Fabrizio Roncone, Corriere della Sera 07/11/2011, 7 novembre 2011
«TUTTI RICATTANO E IO CHE DEVO FARE? SOLDI PER GIAMPILIERI O MOLLO IL CAVALIERE» — «Sì
«TUTTI RICATTANO E IO CHE DEVO FARE? SOLDI PER GIAMPILIERI O MOLLO IL CAVALIERE» — «Sì, sono Francesco Stagno d’Alcontres... Mi dica pure...».
No, niente, solo una cosa, onorevole: gira voce che dobbiamo mettere anche lei nell’elenco di quelli che mollano Silvio Berlusconi al suo destino. È così?
«Il verbo mollare è un verbo che non mi piace».
Ne trovi uno lei, allora.
«Senta, poiché questa è una faccenda serissima, non vorrei liquidarla in quattro battute. Vede io sono con Berlusconi dal... dal 1996... quanti anni sono, eh?».
Quindici anni, una vita.
«Ecco, appunto: sempre fedele, sempre presente in Aula. Poi, va bene, nell’agosto scorso io e qualche altro siamo usciti dal Pdl per andare nel gruppo Misto con la componente Grande Sud dell’amico Micciché...».
Però al premier non ha mai fatto mancare il suo voto.
«Mai, mai e poi mai. Il mio voto l’ha sempre avuto. Purtroppo ora... beh, purtroppo ora la situazione s’è un po’ complicata, nel Pdl vedo cose che non mi piacciono e...».
No, aspetti: cosa vede che non le piace?
«Vedo un sacco di deputati che, annusando l’emergenza, vanno a Palazzo Grazioli per ricattare il premier».
Questa è un’accusa gravissima.
«Sì, lo è, eccome se lo è! Ma corrisponde a verità. È ciò che vedo. C’è quello che va a chiedere un incarico di prestigio, quell’altro che mugugna e spera di ottenere qualcosa per la sua famiglia, quello che...».
Capito. E lei?
«Io non posso perdere la faccia con i miei elettori, con i siciliani che, puntualmente, mi danno fiducia e mi mandano in Parlamento».
In che senso, scusi, non può perdere la faccia?
«Come in che senso? Quelli vedono che tutti ricattano Berlusconi cercando di barattare il voto in cambio di qualcosa... e io? Io che faccio?».
Lei che fa?
«Chiedo anche io».
Ricatta anche lei.
«No, chiedo».
Cosa?
«Allora: nel 2009, dalle mie parti, a Giampilieri, una frazione di Messina, ci fu una alluvione terrificante...».
Con 38 morti.
«Esatto. A questa tragedia, l’anno scorso, ne stava poi per seguire un’altra: perché a San Fratello una frana cominciò a far letteralmente scivolare l’intero paese. Fatti inequivocabili, per i quali la presidenza del Consiglio ha deciso di stanziare 160 milioni di euro. Che, però, devono rientrare nel "patto di stabilità" della Regione Sicilia...».
Quindi è come se fossero congelati.
«Esatto. Per questo io dico a Palazzo Chigi: visto che vi state giustamente mobilitando per l’alluvione della Liguria, non potete dimenticarvi di quella di Messina. E siccome i politici, se vogliono, possono tutto, io chiedo e mi aspetto che la Ragioneria dello Stato, con un artificio amministrativo, consenta di elargire un anticipo agli alluvionati del Messinese. Tutto qua. Punto. Non chiedo altro».
E se questa sua richiesta non verrà ascoltata?
«Non verrà ascoltata? Lei dice?».
Sì: è assai probabile, onorevole, che venga ignorata.
«Perfetto. E qui allora torniamo all’inizio dell’intervista. E possiamo pure usare quel verbo che non mi piace troppo: sì, mollo Berlusconi e, in Aula, comincio subito con il non votare il "rendiconto" dello Stato».
È molto determinato.
«Berlusconi pensa ai fatti suoi? Io penso a quelli dei miei elettori. Lo faccio per loro, non per me. Io campo bene di mio: sono professore ordinario di Chirurgia plastica all’Università di Messina e, in più, ho pure qualche goccia di sangue blu nelle vene».
(Così parlò Francesco Stagno d’Alcontres, 56 anni, barone di Scuderi, figlio di Donna Giovanna Miceli e di Don Ferdinando Stagno d’Alcontres Calapaj, a lungo esponente di spicco della diccì siciliana).
Fabrizio Roncone