Giusi Fasano, Corriere della Sera 07/11/2011, 7 novembre 2011
LA MAIL DEL COMUNE: QUEL TORRENTE E’ SICURO —
La signora Marina Arenari era preoccupata. «Egregio sindaco ha visto in che condizioni è il rio Fereggiano?» scriveva in una email al gabinetto di Marta Vincenzi la mattina del 31 luglio 2011. Da brava cittadina, aveva visto dalla strada quel torrente «diventato un letamaio» e si era presa a cuore la faccenda: «So che sono stati stanziati milioni di euro per la pulizia dei torrenti, ma il nostro è di seconda categoria?» chiedeva. E ancora: «I proprietari dei giardini quando puliscono i muri buttano tutto nel rio... spero che legga questa mia e prenda provvedimenti al più presto».
Il Fereggiano strozzato dai rifiuti, dai calcinacci, dai detriti trascinati a valle dopo ogni acquazzone. Il Fereggiano che fa paura a vederlo correre quando la pioggia è abbondante. Lo teme da sempre la gente che vive lungo le sue sponde e a vederlo dall’alto si capisce bene il perché: basta una sola occhiata per intuire quanto può diventare pericoloso con la sua discesa a precipizio verso il Bisagno, con le strettoie e le curve a margine della strada, con le imboccature che lo costringono nella parte interrata. L’AB 412 del reparto volo dei Vigili del Fuoco sorvola la zona del disastro di venerdì. Si abbassa sui palazzoni costruiti a ridosso dei ruscelli che si tuffano nel Fereggiano, vira su grovigli di viuzze che l’onda ha spalmato di fango. Davanti alle case e lungo le strade si vedono uomini e donne che spalano, ruspe e mezzi di soccorso al lavoro, non c’è cortile che non abbia il colore della fanghiglia e, seguendo il corso del rio, quel colore porta dritto fino alla foce, si mescola con il verde-grigio del mare. Il cielo plumbeo non aiuta a sminuire la sensazione che tutto sia a rischio fra i quartieri di Quezzi, Calcinara, Fereggiano, Marassi. Un’impressione lontanissima dalla risposta rassicurante che il Comune ha spedito alla signora Arenari il 26 agosto. «Egregia signora, dal sopralluogo effettuato non sono emerse situazioni di pericolo e/o di degrado ma va precisato che tale controllo ha riguardato solo le parti di proprietà del Comune, mentre la pulizia delle rimanenti aree è a carico dei frontisti privati». E poi la promessa («sarà nostra cura») di occuparsi anche dei privati.
Una lettera che autorizzava a sentirsi tranquilli. Tutto sotto controllo. Proprio come aveva ripetuto un anno fa, in una concitata assemblea di quartiere, il presidente del Municipio Media Val Bisagno, Agostino Gianelli. Qualcuno ha caricato su Youtube un filmato-sintesi di quella riunione. Un cittadino con un microfono in mano dice: «Lungo rio Fereggiano c’è una sponda che è franata, non ci sono lavori in corso. Che cosa vuole fare l’amministrazione per la sicurezza dei cittadini?». Si vede Gianelli rispondere innervosito: «Per la prima volta il Fereggiano è in sicurezza con una copertura mentre prima c’erano le case sul fiume che rischiavano di venire giù una volta sì e una volta no. Dovete criticarmi quando potete criticarmi però le cose ingiuste non si dicono».
Dopo i morti di questi giorni Gianelli è tornato sull’argomento via Facebook: «Ho sbagliato, chiedo scusa. Mi ero fatto un po’ prendere dall’ottimismo».
Giusi Fasano