MAURIZIO TROPEANO, La Stampa 7/11/2011, 7 novembre 2011
Gabrielli: “I cittadini devono imparare ad autoproteggersi” - Quando Franco Gabrielli, il capo della Protezione civile nazionale arriva nella sala operativa della regione Piemonte al confine tra Torino e Collegno, il governatore Roberto Cota ha appena finito di lanciare gli ultimi strali contro i «turisti dell’alluvione», quelli che malgrado i ripetuti appelli ad evitare comportamenti pericolosi continuano a sostare sui ponti o a passeggiare vicino agli argini
Gabrielli: “I cittadini devono imparare ad autoproteggersi” - Quando Franco Gabrielli, il capo della Protezione civile nazionale arriva nella sala operativa della regione Piemonte al confine tra Torino e Collegno, il governatore Roberto Cota ha appena finito di lanciare gli ultimi strali contro i «turisti dell’alluvione», quelli che malgrado i ripetuti appelli ad evitare comportamenti pericolosi continuano a sostare sui ponti o a passeggiare vicino agli argini. Sono da poco passate le tredici e da Pozzuoli è appena arrivata la notizia di un nuovo morto per il maltempo. Gabrielli sottoscrive e rilancia le raccomandazioni di Cota ai cittadini perché se ci sono dei fili che legano le varie emergenze di questi giorni in Italia uno è sicuramente la necessità di «cambiare la mentalità». E spiega: «È ora che i cittadini mettano in campo tutte le misure per evitare di trovarsi in zone a rischio. Si chiama auto-protezione che non è l’invito ad arrangiarsi ma la più elementare condizione di protezione civile». Il secondo filo che lega le varie emergenze dal nord al sud del paese è il fatto che se non si può scordare che «ci troviamo di fronte ad episodi eccezionali» e chiaro che non si può «tralasciare il fatto che il nostro è un territorio che ha subito comportamenti non corretti con cementificazioni e costruzioni dove non si doveva costruire». Oggi, però, non c’è il tempo di soffermarsi sul consumo del suolo, su un’eventuale quantificazione dei danni: «Faremo i conti in un a fase successiva. Il sistema adesso è mobilitato per evitare che ci siano morti e feriti». E si possono solo registrare le osservazioni che arrivano dal presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta, che nel corso di un vertice in Prefettura spiega: «Il problema non è legato tanto all’intensità degli eventi quanto alla fragilità del sistema-territorio. Se non si interviene in modo strutturale, quello che è già capitato continuerà a capitare. Servono le risorse promesse e mai arrivate». Risposte che non possono certo venire dal capo della Protezione civile. Quel che Gabrielli può chiedere, e chiede anzi, invoca, è un nuovo patto sociale in grado di recuperare tra le istituzioni e i cittadini perché solo il rapporto positivo tra istituzioni e cittadini ci potrà permettere di evitare di contare morti e feriti». Che cosa vuol dire «rapporto positivo?». Gabrielli prova a fare un esempio: «Nell’Ottocento attraversare una strada tra le carrozze non metteva nessun timore, oggi chiunque presta la massima attenzione a un attraversamento. Di fronte ai nuovi pericoli del maltempo dobbiamo arrivare a una consapevolezza analoga». Certo le istituzioni devono agire con competenza e attenzione ma poi «se un avviso di criticità si rivela meno infausto del previsto quegli amministratori che hanno assunto misure precauzionali di un certo tipo non devono essere crocifissi». E invece è successo. Negli Stati Uniti, come «è capitato anche al presidente degli Usa Barack Obama, che ha preso misure eccezionali per non ripetere Katrina e poi è stato criticato». E anche in Italia: «Le scuole possono essere anche chiuse a titolo precauzionale poi però è necessario evitare le polemiche. Proprio il sindaco di Genova fu oggetto di una feroce polemica quando chiuse le scuole per il rischio neve».