FRANCESCA SCHIANCHI, La Stampa 7/11/2011, 7 novembre 2011
“Silvio non può lasciare Sarebbe una condanna al suicidio politico” - Il premier non deve dimettersi, facciano piuttosto un passo indietro i responsabili «di questa crisi» che «parlano di un nuovo governo»
“Silvio non può lasciare Sarebbe una condanna al suicidio politico” - Il premier non deve dimettersi, facciano piuttosto un passo indietro i responsabili «di questa crisi» che «parlano di un nuovo governo». E i malpancisti del Pdl hanno il dovere di restare vicini a Berlusconi e «non tradirlo». Nel coro dei sempre più numerosi pidiellini che chiedono al Cavaliere di lasciare, emerge, dissonante, la voce dell’ex ministro Sandro Bondi. Senatore, all’incontro in cui Letta, Alfano e Verdini hanno prospettato al premier un passo indietro, lei non c’era. Non era d’accordo? «Non mi risulta che gli abbiano prospettato questa soluzione. Personalmente non sono assolutamente d’accordo». Berlusconi non deve fare un passo indietro? «No. Dovrebbero farlo tutti coloro che portano la responsabilità di questa crisi e che in questo momento così difficile parlano di formare nuovi governi». Spetta a Berlusconi adoperarsi perché riesca un allargamento all’Udc? «La nostra prospettiva politica, lo hanno detto sia il presidente Berlusconi che il segretario Alfano, è la Costituente popolare, cioè la riaggregazione di una nuova alleanza fra le forze politiche che si riconoscono nel Ppe, quindi in primo luogo l’Udc. Ma questa prospettiva politica non può presupporre l’accettazione di un passo indietro di Berlusconi. Sarebbe un suicidio politico e, per me, una cosa immorale». Nel frattempo però nel Pdl c’è un continuo smottamento di deputati: riuscirete a «recuperarli»? «Lo dico come ex coordinatore di Forza Italia: tutti quei deputati che hanno vissuto da protagonisti una straordinaria avventura politica e umana grazie a Berlusconi, hanno oggi il dovere di esporgli il proprio pensiero, ma nello stesso tempo di restargli vicini e di non tradirlo». Chi si allontana è quindi un traditore? «Non uso questa parola, non mi piace. Ma c’è una mancanza di solidarietà umana e politica nei confronti di Berlusconi. Una solidarietà che specialmente noi, ex di Forza Italia, abbiamo invece il dovere di esprimere». Ieri l’ex ministro Pisanu si è presentato alla convention del Terzo Polo... «Nessuno lo considera un traditore, ma non è neppure giusto che dica di sentirsi tradito. È lui che ha cambiato idea». Potete continuare a governare con due o tre voti di scarto? «Intanto non abbiamo due o tre voti di scarto, ma una maggioranza che, a certe condizioni, può essere sufficiente per realizzare le riforme necessarie». Quali condizioni? «Che manteniamo una solidarietà umana e politica nei confronti di Berlusconi». Come si esce da questa crisi? «Approvando celermente gli impegni assunti a livello europeo. Questo si aspetta l’Europa, questo dobbiamo fare. Qualunque altro governo dovrebbe fare né più né meno quello che ci è stato chiesto dalla lettera di Trichet e da Draghi». Ma nel Pdl serpeggia il malessere: perché? Di chi è la responsabilità? «In tutti i partiti ci sono legittime ambizioni e confronti democratici. Quello che è importante è non buttare via quello che di importante abbiamo costruito in questi anni». C’è il rischio che il Pdl si dissolva? «Assolutamente no. Il Pdl è e rimarrà la principale forza politica rappresentativa degli elettori moderati, riformisti e cattolici». Il suo collega di partito Cazzola definisce il Pdl come un «partito di persone sole». Anche lei si è sentito solo quando si è dimesso da ministro? «Io ho lasciato il ministero per una violenta campagna di stampa che la sinistra ha scatenato contro di me». In luglio avete eletto un segretario, ma nel partito il mal di pancia resta forte. Alfano ha sbagliato qualcosa? «Assolutamente no. In questi pochi mesi l’azione di Alfano è stata importante nel rinnovamento del partito e nel rafforzamento del quadro politico e di governo. Tutti abbiamo il dovere di riunirci attorno a lui e al presidente Berlusconi se vogliamo avere un futuro».