Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 07 Lunedì calendario

“Non ho più voluto incontrarlo adesso chiedo soltanto giustizia” - Ci sono cose che non torneranno più, anche se i giudici in questo secondo processo dovessero scrivere un’altra sentenza e tutta un’altra storia

“Non ho più voluto incontrarlo adesso chiedo soltanto giustizia” - Ci sono cose che non torneranno più, anche se i giudici in questo secondo processo dovessero scrivere un’altra sentenza e tutta un’altra storia. Non torneranno più nei prati i fiori bianchi, come un mare che galleggia nei vasi, attorno alla tomba di Chiara. Non tornerà la quiete in questo piccolo cimitero di Pieve Albignola a dieci chilometri da Garlasco, dove pure il custode parla sottovoce: «Viene ancora tanta gente a vedere la tomba di Chiara, anche Alberto dicono. Può darsi che sia vero. Ma io qui non l’ho mai visto». Non tornerà più alla vita di prima Nicola, il padre di Alberto, che pure spera non cambi niente in questo processo d’appello: «Sono ottimista anche questa volta. Per scaramanzia non voglio dire nient’altro». E di sicuro non tornerà più nella villetta bianca di via Pascoli a Garlasco, con le luci accese e l’acero ingiallito dall’autunno, Chiara che aveva ventisei anni, quando è stata ammazzata da chissà chi. Non tornerà più, ma è l’unica cosa a cui fa fatica ancora ancora a credere sua madre Rita, che in questi anni di poche parole non si è persa un’udienza del processo dove si parlava di Chiara e ancora di più di Alberto, il fidanzato di sua figlia che al funerale aveva abbracciato e che poi udienza dopo udienza non avrebbe riconosciuto più. Signora Rita Poggi, quattro anni dopo lei aspetta ancora... «Io sono la mamma. Aspetto ancora che qualcuno mi dica chi ha ucciso mia figlia, una ragazza buona e solare che sapeva solo farsi volere bene. La speranza ce l’ho sempre, non mi è mai mancata, nemmeno un giorno. E poi ci sono volte che penso che non sia mai successo niente, quel 13 agosto di quattro anni fa. Penso che Chiara sia solo lontana per qualche impegno, magari di poche ore appena, ma che poi tornerà qui, qui a casa sua. Penso che sia solo uscita al mattino dopo avermi detto “ciao mamma” come faceva ogni volta che andava via, per tornare poi a casa la sera come sempre. Io lo so che non succederà mai più veramente, ma io sono la mamma». Lei e suo marito siete tornati nella villetta di via Pascoli. «Sì, quasi subito dopo le indagini. Dopo che il magistrato ha dissequestrato la casa. Abbiamo voluto farlo non solo perchè questa è casa nostra, la casa della nostra famiglia, di Chiara e di suo fratello... Ma anche perchè allontanarsi da certi luoghi non serve proprio a niente, non serve nemmeno ad alleviare un dolore che non passerà mai più». Ci vuole molta forza però per tornare in questa casa. «Ritornare qui non è stato facile. E non solo il primo momento, quando sembrava tutto così strano. Perchè qui Chiara c’è ancora tutta. Anche la sua stanza è come prima, non è cambiato niente. Ma voler stare qui dove mia figlia è sempre vissuta, è anche un altro modo per esserle vicina, per sentirla vicina come una volta». Al cimitero di Pieve Albignola, nella cappella della vostra famiglia, ci sono tantissimi fiori bianchi. E’ un modo anche per non lasciare sola Chiara, nemmeno lì? «Io vado spesso a trovare Chiara. Ci vado da sola e con mio marito. E con mio figlio. Una volta alla settimana e anche di più, quando mi manca di più. E’ un modo per sentirla ancora vicina. Poi c’è appena stata la commemorazione dei defunti, ci sono tanti fiori e i lumini. Anche lei deve sentire che noi ci siamo sempre». In paese dicono che qualche volta ci vada anche Alberto al cimitero a trovare Chiara. Lo dicono in tanti, dicono di saperlo con certezza ma nessuno l’ha più visto dopo i primissimi tempi. Lei ne sa qualcosa? «No». Lo ha più incontrato? «No. Ma non ce lo ha nemmeno chiesto». E se dovesse chiederglielo? Era pur sempre il fidanzato di sua figlia. E’ stato accusato, si è detto innocente e il giudice gli ha creduto ed è stato assolto... «Non ritengo che sia opportuno incontrarlo. E comunque non ce lo ha mai chiesto». Adesso ci sarà il processo di appello. Alberto ovviamente spera di essere nuovamente assolto. E lei cosa spera? «Io sarò in aula a Milano ogni giorno, seguirò ogni udienza, tutto il processo. Con mio marito e mio figlio. Come abbiamo sempre fatto sin dal primo giorno. Io la speranza che qualcuno mi dica chi e perchè abbia ucciso mia figlia ce l’ho sempre. Ho fiducia nella giustizia, nei giudici e nei carabinieri. Ce l’ho sempre avuta e non smetto di averla nemmeno adesso che sono passati quattro anni. Io non smetto di sperare. Io sono la mamma, Chiara era mia figlia».