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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

Spoon River alla tedesca Luigi Reitani 06 novembre 2011 Narratore brillante e versatile, Uwe Timm (nato nel 1940) è ormai sufficientemente noto anche in Italia grazie al Premio Mondello, ricevuto nel 2006 per Rosso, e al prezioso lavoro di Matteo Galli, a cui si deve ora la traduzione di Penombra, romanzo pubblicato in Germania tre anni fa e accolto con discordanti pareri dalla critica tedesca

Spoon River alla tedesca Luigi Reitani 06 novembre 2011 Narratore brillante e versatile, Uwe Timm (nato nel 1940) è ormai sufficientemente noto anche in Italia grazie al Premio Mondello, ricevuto nel 2006 per Rosso, e al prezioso lavoro di Matteo Galli, a cui si deve ora la traduzione di Penombra, romanzo pubblicato in Germania tre anni fa e accolto con discordanti pareri dalla critica tedesca. Si tratta probabilmente dell’opera di maggior ambizione dello scrittore, maestro nel raccontare storie brevi e argute, inanellate in fantasiose composizioni a cornice, come accade, ad esempio, nella Notte di San Giovanni o nella Scoperta della currywurst (entrambi editi da Le Lettere). Questa tecnica, che rimanda alla tradizione di E.T.A. Hoffmann, è applicata in Penombra per evocare un «luogo della memoria» tra i più emblematici della Germania, il Cimitero degli Invalidi a Berlino, annesso a metà del Settecento all’Ospedale degli Invalidi voluto da Federico il Grande e poi divenuto un monumentale camposanto militare. Teatro di guerra nell’aprile del 1945, il cimitero costeggiava il Muro che sventrava la città, dividendola in due. Qui, in una fredda giornata invernale, tra le tombe di generali prussiani, fanatici nazisti e aviatori della Prima e Seconda guerra mondiale, l’anonimo narratore del romanzo – palese controfigura dello stesso Timm – passeggiando con un premuroso e asciutto informatore («il Grigio», quasi un dantesco Virgilio in una moderna catabasi), raccoglie notizie intorno a una figura che ha attirato la sua attenzione e che si trova sepolta in loco: l’aviatrice tedesca Marga von Etzdorf, suicidatasi a soli 25 anni dopo una carriera brillante e un atterraggio sbagliato ad Aleppo. Prende così corpo una storia a più voci (un «oratorio», l’ha definito lo stesso autore), in cui la vicenda storica della donna che volò in solitaria da Berlino a Tokio si interseca con quella (inventata) di un pilota della Prima guerra mondiale, commerciante d’armi in Oriente e uomo dal grande fascino, a quella di un attore-cabarettista finito nei guai per le sue barzellette sul nazismo, e ad altre numerose vicissitudini, tutte direttamente raccontate dai loro protagonisti, sepolti nel cimitero (tra loro anche il famigerato gerarca nazista Reinhard Heydrich). Un vero caleidoscopio di personaggi cupi o scintillanti, tratti dal profondo del passato tedesco, una sorta di germanica Antologia di Spoon River in prosa, il cui epicentro affonda negli anni Trenta del Novecento. La ricercata composizione assembla in tal modo parlati decisamente diversi, con giochi di parole, espressioni colloquiali, citazioni poetiche e salti stilistici che mettono spesso a dura prova il traduttore. Sullo sfondo, la storia della Germania, sospesa tra atrocità e desideri romantici, come quelli della giovane Marga, che in aereo recita poesie di Heine e di Eichendorff e invidia la cangiante leggerezza delle nuvole: una donna vittima dei propri sogni, allegoria del suicidio dell’intera nazione. All’interno, una naufragata storia d’amore, descrizioni di paesaggi delicati e violenti, spettacolari variazioni cromatiche, il destino di oggetti simbolici come un portasigarette d’argento e la seducente magia del l’ombra, «presagio di un mondo spirituale» opposto a quella luminosità occidentale che con il suo nitore abbaglia valori e significati. Una sfida eccessiva per Timm, questo lussureggiare di figure, situazioni, luoghi, simboli? Questa raffinata struttura a incastro, che pratica con disinvoltura la mise en abîme (giacché il racconto in "penombra", con la sua potenza evocatrice, è in fondo il motivo nascosto e ricorrente dell’intero romanzo)? Questa lingua polifonica, che spazia su tutta la tastiera dei registri espressivi, dal lirismo al comico, dal volgarmente prosaico al tragico e sublime? In ogni caso, un libro avvincente, tra i migliori dell’autore e della recente narrativa tedesca. Uwe Timm, Penombra, traduzione di Matteo Galli, Mondadori, Milano, pagg. 222, € 19,00