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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

La Francia: “Roma non credibile” Dopo l’Fmi anche la Bce alza il tiro - L’ attenzione che si è focalizzata dall’estero sull’Italia comincia a somigliare a una tenaglia

La Francia: “Roma non credibile” Dopo l’Fmi anche la Bce alza il tiro - L’ attenzione che si è focalizzata dall’estero sull’Italia comincia a somigliare a una tenaglia. D’un lato c’è la vigilanza politica che dall’estero si è fatta negli ultimi mesi sempre più pressante, man mano che l’impasse del governo Berlusconi si è aggravata e con essa gli oneri sui titoli di Stato. Un crac dell’Italia farebbe saltare l’Eurozona e precipiterebbe l’economia globale in una crisi tale da far impallidire il capitombolo post Lehman Brothers. Un accerchiamento da parte delle istituzioni europee e quelle americane e del duo MerkelSarkozy, che è cominciato con l’impennata degli spread sui nostri titoli ad agosto ed è culminato al G20 di Cannes con il commissariamento da parte del Fmi. Anche ieri Berlusconi ha ribadito che «la certificazione del Fmi non ci è stata imposta da nessuno, l’abbiamo chiesta noi». Ma dal palco dei “Grandi” era stato il direttore del Fondo, Christine Lagarde, a spiegare che «il problema dell’Italia è la mancanza di credibilità». Per questo, aveva detto, «verificheremo che le autorità italiane e l’Italia in generale» si attengano agli impegni presi su risanamento e riforme, «attraverso un’analisi indipendente». Ieri, dopo una serie di considerazioni ammantate della formula delle «opinioni personali», il direttore esecutivo del Fmi, Arrigo Sadun ha voluto ribadire però che l’Italia «non è la Grecia», aggiungendo: «Se mi chiedete se l’Italia uscirà dalla crisi, io dico anche di sì, anche se non so dire quando». Il ministro della Funzione pubblica, Brunetta, ha fatto sapere di aver apprezzato le parole di Sadun. Peccato che qualche minuto dopo il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, sia stato di nuovo tranchant . «L’Italia ha un problema di credibilità, è vero, è un problema di fiducia», ha fatto eco alla sua ex collega delle Finanze. Ai microfoni di radio Europe 1 Juppé ha espresso fiducia che il commissariamento da parte dell’Fmi «possa calmare i mercati». Ma è tra i rari ottimisti, su questa eventualità. L’altro «corno» della tenaglia è rappresentato dall’unica istituzione che sta scongiurando il balzo degli spread verso livelli insostenibili e senza la quale sarebbero più alti di 50-100 punti: la Bce. Ad agosto, dopo una sofferta riunione del direttivo, aveva preso una decisione, dal suo punto di vista, rischiosa. Aiutare un Paese che, contrariamente a Grecia, Portogallo e Irlanda, che beneficiano di acquisti di bond da quando sono ufficialmente sotto tutela di Bce-Fmi-Ue e seguono un rigoroso programma di risanamento, non dava garanzie sulla politica economica. Si spiega così la lettera al Governo scritta a quattro mani dall’ex e dal neo governatore Bce, Trichet e Draghi. Giovedì scorso, dopo la sua prima riunione da presidente dell’Eurotower, Mario Draghi ha ricordato che «nessuno ci obbliga» a comprare bond. E con La Stampa il noto falco della Bce sospettato di aver votato ad agosto contro l’acquisto dei bond italiani e spagnoli, il governatore del Lussemburgo Yves Mersch, è stato molto più esplicito. Il compito della Bce «non è quello di rimediare agli errori della politica», ha sottolineato ieri. Se l’Italia non farà le riforme promesse e se la Bce arriverà alla conclusione che «le condizioni che lo hanno spinto a prendere una decisione non esistono più, è libero di cambiare questa decisione in qualsiasi momento». Analoghe considerazioni sono giunte dalla Francia, dove il presidente della Banca centrale Christian Noyer ha ricordato che il ruolo dell’Eurotower «non è quello di finanziare indefinitamente gli Stati. La soluzione passa per il risanamento delle finanze pubbliche dei Paesi, non per le zecche delle banche centrali». Secondo indiscrezioni quello di Mersch e Noyer potrebbe essere solo l’inizio. La Bce farà capire anche in altre occasioni che per l’Italia sarebbe pericolosissimo fare conto sull’acquisto dei bond senza attenersi rigorosamente al percorso di risanamento dei conti. E intanto, mentre oggi è atteso un altro esordio pesante di settimana sui mercati, il governo tedesco ha fatto sapere ieri di aver raggiunto un accordo per un taglio delle tasse. Berlino, almeno, sembra consapevole di doversi corazzare contro l’imminente frenata dell’economia.