MARCO ALFIERI, La Stampa 7/11/2011, 7 novembre 2011
“Si drammatizza il caso Italia per spiegare l’aiuto di Francoforte” - L’ Italia sotto tutela del Fmi va alla prova dei mercati
“Si drammatizza il caso Italia per spiegare l’aiuto di Francoforte” - L’ Italia sotto tutela del Fmi va alla prova dei mercati. Come reagirà Piazza Affari dopo una settimana tremenda e lo spread fra Btp e Bund, il termometro della credibilità del paese, schizzato a 460 punti? La Bce continua a comprare i nostri titoli di stato. Ma non sarà in eterno, fa capire il neo presidente Mario Draghi. Per l’economista Gianpaolo Galli, direttore generale di Confindustria, «sui mercati rimane un enorme punto interrogativo legato alla genericità degli impegni assunti dal governo italiano e all’incertezza se l’esecutivo abbia i numeri per attuare questi impegni. Ricordo - spiega - che nella lettera all’Europa del governo sono indicate delle cose da fare subito tra cui il piano Eurosud entro il 15 novembre, il piano per le dismissioni di patrimonio pubblico entro fine mese ed entro dicembre i provvedimenti per l’università, gli incentivi fiscali alla patrimonializzazione delle imprese e la certificazione dei crediti delle imprese verso la Pa. Se nei prossimi giorni non terremo fede almeno a questi impegni, il test del mercato sarà immediatamente negativo». Ma che succede se martedì Berlusconi strappasse ancora la maggioranza in Parlamento, tirando a campare? Come reagirebbero Fmi e Bce? Per Galli «l’Italia ha fondamentali abbastanza solidi ma ha un problema serissimo di credibilità nei confronti dei mercati e della comunità internazionale». E siccome le istituzioni internazionali «non possono occuparsi delle questioni politiche interne ai paesi, continueranno a fare grande pressione per aiutarci a recuperare credibilità». Di certo, «la Bce non potrà sostenere all’infinito il nostro debito». Anche per il rettore dell’università Bocconi, Guido Tabellini, decrittare la reazione dei mercati è impossibile. Sicuramente il G20 di Cannes «non ha prodotto passi avanti. Ma nemmeno se ne aspettavano». Lo stesso vale per l’Italia: «lo stallo politico non consente di prendere decisioni davvero incisive». Dunque «non vedo notizie tali da mutare la convinzione dei mercati. C’è delusione attesa e non sorprendente. Vedremo dove si concentrerà la reazione»: a Piazza Affari e/o sui rendimenti (nei prossimi 10 giorni ci saranno aste per 12 miliardi di euro). Quanto al commissariamento, per Tabellini «la sorveglianza del Fmi per ora non è imposta nell’ambito di un progetto che presenta condizioni specifiche. Potrebbe quindi essere il segnale dell’importanza che tutti attribuiscono all’evolversi della situazione italiana», terzo debito pubblico del mondo. «In attesa, magari, di sfociare in un programma di aiuti condizionati». Difficile comunque immaginare come possa risolversi l’impasse «senza una svolta radicale della politica economica italiana». Come finirebbe «se questa svolta non ci fosse, è difficile prevederlo. Di certo non bene». Un ragionamento condiviso dal presidente di Nomisma, Pietro Modiano. «Non penso che lunedì sui mercati sarà il giorno del giudizio. Troppo azzardato speculare su 2-3 voti che ballano in Parlamento». La verità è che le istituzioni sovranazionali si sono infilate in una trappola. «L’intreccio mercati-democrazieopinioni pubbliche è ormai un campo minato. Il problema italiano è la scarsa crescita e un enorme debito pubblico. Ma chi leggesse i documenti del Fmi si accorgerebbe che dal punto di vista fiscale non siamo giudicati così negativamente». In sostanza si starebbe drammatizzando il caso Italia per giustificare gli acquisti della Bce e convincere i contribuenti tedeschi a sostenere il Belpaese... «Diciamo che, Grecia docet, le opinioni pubbliche contano». Per questo, secondo Modiano, «ci vuole una svolta al di là dei demeriti per evitare di farci male tutti. La discontinuità politica è il prezzo da pagare per uscire da questa trappola».