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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 7 NOVEMBRE 2011

L’Italia è una sorvegliata speciale: il G20 della settimana scorsa a Cannes ha predisposto un «monitoraggio trimestrale» del Fondo monetario internazionale, entro la fine del mese arriveranno i primi “vigilantes” incaricati di verificare a che punto sono le promesse di risanamento e di rilancio dell’economia contenute nella lettera d’intenti redatta dal governo. [1] Berlusconi & C. paragonano la situazione a quella di «un’azienda che si fa certificare il bilancio dai revisori dei conti», fonti Ue spiegano che «l’Europa vuole essere certa che gli obiettivi di riforma dell’Italia siano credibili. È la mancanza di credibilità quella che agita i mercati. L’Unione europea ha deciso di coinvolgere l’Fmi nella vigilanza, con i loro metodi, e gli italiani hanno finito per accettare». [2]

Il Fondo Monetario internazionale fu creato nel dicembre 1945 (insieme alla Banca Mondiale) per promuovere la cooperazione monetaria e la stabilità dei cambi e facilitare l’espansione e lo sviluppo equilibrato del commercio internazionale: in cambio dell’adozione di severe misure di riequilibrio economico, concede prestiti ai Paesi con un disavanzo nella bilancia dei pagamenti. I 186 Paesi aderenti versano quote proporzionali al loro peso nell’economia mondiale, pagamento che avviene per il 75% in valuta nazionale e per il 25% in “diritti speciali di prelievo” (dapprima riferiti al contenuto aureo del dollaro Usa, dal ’73 misurati da un paniere di valute - adesso dollaro, yen, euro, sterlina - presenti in quantità riviste ogni 5 anni. Nella settimana 31 ottobre - 6 novembre 1 € = 0,886677 dsp). [3]

Capeggiato dalla francese Christine Lagarde, l’Fmi «è in realtà una struttura americana». Giorgio Dell’Arti: «Come la Nato, come la Banca Mondiale: sono architetture diplomatiche internazionali, ma nessuno pensa che possano mai andare contro la volontà degli Stati Uniti. Il Fmi soccorre, prestando soldi, i Paesi in difficoltà. Un tempo si occupava quasi solo del Terzo Mondo. Adesso è attivo sul mercato europeo. Gli americani, almeno a livello di governo, sono preoccupatissimi della crisi finanziaria, e ormai anche economica, europea». [4] Il presidente Barack Obama: «L’Italia ha accettato il monitoraggio dell’Fmi», «Cioè. In effetti lo hanno richiesto». [2]

La sorveglianza dell’Fmi avviene in due modi. Il Sole 24 Ore: «Da un lato con missioni regolari di monitoraggio, che vengono condotte annualmente e che si traducono nella stesura del cosiddetto “Article IV”, un rapporto in cui gli ispettori dell’Fmi fanno un quadro sullo stato di salute di un Paese. Dall’altro con missioni regolari condotte nei Paesi che ricevono gli aiuti del Fondo e che comportano l’imposizione di una serie di riforme». [5] A capo dei nostri “vigilantes” ci sarà lo statunitense David Lipton, numero due di Christine Lagarde al Fmi (vicedirettore generale), «americano liberal, buon amico di Jeffrey Sachs e cresciuto a Harvard» che dovrebbe arrivare a Roma già il 15 novembre, «chissà se casualmente all’indomani della prossima asta delicata di titoli di Stato italiani» (Federico Fubini). [6]

Lipton dovrà sciogliere il prima possibile alcuni problemi determinanti. Fubini: «Il più urgente sarà capire se il programma di sorveglianza sull’Italia è uno “staff monitoring” o saranno solo “staff visits”. Nel gergo dell’istituzione di Washington c’è un mondo di differenza, perché solo nel primo caso i rapporti sull’Italia andrebbero dritti all’approvazione del board. In altre parole, il monitoraggio e gli eventuali progressi del governo di Roma potrebbero essere sottoposti al giudizio politico dei principali Paesi soci del Fondo: non solo gli europei e gli americani, anche Cina, India, Brasile, Giappone, Sudafrica, ognuno con diritto di parola (e di voto) a ogni trimestre sul caso Italia». [6] Elena Polidori: «Significa che, in caso di inadempienze, c’è una sorta di automatica gogna su tutti i mercati, dove già l’Italia è sotto attacco». [1]

Il controllo esterno scaturito dal G20 non ha precedenti per un Paese che dall’Fmi non riceve un solo euro in prestito. Federico Rampini: «L’Italia finisce per subire un commissariamento analogo alla Grecia, senza che sia giustificato dagli aiuti finanziari che Atene riceve». [2] Il problema è che i mercati continuano a bocciare l’Italia: venerdì il differenziale fra i tassi sui Btp e quello sui virtuosi bund tedeschi è volato a 460 punti. Marco Zatterin: «Berlusconi dice che “la speculazione che attacca il nostro debito sovrano è una moda passeggera”. “L’Italia non è la Grecia, la situazione è completamente diversa”, è costretto a precisare il presidente dell’Ue, Herman Van Rompuy, comunque sempre prodigo nel sottolineare le potenzialità del Paese. “E non si tratta di un diktat”, insiste. In effetti non siamo la Grecia. Però in molti lo pensano, e agiscono di conseguenza». [7]

Il club dei Paesi posti sotto sorveglianza rafforzata dallo “staff monitored programme” dell’Fmi comprende economie emergenti o in via di sviluppo (Gibuti, Turchia, Mauritania, Libano...). [8] Meritiamo veramente di essere trattati nello stesso modo? Il primo problema è il debito pubblico, che ammonta adesso al 120,6% del Pil: nel 2012 è prevista un’impennata nella spesa per interessi a quota 85,8 miliardi (il 5,3% del Pil), nel 2013 si raggiungeranno 90 miliardi (5,5%). Dino Pesole: «L’incremento del differenziale tra Btp e Bund potrà far lievitare ulteriormente la spesa per interessi di 18 miliardi in tre anni». La crescita non dovrebbe superare nei prossimi due anni lo 0,7%, il tasso di occupazione è al 56,9%, contro il 71,2% della Germania e il 64% della Francia. [9]

Per Berlusconi la crisi economica in Italia non esiste. Amedeo la Mattina: «Gli italiani vivono in “un Paese benestante”. “I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei”. Certo “siamo consapevoli che da quando c’è l’euro si sono verificati impoverimenti di una fascia importante della popolazione italiana. Prima chi guadagnava due milioni al mese stava bene. Oggi con mille euro è difficile mandare avanti una famiglia. Con 80 euro si torna dal supermercato con un carrello che non contiene molte cose”. Nelle parole di Berlusconi ritorna il concetto che è tutta colpa dell’euro, anzi del cambio lira-euro che “abbiamo sempre ritenuto incongruo e penalizzante per l’Italia”. Proprio quel cambio stabilito dal governo di centrosinistra quando Carlo Azeglio Ciampi era ministro del Tesoro». [10]

Berlusconate a parte, l’Italia ha significativi punti di forza sui quali occorre far leva per invertire l’immagine negativa che prevale in questo momento sui mercati. Il nostro deficit, in primo luogo, è migliore di quelli dei più blasonati partner europei: quest’anno chiuderemo al 3,9% del Pil per scendere all’1,6% nel 2012 e raggiungere il pareggio nel 2013. Pesole: «Se questa tabella di marcia verrà rispettata, questo è un indicatore di tutto rilievo per saggiare la sostenibilità nel medio periodo dei nostri conti pubblici. Accanto al consistente attivo patrimoniale e al risparmio privato. Se si analizza il “debito aggregato” (pubblico-privato escluse le imprese finanziarie), in testa alla classifica compaiono Irlanda, Portogallo, Belgio, Danimarca e Regno Unito. L’Italia, con il 240,8 per cento del Pil, si colloca al di sotto della media». [9]

Lo “staff monitored programme” poteva essere interpretato dal mercato come un sostituto al governo tecnico, un binario sul quale potrebbero marciare gli interventi di cui ha bisogno l’Italia anche nel caso in cui il Governo Berlusconi dovesse cadere portando alle elezioni anticipate. Isabella Bufacchi: «Invece il mercato, l’arrivo dei tecnici dell’Fmi in via Venti Settembre l’ha preso male, come fosse l’anticamera del programma con sostegno finanziario del Fondo, da aggiungersi oppure da affiancarsi all’aiuto già operativo della Bce sul secondario dei BTp: come se l’escalation dalla certificazione al commissariamento fosse dietro l’angolo. E allora sono ricominciati i calcoli di quanto l’Italia richiederebbe, quanto si potrebbe sborsare». [8]

Berlusconi dice che l’Fmi ci ha offerto un prestito, Lagarde lo ha smentito. Alessandro Merli: «Una richiesta di finanziamenti al Fondo monetario da parte dell’Italia riporterebbe indietro agli anni 70 quando la stessa Italia e il Regno Unito furono gli ultimi due grandi Paesi industriali a richiedere l’aiuto dell’Fmi. Quasi sempre, il ricorso al Fondo monetario porta con sé pesanti conseguenze politiche per i Governi che lo richiedono». [11] L’ultimo prestito richiesto dal governo italiano risale al 1976: lo negoziò l’allora ministro dell’Economia, Gaetano Stammati, arrivarono 500 milioni di dollari. [5] Da luglio girano voci di un ritorno al passato. Zatterin: «È uno studio di fattibilità. “L’Italia quest’estate ha retto con la Bce - spiega un diplomatico -. Bisogna prepararsi al peggio”». [7]

Al momento l’opzione prestito viene esclusa per almeno due motivi. Il Sole 24 Ore: «Il primo è che l’Italia non ha problemi di insolvenza nel breve termine; il secondo è che l’Fmi da solo non dispone della capacità finanziaria necessaria ad aiutare un’economia delle dimensioni dell’Italia». [5] Il Fondo monetario ha in cassa 285 miliardi. Bufacchi: «I titoli di Stato italiani a medio-lungo termine in scadenza l’anno prossimo sono circa 200 miliardi ai quali si aggiungono per ora un centinaio di miliardi di BoT e una ventina scarsa di miliardi di titoli a medio-lungo termine in asta entro la fine di quest’anno. Il Fondo non potrebbe comunque impegnare l’intera liquidità per un solo Paese: il suo intervento potrebbe arrivare in Italia per via indiretta, tramite le nuove società veicolo SPIV del fondo salva-Stati che però risultano ancora in alto mare». [8]

Note (tutte le notizie - tranne la [3] - sono tratte dai giornali del 5/11): [1] Elena Polidori, la Repubblica; [2] Federico Rampini, la Repubblica; [3] www.imf.org; [4] Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport; [5] Il Sole 24 Ore; [6] Federico Fubini, Corriere della Sera; [7] Marco Zatterin, La Stampa; [8] Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore; [9] Dino Pesole, Il Sole 24 Ore; [10] Amedeo La Mattina, La Stampa; [11] Alessandro Merli, Il Sole 24 Ore.