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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

Violenza da kaputt I consigli di Curzio per il colpo di Stato - Dopo i giovanili Viva Ca­­poretto! , L’Italia bar­bara e L’Europaviven­te , nel 1929 Curzio Ma­l­aparte - poco più che trentenne e direttore della Stampa - riprende la saggistica politica pubblicando Intelligenza di Lenin

Violenza da kaputt I consigli di Curzio per il colpo di Stato - Dopo i giovanili Viva Ca­­poretto! , L’Italia bar­bara e L’Europaviven­te , nel 1929 Curzio Ma­l­aparte - poco più che trentenne e direttore della Stampa - riprende la saggistica politica pubblicando Intelligenza di Lenin . Le azzardate teorizzazioni degli anni giovanili cedono il posto a analisi più concre­te. I temi di cui comincia a occupar­si sono il potere e il mezzo migliore per conquistarlo: a questo primo li­bro seguiranno I custodi del disor­dine ( 1931,sul potere nell’Italia po­strisorgimentale), Tecnica del col­po di Stato (1932, sulla conquista violenta del potere) e Lenin buona­nima ( 1932, su Lenin e la rivoluzio­ne d’ottobre). Tecnica del colpo di Stato fu il suo primo successo mondiale, e tut­t­’oggi è il suo libro più letto e tradot­to dopo La Pelle e Kaputt . Malapar­te lo scrisse a Torino, mentre era an­cora direttore della Stampa , negli ultimi mesi del ’30. Ma sapeva che non avrebbe potuto pubblicarlo in Italia senza andare incontro a un sequestro certo e probabilmente alla perdita della direzione. Quin­di, quando venne licenziato dagli Agnelli, decise di pubblicarlo in Francia, da Grasset. Si trasferì a Pa­rigi, nell’aprile del ’31,«per metter­si al riparo dalla possibile reazione di Mussolini», come scrisse nella prefazione aggiunta nel dopoguer­ra. In realtà andò perché gli piace­va la ville lumière, e si apprestava a diventare- dopo il periodo strapae­sano- uno scrittore sempre più in­ternazionale. Un redattore di Gras­set ricordò: «Non negava d’essere stato fascista durante la marcia su Roma ma affermava, senza essere troppo creduto in Francia all’epo­ca, d’essersi definitivamente stac­cato dal movimento. Era, in ogni ca­so, d’una estrema libertà quando parlava del governo del suo paese; eanchequestadisinvolturaloface­va trovar sospetto e qualificare co­me agente segreto o doppiogiochi­sta ». La pubblicazione della Tecnica del colpo di Stato , che in Francia eb­be ventisette edizioni e fu subito tradotto in sei lingue, aumentò ogni genere di voci su quell’italia­no imprevedibile e geniale. Tanto piùchel’accostamentodella Tecni­ca­al Principe di Machiavelli fu ine­vitabile. Malaparte spiega come si conquista e come si difende uno Stato nel ventesimo secolo: la vitto­ria non dipende da situazioni poli­tiche, sociali, né tanto meno dalla «bontà» di una rivoluzione; dipen­d­e piuttosto da un fatto strettamen­te tecnico. Basta che un gruppo di «catilinari», di destra o di sinistra, decisi e abili, riesca a impossessar­si con la forza dei centri nevralgici dello Stato medesimo per riuscire a controllarlo, senza l’intervento delle masse o il favore di determi­nate circostanze. È tipico di Mala­parte l’assoluto disinteresse ideo­logico, riscontrabile in tutta la sua vita e che lo portò, in base a situa­zioni contingenti, dal fascismo al­l’antifascismo, dal comunismo al­l’anticomunismo e viceversa. Per dimostrare la sua tesi, molto meno ovvia di quanto appaia oggi, Malaparte porta a esempi principa­li la rivoluzione bolscevica e quella fascista, viste come risultanti non dei rispettivi ideali e seguaci ma dell’abilità«catilinaria» di Trotzkij e Mussolini. Di conseguenza il li­bro spiacque tanto a destra quanto a sinistra, oltre a allarmare i demo­cratici. Malaparte non mostra mag­giore simpatia per Mussolini o per Trotzkij, ma è evidente che ap­prezza entra­mbi per es­sere riusciti a rea­lizzare il colpo di stato grazie alla propria abilità. In­vece tutti gli al­tri, sia coloro che hanno fallito sia colo­ro che­sono ar­rivati attraverso compromessi, vengonoderisi: Pri­mo de Rivera, Kapp, Pilsudski, Hitler, lo stesso Napoleone del 18 brumaio non seppero fare dei veri colpi di Stato perché cercarono di mantenere una par­venza di legalità e l’appoggio del parlamento. In Italia e in Unione Sovieti­ca la traduzione del libro ven­ne proibita, ma Mussolini per­mise che venisse recensito; e comunque il volume circolò ab­bondantemente nell’edizione francese. Il duce non ne esce male, essendo presentato come «un uo­mo moderno, freddo e audace, vio­lento e calcolatore », capace di otte­nere quello che vuole. Mussolini, però, non poteva tollerare che la sua abilità rivoluzionaria fosse fat­ta risalire alla sua «esperienza marxista»,né che la rivoluzione fa­­scista, della quale si stava per cele­brareildecimoanniversario, venis­se presentata come un semplice colpo di Stato. Neanche Trotzkij fu contento del libro e del ruolo, attri­buitogli da Malaparte, di miglior organizzatore di colpi di stato; nel ’32, in una conferenza tenuta a Co­penaghen, Trotzkij definì le teorie dell’italiano «assurdità fra le più marchiane».Né ebbe mano più leg­gera nella successiva Storia della Rivoluzione russa . Malaparte si vantò sempre dell’ostilità di Trotzkij. Ma nel dopoguerra si rese conto che il libro non era abbastanza antifascista; allora, vo­lendogli attribui­re la responsa­bilità dei suoi guai successivi con il regime, ne esaltò i me­riti antinazi­sti, che in effet­ti aveva, come si può leggere nella finestra qui accan­to. Si ricordi che il vo­lume fu scritto nel 1930echevennepubbli­cato nel ’31, due anni pri­ma dell’ascesa al potere di Hitler. Eppure Malaparte gli dedicò molto spazio, con mano pesantissima. Con uguale durez­za­e preveggenza scrisse del nazio­nalsocialismo, ma non è dimostra­to quanto affermò poi in più occa­sioni, cioè che appena giunto al po­tere Hitler abbia chiesto la sua te­sta a Mussolini, ottenendola. In definitiva la maestria di Mala­parte, nel volume riproposto oggi da Adelphi, fu saper fare della lette­ratura scrivendo un saggio: senza che il saggio risentisse dello sforzo letterario o che lo stile risentisse dell’argomento; un risultato rag­giunto poche volte nella cultura ita­liana.