Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 07 Lunedì calendario

È lungo il bollettino della catastrofe metereologica, che riguarda a questo punto tutta l’Italia (tranne Friuli, Marche, Trentino)

È lungo il bollettino della catastrofe metereologica, che riguarda a questo punto tutta l’Italia (tranne Friuli, Marche, Trentino). I morti sono fino a oggi 20: tredici tra le Cinque Terre e la Lunigiana, sei a Genova (quattro donne e due bambine), uno ieri in una frazione del comune di Pozzuoli, Arco Felice: in via Miliscola il pensionato Domenico Conte, di 64 anni, spaventato dalla pioggia troppo violenta, s’è fermato con la sua Athos e, in attesa di una schiarita, s’è messo a leggere il giornale. Un pino, schiantato dal vento, è però caduto addosso all’automobile, schiacciandola e uccidendo il poveretto all’istante. I commercianti della zona sostengono che l’albero era pericolante e giurano di averne vanamente chiesto la rimozione nei giorni scorsi al sindaco.

  • Si sente dire con sempre maggiore insistenza che tutta la colpa è dei sindaci.
La responsabilità è soprattutto dei governi loceli: regionali, provinciali e comunali. Ricorda quando Berlusconi voleva permetterci di allargare le nostre case di un venti-trenta per cento? I politici locali insorsero, gridando che la competenza su materie come questa era tutta loro. Avevano ragione, e infatti hanno praticamente vanificato quell’idea del premier. Adesso però devono rispondere di questo disastro.

Le accuse più violente riguardano il sindaco di Genova, Marta Vincenzi.
A Genova resta l’allerta 2 (moderata) fino alle sei del pomeriggio di oggi. La città si ferma a ricordare le sue sei vittime. Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino e fatto sapere che non si dimetterà: «Non penso alle dimissioni, abbandonare in questo momento la città mi sembrerebbe una cosa vergognosa». L’ha difesa anche Bersani, invitando la popolazione a non farne un capro espiatori «Intanto aiutiamo, poi vedremo come sono andate le cose». Sulle sue responsabilità nella tragedia la Vincenzi ha dichiarato quanto segue: «Porterò questo disastro sulla coscienza, la responsabilità ce la prendiamo tutti e io per prima, spero che col tempo si capisca che ciò che è accaduto era da segnalare come disastro e non allerta 2». In quest’ultima parte della dichiarazione è nascosta una certa quantità di velen il sindaco insinua che la responsabilità sia – anche o soprattutto - della Protezione civile.

Potrebbe essere?
Mah. Quelli della Protezione civile – per bocca della loro dirigente Titti Postiglione – rispondono così: «La prima autorità di protezione civile è il sindaco. Sempre, ovunque, anche nei comuni di 500 abitanti». Dopo il Comune c’è la Provincia, e dopo la Provincia la Regione. La protezione del territorio compete a loro, che hanno strutture tecniche e amministrative per intervenire. La Protezione civile, prima che i disastri avvengano, «coordina, forma, dà indicazioni, verifica». La Postiglione, in quest’intervista pubblicata dalla “Stampa”, avverte che la pioggia fa parte dei fenomeni prevedibili. E anche in queste parole c’è una stilla di veleno. Sono dirette, senza dirlo, proprio alla Vincenzi e agli altri sindaci come lei, e significan sapevate benissimo che sarebbe successo quello che è successo e in un modo o nell’altro ve ne siete fregati.

I sindaci dànno la colpa a Tremonti: non avevamo i soldi per intervenire, dicono, per mettere in sicurezza il torrente Fereggiano con uno scolmatore ci vogliono 250-270 milioni (dati 2008) e noi al massimo ne abbiamo potuti spendere 6…
La Vincenzi è accusata intanto di non aver percepito l’emergenza, di aver tenuto aperte le scuole (cosa che Fassino s’è ben guardato dal fare: Torino e tutto il Piemonte, in particolare Alessandria, sono in pericolo, come sappiamo). Ma anche sugli interventi: è vero che gli stanziamenti da Roma sono sempre stati inferiori alla bisogna e che negli ultimi anni sono addirittura diminuiti tendendo pericolosamente a zero. Però stiamo parlando di un problema addirittura secolare. A che cosa crede che alludano nomi di città o di paesi come Pozzallo, Acquamarcia, Fossa, Piovèra, Pietratagliata, Isola, Pozzonero, Acquapendente? In provincia d’Alessandria c’era un paese che si chiamava Sparvara. Ma a metà Ottocento il Tanarò straripando lo sommerse. E, dopo, i contadini lo chiamarono Alluvioni Cambiò. “Alluvioni Cambiò” a metà dell’Ottocento, si rende conto? Quindi la cosa non solo è prevedibile, ma si sa con certezza che accadrà. E lo si sa da sempre. Di fronte a questo, i sindaci, da sempre, più o meno come se niente fosse. I sindaci pensan meglio finanziare un festivalino con le miss a gambe nude, che in questo modo qualche voto lo si rimedia.

Potrebbe cambiare qualcosa?
Persino Berlusconi ha detto che «in Liguria si è costruito dove non si doveva costruire». Ma, si sa, il governo ha le ore contate.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 7 novembre 2011]