Marco Lombardo, il Giornale 7/11/2011, 7 novembre 2011
Macché ladri di biciclette Il neorealismo adesso recita nella Playstation - Roma: una bicicletta rubata, un uomo disperato, una lotta tra poveri, uno sguardo su una città dolente che deve risorgere
Macché ladri di biciclette Il neorealismo adesso recita nella Playstation - Roma: una bicicletta rubata, un uomo disperato, una lotta tra poveri, uno sguardo su una città dolente che deve risorgere. San Andreas, California: un auto- rubata anche quella - che sfreccia per le strade, la polizia alle calcagna, senzatetto che dormono sotto la tangenziale, case in vendita per colpa delle crisi economica. Due scene, due mondi diversi ma in fondo uguali: dal primo al secondo furto passano 63 anni e la vera differenza è quella che corre tra il cinema e i videogame. Cioè non c’è più. E se nel 1948 Ladri di biciclette era la forza della rinascita e Vittorio De Sica il fotografo della realtà, così adesso i ladri di Grand Theft Auto 5 sono il nuovo che avanza. Il neorealismo formato videogame. La realtà di oggi insomma entra nelle nostre console e se è vero che il mondo dei videogiochi ormai fattura molto di più di quello dei film, allora si può davvero parlare di undicesima arte, che sta diventando molto più della settima. E questo vuol dire che giocare dunque non è più solo un divertimento di nicchia. Come diceva allora De Sica «la letteratura ha scoperto da tempo questa dimensione moderna che puntualizza le minime cose, gli stati d’animo considerati troppo comuni. Il cinema ha nella macchina da presa il mezzo più adatto per captarla». Oggi aggiungerebbe che la console ha la forza esplosiva per divulgarla. Così ecco che sul mercato la commistione tra grande schermoe realtà virtuale diventa sempre più una necessità, anche perché orma il videogame non è altro che un film a cui tutti possono dare il proprio finale. A seconda dell’abilità. E non è un caso che - dopo che personaggi nati per gioco sono diventati eroi del cinema (ricordate l’Angelina Jolie di Lara Croft?) - sono adesso gli sceneggiatori di Hollywood e dintorni a spostarsi di mercato. Uno degli ultimi esempi è un titoloper bambini destinato a diventare un cult e chiamato Skylanders , i cui ideatori sono Alec Sokolow e Joel Cohel, ovvero gli stessi sceneggiatori che diedero vita al successo animato di Toy Story . Afferma Cohel: «Mi piace pensare che questo sia l’inizio di una era dove i videogiochi hanno a che fare di più con il nostro mondo fisico». Ed è vero: sono più (neo)realisti del reale. Una prova arriva dai giochi di guerra e avventura, un settore che ha un numero cosiderevole di seguaci: non ci sono solo battaglie contro invasioni aliene ( Resistence , per intenderci) o grandi personaggi creati su misura (il Nathan Drake di Uncharted ), ma ecco vere proprie previsioni su ciò che accadrà, e molto presto tra l’altro. Uno dei titoli più apprezzati dagli amanti del genere, infatti, si chiama Battlefield 3 e presume - chissà perché... - che l’ira di Barack Obama si stia per abbattere sull’Iran di Ahmadinejad. E così ecco che il videogame entra nel neorealismo prossimo venturo, con un marine a stelle e strisce impegnato in combattimenti in una Teheran semidistrutta dai bombardamenti e un successivo spostamento in Europa dove, tra Londra e Parigi i terroristi scatenano i loro attacchi seminando il terrore. Immaginazione? Giudicate voi. E già che la strada è segnata ecco che, secondo gli ultimi rumors, la Sony - ovvero la casa che con la Playstation ha dato il via al nuovo mondo- pare stia effettuando alcuni test con la realtà virtuale per applicarla a futuri videogame. Ovvero: indossi un casco-display, lasci da parte qualsiasi accessorio, ed entri in un mondo parallelo in cui vivere muovendoti come se fosse quello vero. O magari, si spera, cambi il mondo vero proprio grazie a quello che (ancora) non esiste: una studiosa di game design di nome Jane McGonigal ha per esempio avviato una sperimentazione con un gioco chiamato World without oil , ovvero un mondo senza petrolio in cui tutto (scuole chiuse, allerta cibo, suggerimenti per sopravvivere) è stato costruito ad arte, compresi i blog finti in cui i partecipanti devono annotare le loro nuove esperienze ecosostenibili. Ci hanno giocato quasi in diecimila e alla fine la maggioranza dei videoplayer ha mantenuto i comportamenti anche nella realtà di tutti i giorni, diventando più «verde». Risultato finale: il videogame è diventato neorealismo.