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 2011  novembre 08 Martedì calendario

2 articoli – TASSE GIU’ A BERLINO. UNA MINI RIFORMA PENSANDO AL VOTO — Alla fine si sono messi d’accordo, anche se c’è chi la definisce soltanto una mini riforma che serve soprattutto a riportare «la pace domestica» nella coalizione tra cristiano-democratici, cristiano-sociali e liberali che appoggia Angela Merkel

2 articoli – TASSE GIU’ A BERLINO. UNA MINI RIFORMA PENSANDO AL VOTO — Alla fine si sono messi d’accordo, anche se c’è chi la definisce soltanto una mini riforma che serve soprattutto a riportare «la pace domestica» nella coalizione tra cristiano-democratici, cristiano-sociali e liberali che appoggia Angela Merkel. Ma resta il fatto che la Germania abbassa le tasse mentre esorta i partner europei a risparmiare. Certo, la cancelliera ha ribadito che il governo rimane legato a una politica di rigoroso controllo delle finanze pubbliche e che la Germania vuole continuare ad essere «un’ancora di stabilità» nella crisi del debito che ha sconvolto l’eurozona. I provvedimenti varati dopo una lunga riunione nella serata di domenica (che costeranno alle casse tedesche sei miliardi di euro) vanno non solo nella direzione di «una maggiore giustizia fiscale», dice la Merkel, ma anche del «rafforzamento della crescita». Il governo ha voluto «ringraziare» i cittadini che hanno subito il peso della crisi economica internazionale. Ma la verità è che a Berlino si respira aria di elezioni, come dimostra anche il fatto che, con una mossa a sorpresa, una larga parte della Cdu si sia espressa una settimana fa per l’introduzione del salario minimo, misura esclusa nel programma di governo. Si voterà tra due anni (se la maggioranza non andrà prima in frantumi), ma la campagna è già cominciata. Questo spiega molte cose. Anche i toni duri con cui, dall’opposizione, socialdemocratici e Verdi si sono scagliati contro i tagli fiscali, minacciando di bloccare tutto al Bundesrat, la Camera alta dove il governo non dispone della maggioranza. Il presidente della Spd, Sigmar Gabriel, non ha escluso un possibile ricorso alla Corte Costituzionale perché le riduzioni delle imposte, a suo giudizio, sono incompatibili con le politiche di abbattimento del debito previste dalla Legge fondamentale. Il problema, poi, sono i liberali, un partito che aveva fatto della riduzione delle tasse la bandiera del suo evanescente successo nel 2009 e che molto ha premuto in questa direzione. Prima o poi andava accontentato. L’attuale leader, il ministro dell’Economia Philipp Rösler, ha detto che l’accordo costituisce «l’inizio della fine» delle polemiche all’interno della maggioranza. Questa è una buona notizia per la cancelliera. Ma Thorsten Denkler, della Süddeutsche Zeitung, si chiede come faccia la Fdp «ad accontentarsi di così poco». Poco o tanto, le misure messe a punto dal governo «nero-giallo» si articoleranno in due fasi, una a partire dal primo gennaio 2013 (del costo di due miliardi di euro) e la seconda un anno dopo (quattro miliardi di euro): sarà elevato il tetto dell’area di reddito all’interno della quale non si pagano imposte e si limiterà il meccanismo automatico che lega la crescita della tassazione agli aumenti in busta paga. Il pacchetto prevede tra l’altro un assegno per le famiglie che non mandano i bambini all’asilo nido. Anche la Csu, l’ala bavarese del partito della Merkel, ha ottenuto qualcosa. Paolo Lepri MANOVRA A PARIGI. SALGONO L’IVA E L’ETA’ PENSIONABILE — Con un nuovo piano per risparmiare 100 miliardi di euro entro il 2016, la Francia prosegue sulla linea del rigore e della responsabilità inaugurata un anno fa dalla riforma delle pensioni che costò al presidente Nicolas Sarkozy cinque gigantesche manifestazioni. Le giornate in cui milioni di francesi scesero in piazza sembrano molto lontane: tanto che ieri il governo ha annunciato, tra gli altri provvedimenti, che la riforma un tempo contestata entrerà in vigore un anno prima, nel 2017 invece che nel 2018, provocando sì le prevedibili proteste dell’opposizione ma non certo grande emozione. Anzi, il presidente che evoca misure spiacevoli ripetendo ogni giorno «penso al bene della Francia e non alla mia popolarità» sembra convincere: l’ultimo sondaggio pubblicato ieri dal Nouvelobs.com indica un balzo di cinque punti nel gradimento, fino a un 37% insperato solo poche settimane fa. Gli incidenti in Grecia e i rischi corsi dall’Italia hanno creato nel Paese un clima propizio ai sacrifici: bisogna scongiurare che, dopo Atene e Roma, sia Parigi a tremare. Nonostante risultati concreti piuttosto relativi, il G20 di Cannes si sta rivelando un successo politico per Sarkozy. A sei mesi dalle elezioni il presidente francese raccoglie qualche frutto della sua nuova, studiata immagine di uomo di Stato lontano dalla lotta politica quotidiana: silenzioso per mesi, Sarkozy è tornato in televisione negli ultimi giorni per spiegare ai francesi la crisi dell’euro, mostrandosi poi a Cannes come il salvatore della moneta unica grazie all’intesa con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ieri il presidente ha lasciato al suo premier François Fillon il compito di illustrare la manovra. «Vogliamo proteggere i francesi dai gravi problemi che affliggono altri Paesi europei», ha detto Fillon al tg delle 20. Il punto è che nel 2013 la crescita non sarà dell’1,75%, come era previsto, ma si fermerà all’uno per cento nella migliore delle ipotesi (secondo molti economisti non oltrepasserà lo zero). La prima manovra antideficit del 24 agosto scorso puntava a raccogliere un miliardo di euro nel 2011, e 11 miliardi nel 2012: non basterà. A fine estate Fillon aveva fatto attenzione a evitare i termini «rigore» e «austerità»; stavolta toni e provvedimenti diventano più gravi, con il premier che chiarisce «la parola default non è più un’astrazione, i francesi dovranno rassegnarsi a fare qualche sacrificio per non essere costretti un giorno a seguire una politica imposta da altri». Il riferimento è alle agenzie di notazione Moody’s e Standard & Poor’s che minacciano di togliere alla Francia il rating «tripla A», e anche alla Grecia e all’Italia, che a Cannes hanno dovuto accettare pesanti interventi esterni pur di non crollare sotto l’attacco dei mercati. Il governo francese chiede al Paese uno «sforzo supplementare» di 65 miliardi di euro da oggi al 2016, «di cui 7 miliardi nel 2012 e 11,6 miliardi nel 2013», per arrivare a zero deficit nel 2016. Le misure — tra le quali più tasse e il rialzo dell’Iva per i ristoranti dal 5 al 7% — peseranno sulle famiglie all’86% nel 2013. Anche per questo il candidato socialista François Hollande ha definito il piano «ingiusto, incoerente e incongruente». Sarkozy congela il suo stipendio da presidente e i salari del governo, e va avanti con l’austerità. Stefano Montefiori