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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

Dal fruttivendolo a Cl: la lunga maratona di Lupi - «Dove non c’è ironia non c’è umanità»

Dal fruttivendolo a Cl: la lunga maratona di Lupi - «Dove non c’è ironia non c’è umanità». Si conclude con questo post scriptum La prima politica è vivere ( Mondadori, pagine 102,euro 17 ,50)di Maurizio Lupi,vicepresi­dente della Camera ( nel tondo ). Perciò non se la sarà presa se il suo primo libro è stato subito bersaglio del dileggio di un comico in voga (Maurizio Crozza) e di un giornale con il vento in poppa ( Il Fatto quotidiano ). La satira è il pepe della comunicazione e ci si può divertire anche parlando del bene co­mune o della questione morale. A patto che, però, messi da parte gli scherzi, si sap­piano riconoscere i meriti di chi è in grado di suggerire una pars costruens con idee uti­li al bene comune. In un momento in cui sventola l’antipolitica, crollano i mercati e le domande, anche quelle degli elettori, si fanno più stringenti, La prima politica è vi­vere porta alla luce l’altra faccia della casta. Quella che vive la politica come servizio, co­me vocazione. Cominciando a rispondere alle domande della gente comune. Come può un cattolico essere coerente difenden­do Berlusconi? Cosa vuol dire essere mora­le per un politico? Quando una legge è giu­sta? Cosa significa agire per il bene della col­­lettività? E, soprattutto, con tutto quello che si vede in giro, ne vale veramente la pena? Per Lupi tutto comincia in un’aula della Cattolica alla fine degli anni Settanta. Due studenti stanno parlando di un libro di Vaclav Havel, intellettuale dissidente che qualche anno dopo diverrà presidente del­la prima Repubblica Ceca. Il protagonista di Il potere dei senza potere è un fruttivendo­lo che una mattina decide di non esporre più in vetrina il cartello con la scritta «Prole­tari di tutto il mondo unitevi ». Un gesto sem­plice che innesca una slavina. An­che Lupi, studente di Scienze politiche è in quell’aula perché affascinato da don Giussani e dal movimento di Co­munione e Libera­zione. Dove ha im­par­ato che il cristia­nesimo non è un in­sieme di regole, ma un avvenimento nel quale «il significato del­la vita si rende fatto, per­sona ». La storia del fruttivendolo sen­za potere insegna che anche nelle condizio­ni più avverse si può essere protagonisti, provando a cambiare noi stessi senza aspet­tare che cambino le circostanze. Nel ’93 Lu­pi approda in consiglio comunale come ul­timo eletto nelle liste di una Dc moribonda. Ma nella legislatura successiva, eletto con Forza Italia, diventa assessore al Territorio e all’urbanistica della giunta Albertini. È in questi anni che Lupi comprende la forza in­novativa del principio di sussidiarietà. Lo vede applicato nelle associazioni di solida­rietà ( la Casa della Carità), nei centri di aiu­to allo studio (Portofranco), nell’iniziativa di tanti cittadini che rispondono alle esi­genze più e meglio delle istituzioni. Quando, nel 2001, arriva alla Ca­mera, il neodeputato si porta dietro questo bagaglio. Due anni dopo, in un Par­l­amento già molto risso­so, da una cena alla qua­le partecipano Alfano, Enrico Letta, Bersani, Casero, Realacci nasce l’Intergruppo della sus­sidiarietà che oggi conta 340 deputati e senatori di vari partiti. Ma nelle giorna­te romane di Lupi c’è posto an­che per le passioni del tempo libero. Come la maratona (ieri ha corso a New York),«vera metafora della vita»,perché«ri­chiede sacrificio, volontà e passione». E che diventa motivo di aggregazione biparti­san con il Montecitorio Running Club. Per chi non vede l’avversario come un nemico, tutto l’impegno politico è rivolto al confron­to con persone che hanno cultura e forma­zione diverse. Ne è un esempio l’amicizia con Ugo Spo­­setti, a lungo tesoriere dei Ds, forse «quella che ha segnato di più questi miei anni in Parlamento». Nei quali, sulla scia del Ruby­gate, riesplodeclamorosamentelaquestio­ne morale. Anche se formazione e compor­tam­enti privati sono diversi da quelli di Ber­lusconi, per Lupi la testimonianza del cri­stiano non è innanzi tutto un fatto di coe­renza. Per un cattolico l’etica è frutto di un’estetica non di un codice.Certo,a gran­de potere corrispondono grandi responsa­bilità. Ma i politici vanno giudicati sui fatti, sull’efficienza e sulla dedizione al bene co­mune. E il libro di Lupi è una miniera di buo­ne ragioni per credere nell’impegno e nel servizio alla collettività. Come documenta­no la Summer School per 400 ragazzi, nella speranza che nasca «una nuova generazio­ne di cristiani impegnati in politica » (Bene­detto XVI), e una miriade di altri incontri e iniziative costruttive. Insomma, visti i tempi grami e disfattisti che corrono, questo diario di politico catto­lico è una testimonianza controcorrente da tenere ben stretta. Ovviamente, scherzi a parte.