onorevole del Pdl Alfonso Papa, arresto chiesto dai pm napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio nell’inchiesta sulla cosiddetta P4. La Lega, disobbedendo alle indicazioni di Berlusconi, vota per l’arresto. Atto di rottura clamoroso non solo con il premier e il Pdl, ma anche con Umberto Bossi, che nei giorni precedenti aveva oscillato sulla decisione da prendere. Leader della rottura il ministro dell’Interno Maroni che, al momento della votazione , invita i giornalisti a guardare dove infilava il dito, in modo che il suo atto di disubbidienza fosse palese. Berlusconi, dopo aver sbattuto il pugno sul tavolo e sbraitato con i suoi, parla con Bossi e con lo stesso Maroni, tentando di ridurre l’episodio al rango di semplice incidente.

giovedì 28 luglio 2011
Tremonti e la casa di Milanese
Il Corriere della Sera chiede conto al ministro dell’Economia Giulio Tremonti della casa presa in affitto dal suo braccio destro Marco Milanese, che la Procura di Napoli vorrebbe arrestare ( e su cui la Camera si pronuncerà a settembre). Tremonti pagava quattromila euro a settimana al suo collaboratore per dormire tre notti in questo appartamento di via Campo Marzio, al centro di Roma. Il Corriere insinua che fosse un pagamento in nero.

venerdì 29 luglio 2011
Tremonti, la casa in affitto e le spie in caserma
Giulio Tremonti risponde con una lettera al Corriere della Sera alle domande sulla casa in affitto a via Campo Marzio e intestata al suo braccio destro Marco Milanese: in quel sistema di pagare in contanti, spiega il ministro, non v’era nessuna irregolarità. Ma poi confessa a Massimo Giannini di Repubblica di aver scelto di abitare nella casa di Milanese perché «prima ero in caserma (della Guardia di Finanza, ndr) ma non mi sentivo più tranquillo. Nel mio lavoro ero spiato, controllato, pedinato. Per questo ho accettato l’offerta di Milanese…». Questa rivelazione dà la stura a una quantità di polemiche (esistono dunque delle cordate, nella GdF, e come si sono formate? e per colpa di chi? e guidate da chi?), induce la magistratura ad aprire un fascicolo, e aumenta la distanza tra Berlusconi e Tremonti, già molto ampia. [Corriere della Sera 29/7; Massimo Giannini, la Repubblica 29/7]

Sabato 13 agosto 2011
Nuova manovra da 45 miliardi
Dopo una settimana di sali e scendi vertiginosi della Borsa, il governo vara una manovra d’urgenza (sotto forma di decreto legge) da 45,5 miliardi di euro che dovrebbe produrre il pareggio di bilancio nel 2013 e persuadere l’Europa a continuare a sostenere i Btp italiani. Sia Berlusconi che Tremonti annunciano subito che questa manovra andrebbe “migliorata”, cioè depotenziata.

Giovedì 1 settembre 2011
Berlusconi a Lavitola: «Vado via da questo Paese di m…»
Tra le molte intercettazione pubblicate dai giornali, ce n’è una, del 13 luglio 2011, in cui il presidente del Consiglio dice al faccendiere Valter Lavitola: «Io sono assolutamente tranquillo... a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate... non me ne fotte niente... Io tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei... da un’altra parte e quindi... vado via da questo Paese di merda di cui sono nauseato... punto e basta».

Domenica 4 settembre 2011
Tarantini e la moglie: «Berlusconi ci ha solo aiutato»
L’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, detta Nicla, rispondono per sette ore alle domande dei magistrati napoletani confermando quello che vanno dicendo fin dal primo giorno, e cioè che Berlusconi ha passato loro 20 mila euro al mese solo per aiutarli e senza alcuna contropartita, idem per i 500 mila euro consegnati dal premier al giornalista-faccendiere Valter Lavitola e che Lavitola, latitante in Sudamerica, ha fatto sparire per quattro quinti in una banca dell’Uruguay. Tarantini e la moglie sono in carcere a Poggioreale, accusati di estorsione nei confronti di Berlusconi.

Mercoledì 7 settembre 2011
Approvata la manovra da 54 miliardi
Con 165 sì, 141 no e tre astenuti, il Senato vota la fiducia al governo e approva la manovra in quella che dovrebbe essere la versione definitiva. La misura vale adesso quasi 54 miliardi di euro per il 2012, cifra a cui si è arrivati principalmente attraverso la tassazione: aumento dell’Iva, contributo di solidarietà, tagli agli enti locali (che si tradurranno in nuove imposte). In molti pensano che sarà necessaria una seconda manovra, con un forte intervento sulle spese.

Sabato 10 settembre 2011
Il giudizio di Berlusconi sulla Merkel
Il Fatto Quotidiano dà notizia di un’intercettazione in cui Silvio Berlusconi, parlando col faccendiere Valter Lavitola dà su Angela Merkel il seguente giudizio: «Una culona inchiavabile». [Sara Nicoli, il Fatto Quotidiano 10/9/2011]

Martedì 13 settembre 2011
Berlusconi vola a Strasburgo e non si presenta in tribunale
Convocato a Napoli come testimone nell’ambito dell’inchiesta Tarantini, Silvio Berlusconi aveva concordato con la Procura un appuntamento per oggi, martedì 13 settembre, salvo poi volutamente farlo saltare combinando un incontro a Strasburgo con Barroso e altri leader europei «per spiegare la manovra», opponendo così il legittimo impedimento. Il premier continua a spiegare che gli ottocento milioni elargiti a Gianpaolo Tarantini sono il frutto della sua munificenza verso una famiglia in difficoltà, e non il prezzo del silenzio sulle escort che Tarantini gli forniva per le serate di Arcore.

Mercoledì 14 settembre 2011
Berlusconi al latitante Lavitola: «Rimani lì»
In un’intercettazione del 24 agosto 2011 il premier avrebbe invitato il latitante Valter Lavitola a non rientrare in Italia per presentarsi ai magistrati. Il passaggio è questo:
Lavitola: «Senta, dottore. Vabbè io mo’ sono fuori… a sto punto…».
Berlusconi: «E tu resta lì e vediamo un po’… uhm…. Io vi scagionerò tutti».

Martedì 20 settembre 2011
Italia declassata da Standard and Poor’s
In piena notte Standard and Poor’s taglia il rating dell’Italia da A+ ad A (breve termine) e da A-1+ a A-1 (lungo termine), con outlook (prospettiva per il futuro) negativo. Motivi: crescita indebolita, «la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all’interno del Parlamento continueranno probabilmente a limitare l’abilità dell’esecutivo a rispondere con decisione a un contesto macro-economico interno ed esterno difficile». A parer dell’agenzia di rating la manovra è poco soddisfacente, gli obiettivi fiscali che si propone di raggiungere improbabili. Berlusconi commenta polemicamente che le valutazioni di S&P sono politiche e influenzate dai giornali. La stessa agenzia, sorprendentemente, controreplica al governo italiano che i suoi rating sono apolitici e si limitano a valutare il «rischio di credito».

Giovedì 22 settembre 2011
La Camera vota no all’arresto di Milanese
Alla Camera dei deputati si vota per concedere o meno l’arresto dell’onorevole Marco Milanese, berlusconiano e a suo tempo braccio destro del ministro Giulio Tremonti, accusato dai magistrati napoletani di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Alla fine Milanese scampa all’arresto: 312 no contro 306 sì e almeno 7 franchi tiratori, cioè deputati che pur appartenendo al centro-destra hanno votato per l’arresto (forse leghisti). Tremonti non è presente in aula, è in volo per gli stati Uniti per una riunione del Fmi.

Lunedì 26 settembre 2011
Il cardinal Bagnasco critica Berlusconi
Al Consiglio permanente dei vescovi, il presidente della Cei Angelo Bagnasco pronuncia un discorso a tratti molto critico nei confronti del presidente del Consiglio (pur non nominandolo mai direttamente). Le parole più significative: «I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata».

Venerdì 30 settembre 2011
I «ribelli» del centrodestra si organizzano
Il Corriere della Sera segnala un pranzo di dodici senatori «ribelli», con Beppe Pisanu in una saletta riservata del ristorante La Capricciosa (pappardelle con asparagi, gamberetti e formaggio ragusano). C’era anche Dini. C’erano, tra gli altri, gli scajoliani Franco Orsi e Gabriele Boscetto, i toscani Paolo Amato e Massimo Baldini, il piemontese Valter Zanetta e il veneto Paolo Scarpa Bonazza Buora. Ma il punto di riferimento della compagine, che con grandissima cautela sta lavorando per allargare il gruppo dei «ribelli», è Giuseppe Saro.

Martedì 4 ottobre 2011
Anche Moody’s declassa l’Italia
Moody’s declassa l’Italia da Aa2 a A2 (tre scalini in un solo colpo) con outlook negativo. Il rating italiano è a questo punto più basso di quello di Spagna, Slovacchia, Estonia ed è a livello di Botswana, Malta, Polonia. Gli analisti assicurano tuttavia che «il rischio default per l’Italia è remoto». La bocciatura è dovuta «in parte ai rischi derivanti dalle incertezze economiche e politiche» e «in parte all’aumento dei rischi al ribasso per la crescita economica e all’indebolimento delle prospettive globali». Ma a pesare è il giudizio sul governo. «L’economia italiana continua a fronteggiare le sfide alle sue debolezze strutturali», concede nelle motivazioni Moody’s. «Ma questi impedimenti non possono essere rimossi rapidamente», visto che «il piano di riforme del governo è appena avviato e ha bisogno di essere implementato in modo efficiente». Anche perché «oltre la metà delle misure di consolidamento fiscale sono basate sull’aumento delle entrate», scrive Moody’s. Il che rende «i piani vulnerabili rispetto all’elevato livello di incertezza sulla crescita economica dellItalia e nel resto dell’Ue».

Giovedì 6 ottobre 2011
Berlusconi: «Nuovo partito Forza Gnocca»
«Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo sarebbe “Forza Gnocca”» (Silvio Berlusconi, scherzando con alcuni deputati in una pausa dei lavori dell’Aula di Montecitorio, ipotizza un nuovo nome che sostituisca il Pdl per avere più appeal elettorale).

Martedì 11 ottobre 2011
Il governo va sotto sul Rendiconto
Il governo va sotto alla Camera sul Rendiconto consuntivo, ovvero sull’assestamento di bilancio: 290 sì e 290 no, un pareggio che significa, nel regolamento della Camera, bocciatura. L’Aula boccia l’articolo 1. Nel momento in cui entra Berlusconi si sente gridare dai deputati: «Dimissioni, dimissioni!». Il premier, capito che cosa è successo, ha un’espressione di stizza, si alza e senza salutare nessuno esce dall’aula agitando dei fogli di carta in faccia a Tremonti, seduto sull’ultimo scranno. La lista degli assenti al voto: Bossi, bloccato dai cronisti; Tremonti, che veniva da un funerale e ha raggiunto il suo posto con 30 secondi di ritardo; Scajola, che non s’è fatto vedere in aula; Maroni. Altri seggi vuoti: quelli di Martino, Miccichè, Pittelli, Ronchi. La lista completa delle assenze: 19 del Pdl, 7 di Popolo e territorio tra cui Scilipoti, 4 del gruppo misto più i deputati in missione. Nella storia repubblicana nessun governo che è andato sotto sulla legge di bilancio ha potuto esimersi dal dare le dimissioni. Berlusconi pensa invece di ritirare il provvedimento bocciato e presentarne un altro, mettendo stavolta il voto di fiducia.


Venerdì 14 ottobre 2011
Il governo ottiene la fiducia
Il governo ottiene la fiducia alla Camera (51esima dall’inizio della legislatura) con 316 sì, cioè la maggioranza assoluta. Subito dopo si svolge un Consiglio dei ministri che nomina due nuovi viceministri e due sottosegretari tra i deputati decisivi per la fiducia e varato la legge di stabilità: 60 milioni di tagli alla sicurezza, niente fondi per la banda larga, tassa sui concorsi pubblici. Stefania Prestigiacomo vota contro per protestare contro i tagli al ministero dell’Ambiente. I deputati Versace, Gava, Destro, Sardelli, assenti al voto, escono ufficialmente dalla maggioranza ed entrano nel gruppo Misto (come già aveva fatto Calogero Mannino).

Domenica 23 ottobre 2011
Merkel e Sarkozy ridono di Berlusconi
Al vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi europei a Bruxelles, alla domanda se Berlusconi li avesse rassicurati suila situazione economica dell’Italia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy prima si guardano e poi scoppiano a ridere. La scena, diffusa su internet, fa il giro del mondo. Germania e Francia esigono dal governo italiano un decreto sviluppo entro tre giorni. Berlusconi annuncia come prima mossa la riforma delle pensioni: «Al prossimo Consiglio dei ministri farò cose che non ho fatto per colpa di altri».

Mercoledì 26 ottobre 2011
La lettera d’intenti di Berlusconi all’Europa
Berlusconi invia a Bruxelles la «lettera d’intenti» richiesta da Francia e Germania per rassicurare i mercati. Si tratta di 14 pagine, suddivise in quattro parti. La seconda parte è divisa in 8 capitoli. Questi 8 capitoli elencano le cose che si intendono fare o che si sono fatte. Gli 8 capitoli sono però introdotti da una tempistica: quello che faremo in 2 mesi, quello che faremo in 4, in 6, in 8. Le reazione dei partner europei sembrano positive.

Giovedì 27 ottobre 2011
La lettera dei pidiellini a Berlusconi
L’Ansa pubblica il testo di una lettera inviata a Palazzo Grazioli un lettera sottoscritta da una quindicina di pidiellini che chiedono al Cavaliere un passo indietro. Nel testo i firmatari chiedono a Berlusconi di «rilanciare l’azione politica, allargare la maggioranza parlamentare alle forze che tradizionalmente hanno fatto parte della nostra coalizione e dare una svolta all’azione di governo». Ci sentiamo in dovere - si legge ancora - «con la lealtà e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tanto meno, quindi, di dare quelle risposte, anche molto impegnative sul piano del consenso sociale, che la drammatica situazione economico finanziaria richiede».

Giovedì 3 novembre 2011
La maggioranza perde pezzi
I deputati Pdl Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito passano all’Udc, A questo punto il governo sarebbe a 314 voti di sostegno, cioè non avrebbe più la maggioranza assoluta. I 314 comprendono però Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giancarlo Pittelli e Giorgio Stracquadanio, i quattro del Pdl che, insieme a Fabio Gava e Giustina Destro (che già non hanno votato la fiducia lo scorso 14 ottobre), hanno firmato la lettera degli scontenti in cui si chiede al premier di fare un passo indietro. I voti di Berlusconi scenderebbero così a 310.

Lunedì 7 novembre 2011
Berlusconi: «Voglio vedere in faccia i traditori».
Si parla con insistenza di imminenti dimissioni spontanee da parte di Berlusconi. Alle 9 di mattina inizia Cirino Pomicino, poco dopo Giuliano Ferrara, sull’edizione online del Foglio, conferma la notizia, sostenendo che è questione di ore se non di minuti. E infine Franco Bechis, vicedirettore di Libero, la ribadisce sul suo blog mandando in onda una telefonata con un esponente del Pdl che aveva partecipato la sera prima alla riunionje del Pdl in cui i capi del partito avrebbero convinto il premier a fare un passo indientro. Ma Berlusconi smentisce tutto e si prepara al voto di fiducia del giorno successivo: «Voglio vedere in faccia i traditori». Intanto anche Gabriella Carlucci abbandona il governo per passare con l’Udc.

Martedì 8 novembre 2011-11-09

Berlusconi si arrende: Mi dimetto
Alle ore 16 alla Camera si vota per approvare il Rendiconto generale dello Stato (bocciato già l’11 ottobre 2011). Le opposizioni decidono di astenersi. Alla fine si sono contano 308 sì, un astenuto e 321 assenti. La legge è approvata ma il governo dimostra di non avere più i numeri per andare avanti, essendo la maggioranza assoluta di 316 voti. Berlusconi vede i tabulati per leggere i nomi dei traditori. Poi gioca con con due foglietti, prima e dopo la votazione, uno dei quali è stato anche fotografato. Nel primo foglietto, redatto ancora a Palazzo Grazioli e visto dai suoi, il Cavaliere ha messo in ordine una serie di punti interrogativi: «Prendo la fiducia? Lascio? Governo tecnico? Reincarico?». Dopo il voto, Berlusconi ha appuntato l’invito del leader dell’opposizione Bersani («Prenda atto, rassegni le dimissioni»). Vicino ha scritto le parole «ribaltone», «voto», «presidente della Repubblica», «Una soluzione». In alto, come primo appunto: «308, -8 traditori». Alle 18.30 il Cavaliere sale al Quirinale dal presidente Napolitano e ci rimane un’ora. In serata il Quirinale dirama un comunicato: «Il presidente del Consiglio ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione». Le dimissioni del premier dovrebbero arrivare quindi nell’arco di una settimana. Parlando poi con il direttore della Stampa Mario Calabresi, Berlusconi ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di ricandidarsi: «Anzi mi sento liberato, adesso è l’ora di Alfano, sarà lui il nostro candidato premier, è bravissimo, meglio di quanto uno potesse pensare e la sua guida è stata accettata da tutti. Farò il padre fondatore del mio partito e magari mi rimetterò a fare il presidente del Milan». Poi attacca i parlamentari che l’hanno abbandonato: «E’ successa una cosa allucinante, a cui faccio ancora fatica a credere, mi hanno tradito quelli che ho portato per una vita nel cuore, penso ad Antonione e non riesco ancora a crederci, e pensare a tutto quello che ho fatto per lui. Prima lo avevo nominato coordinatore di Forza Italia, poi lo abbiamo candidato a governatore, quando è stato eletto in Friuli gli ho portato a Trieste tutti i bilaterali possibili, per dare lustro alla sua presidenza, e poi mi ha fatto anche fare da padrino alla sua bambina. E’ incredibile: sono il padrino di sua figlia e lui mi tradisce, non posso credere ai miei occhi. Così gli ho chiesto di incontrarci ma lui ha avuto paura di venire e mi ha liquidato con una lettera. Degli altri non parlo nemmeno, a partire dalla Carlucci, da Gabriella Iscariota». [Mario Calabresi, La Stampa 9/11/2011]