Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 07/11/2011, 7 novembre 2011
LE SUPER NUBI DELL’ATLANTICO INGABBIATE DALLE MONTAGNE —
«Non c’è da meravigliarsi di questa catastrofe. L’intensità della pioggia è stata fortissima. In due o tre ore ne son caduti da 200 a 400 millimetri, che significa 4 mila tonnellate per ogni ettaro di terreno. Ma ormai sono questi gli eventi che dobbiamo aspettarci». Giampiero Maracchi, climatologo, direttore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr, sa spiegare senza paroloni il fenomeno avverso che in questi giorni ha mietuto vittime dal Nord al Sud. I «flush flood»: alluvioni improvvise. O, come le ha chiamate lui, «bombe d’acqua». E, senza recriminare, sa farci capire perché sbagliamo ad ignorare gli allarmi sul mutamento del clima. L’aumento della temperatura dei mari genera una crescente evaporazione dagli oceani. E quindi molta più acqua «precipitabile» nelle nubi (fino al 30% in più) che, quando dall’Atlantico entra sulla nostra costa e trova le Alpi, sale, si condensa e poi si scarica violentemente. Eppure perseveriamo nelle emissioni di gas che generano l’effetto serra. «E ormai — denuncia — ne produciamo più d’estate con l’aria condizionata che d’inverno con il riscaldamento».
L’ultimo bombardamento d’acqua
Stavolta è andata così, spiega: «La perturbazione è partita dalla parte settentrionale dell’Atlantico, ha attraversato la Francia e la Spagna e poi si è incuneata nell’area di bassa pressione del Golfo di Genova. Questa massa enorme di acqua, arrivata alle Alpi, è caduta giù violentemente su un punto già critico. Poi la perturbazione è scivolata verso Sud, attenuandosi, anche se ha fatto un’altra vittima. E in parte è risalita verso il Piemonte dove oggi c’è l’allerta in Val D’Aosta, a Torino e per il Po». «Ma non si poteva evitare. Mentre saliva il muro d’acqua, in un’altra zona di Genova nemmeno pioveva. Sono fenomeni talmente localizzati che magari li puoi prevedere solo mezz’ora prima. E che fai? In Toscana qualche anno fa piovvero 400 millimetri d’acqua in due ore. Ce ne accorgemmo intorno alle 12, la "bomba" sarebbe arrivata alle 13. Chiamammo in prefettura e stavano tutti a pranzo (succede anche questo)».
Aree a rischio
Più soggette a finire bombardate dalle mega alluvioni fulminee sono le zone della costa occidentale. «Molto a rischio sono la Liguria, con l’area di Genova; la Lunigiana con La Spezia. E giù per la Toscana verso la Versilia, nelle zone di Massa e Carrara. Non che non accada anche nelle Marche e nel Veneto, ma con minore frequenza» spiega Maracchi che dirige anche il consorzio Lamma (Laboratorio di monitoraggio del clima).
Peggiora o no?
Non sarà catastrofismo? Maracchi sorride: «È vero che eventi così ce ne sono sempre stati. Soprattutto in questo periodo dell’anno. L’alluvione di Firenze del ’66 fu negli stessi giorni. Ma fino all’inizio degli anni 90 ce n’era uno ogni 15 anni. Invece ora ce ne sono 2-3 l’anno. E questo è il settantasettesimo evento catastrofico degli ultimi 15 anni. La frequenza tende, gradualmente, ad aumentare». Non è un peggioramento che riguarda solo noi, precisa: «Ora in Thailandia c’è un evento più macroscopico di quello avvenuto da noi».
Basta aria condizionata
Per capire il salto di qualità in peggio del nostro clima basta guardare alla temperatura degli oceani. Maracchi fornisce un dato per tutti: «Negli ultimi sei anni la quantità di calore contenuta negli oceani, in particolare nell’Atlantico, è aumentata di 10 mila miliardi di miliardi di Joule. È una crescita impressionante di potenza». Per Maracchi ciò è dovuto all’effetto serra: «Le radiazioni solari passano attraverso l’atmosfera ma tornano più difficilmente indietro e, intrappolate, fanno alzare la temperatura, in particolare dei mari. Quando lo dicevamo ci prendevano in giro e ci contrapponevano le tesi opposte. Ora si vede com’è finita». Che fare? «Serve un cambiamento di stile di vita. Dal 1980 il consumo mondiale di carburanti fossili non solo non è diminuito, ma è raddoppiato. Capisco la crisi e i bisogni dei Paesi emergenti, ma si consuma più energia d’estate che d’inverno. E se di riscaldamento non se ne può far meno dell’aria condizionata sì».
Altre alluvioni in arrivo?
«Adesso ci sarà una pausa di circa una settimana, forse dieci giorni. Verso metà del mese arriveranno altre perturbazioni dall’Atlantico. Generalmente, via via che si va verso l’inverno, la temperatura del mare tende ad abbassarsi e la massa d’acqua che evapora è minore e meno devastante. Ma se la temperatura permane così alta il rischio di nuove alluvioni è molto elevato». Certo è che torneranno in futuro. A meno che la corrente del Golfo non cambi per effetto dello scioglimento della calotta polare. Anticipa Maracchi: «Ne abbiamo i primi segnali. Sta cambiando la salinità. Potrebbe accadere tra 10 anni o tra 100. Non sappiamo. Ma se così fosse la temperatura da noi scenderebbe anche di 10 gradi. Non avremmo più "bombe d’acqua", ma non c’è da augurarselo».
Virginia Piccolillo