Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
È lungo il bollettino della catastrofe metereologica, che riguarda a questo punto tutta l’Italia (tranne Friuli, Marche, Trentino). I morti sono fino a oggi 20: tredici tra le Cinque Terre e la Lunigiana, sei a Genova (quattro donne e due bambine), uno ieri in una frazione del comune di Pozzuoli, Arco Felice: in via Miliscola il pensionato Domenico Conte, di 64 anni, spaventato dalla pioggia troppo violenta, s’è fermato con la sua Athos e, in attesa di una schiarita, s’è messo a leggere il giornale. Un pino, schiantato dal vento, è però caduto addosso all’automobile, schiacciandola e uccidendo il poveretto all’istante. I commercianti della zona sostengono che l’albero era pericolante e giurano di averne vanamente chiesto la rimozione nei giorni scorsi al sindaco.
• Si sente dire con sempre maggiore insistenza che tutta
la colpa è dei sindaci.
La responsabilità è soprattutto dei governi loceli:
regionali, provinciali e comunali. Ricorda quando Berlusconi voleva permetterci
di allargare le nostre case di un venti-trenta per cento? I politici locali
insorsero, gridando che la competenza su materie come questa era tutta loro.
Avevano ragione, e infatti hanno praticamente vanificato quell’idea del
premier. Adesso però devono rispondere di questo disastro.
• Le accuse più violente riguardano il sindaco di Genova,
Marta Vincenzi.
A Genova resta l’allerta 2 (moderata) fino alle sei
del pomeriggio di oggi. La città si ferma a ricordare le sue sei vittime. Il
sindaco ha proclamato il lutto cittadino e fatto sapere che non si dimetterà:
«Non penso alle dimissioni, abbandonare in questo momento la città mi
sembrerebbe una cosa vergognosa». L’ha difesa anche Bersani, invitando la
popolazione a non farne un capro espiatori «Intanto aiutiamo, poi vedremo
come sono andate le cose». Sulle sue responsabilità nella tragedia la Vincenzi
ha dichiarato quanto segue: «Porterò questo disastro sulla coscienza, la
responsabilità ce la prendiamo tutti e io per prima, spero che col tempo si
capisca che ciò che è accaduto era da segnalare come disastro e non allerta 2».
In quest’ultima parte della dichiarazione è nascosta una certa quantità di
velen il sindaco insinua che la responsabilità sia – anche o soprattutto -
della Protezione civile.
• Potrebbe essere?
Mah. Quelli della Protezione civile – per bocca
della loro dirigente Titti Postiglione – rispondono così: «La prima autorità di
protezione civile è il sindaco. Sempre, ovunque, anche nei comuni di 500
abitanti». Dopo il Comune c’è la Provincia, e dopo la Provincia la Regione. La
protezione del territorio compete a loro, che hanno strutture tecniche e
amministrative per intervenire. La Protezione civile, prima che i disastri
avvengano, «coordina, forma, dà indicazioni, verifica». La Postiglione, in
quest’intervista pubblicata dalla “Stampa”, avverte che la pioggia fa parte dei
fenomeni prevedibili. E anche in queste parole c’è una stilla di veleno. Sono
dirette, senza dirlo, proprio alla Vincenzi e agli altri sindaci come lei, e
significan sapevate benissimo che sarebbe successo quello che è successo e in
un modo o nell’altro ve ne siete fregati.
• I sindaci dànno la colpa a Tremonti: non
avevamo i soldi per intervenire, dicono, per mettere in sicurezza il torrente
Fereggiano con uno scolmatore ci vogliono 250-270 milioni (dati 2008) e noi al
massimo ne abbiamo potuti spendere 6…
La Vincenzi è accusata intanto di non aver percepito
l’emergenza, di aver tenuto aperte le scuole (cosa che Fassino s’è ben guardato
dal fare: Torino e tutto il Piemonte, in particolare Alessandria, sono in
pericolo, come sappiamo). Ma anche sugli interventi: è vero che gli
stanziamenti da Roma sono sempre stati inferiori alla bisogna e che negli
ultimi anni sono addirittura diminuiti tendendo pericolosamente a zero. Però
stiamo parlando di un problema addirittura secolare. A che cosa crede che
alludano nomi di città o di paesi come Pozzallo, Acquamarcia, Fossa, Piovèra,
Pietratagliata, Isola, Pozzonero, Acquapendente? In provincia d’Alessandria
c’era un paese che si chiamava Sparvara. Ma a metà Ottocento il Tanarò
straripando lo sommerse. E, dopo, i contadini lo chiamarono Alluvioni Cambiò.
“Alluvioni Cambiò” a metà dell’Ottocento, si rende conto? Quindi la cosa non
solo è prevedibile, ma si sa con certezza che accadrà. E lo si sa da sempre. Di
fronte a questo, i sindaci, da sempre, più o meno come se niente fosse. I
sindaci pensan meglio finanziare un festivalino con le miss a gambe nude, che
in questo modo qualche voto lo si rimedia.
• Potrebbe cambiare qualcosa?
Persino Berlusconi ha detto che «in Liguria si è
costruito dove non si doveva costruire». Ma, si sa, il governo ha le ore
contate.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 7 novembre 2011]
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