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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

Giallo di Garlasco Alberto alla sbarra dopo l’assoluzione - Chi ha ucciso Chiara Poggi? A quattro anni dal massacro di Garlasco, 13 agosto 2007, non si sa ancora chi sia l’assassino

Giallo di Garlasco Alberto alla sbarra dopo l’assoluzione - Chi ha ucciso Chiara Poggi? A quattro anni dal massacro di Garlasco, 13 agosto 2007, non si sa ancora chi sia l’assassino. C’è un imputato assolto in primo grado che a quasi due anni da quella sentenza martedì si presenterà davanti ai giudici della II corte d’Assise di Milano per essere processato. E’ Alberto Stasi, fidanzato della vittima, che sarà in aula domani come i genitori della studentessa. Nel mezzo la pubblica accusa, sostenuta dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini, la parte civile, la difesa del bocconiano chiusa nel silenzio da giorni. Il pg non crede all’innocenza di Stasi, «freddo e calcolato autore dell’omicidio», come aveva fatto il giudice per l’udienza preliminare di Vigevano Stefano Vitelli e ha chiesto tre nuove perizie nei motivi d’appello: la prima per valutare «tutti i possibili percorsi» compiuti dal giovane nella villetta dove scoprì il corpo martoriato Chiara; la seconda sulle suole delle scarpe da ginnastica indossate dal giovane per valutare la loro capacità di «trattenere tracce ematiche»; infine una perizia sul computer di Stasi e sull’apertura dei file la sera prima dell’omicidio. L’accusa chiederà anche di sentire in aula la registrazione della telefonata con cui il ragazzo chiamò il 118 per dare l’allarme; Alberto disse che c’era «una persona» nella villetta senza dire che a giacere in una pozza di sangue c’era la sua fidanzata con cui la sera prima aveva passato la serata e mangiato una pizza. L’accusa chiederà quindi la condanna – in primo grado il pm Rosa Muscio aveva invocato trenta anni – sostenendo i «vizi di illogicità» delle motivazioni del gup e puntando anche sul fatto che la sentenza di primo grado «non valorizza il dato nuovo della totale assenza di alibi» di Stasi mentre Chiara moriva. Il pg ritiene che «la sentenza si sviluppa in modo parziale, soffermandosi sulla dimostrazione degli errori degli inquirenti, dimenticandosi di dover dedicare altrettanta attenzione alla parte ricostruttiva» e che «ignora e non analizza le modalità della grave e violenta aggressione, dimostrando di voler prescindere dalla considerazione delle stesse». Sotto accusa l’atteggiamento di Alberto la mattina del delitto: non si sarebbe comportato secondo «criteri logici di condotta allorché per ben otto volte nel giro di poche ore, chiama intensamente Chiara sul cellulare e sul numero fisso di casa, senza ricevere risposta» restando però inattivo; anzi «è del tutto conforme, sul piano della logica coerenza, che il freddo e calcolato autore dell’omicidio ... scelga deliberatamente di effettuare otto telefonate, senza spostarsi in quanto deve costruirsi l’alibi della permanenza in casa, e scelga deliberatamente di far apparire di essere in grado di lavorare al computer nonostante l’efferato omicidio». Quanto al movente, il sostituto procuratore generale sostiene sia da individuare nel timore di Stasi di vedere divulgata la sua «propensione maniacale per la pornografia» e, in particolare, che ne venissero a conoscenza i genitori di Chiara. La taciturna difesa di Stasi, presieduta dal professor Angelo Giarda, ha depositato una memoria per controbattere punto per punto ai motivi d’appello dell’accusa. In aula si annuncia una nuova battaglia.