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 2011  novembre 07 Lunedì calendario

In due misteriose basi i segreti ben custoditi dell’atomica iraniana - Le verità dell’Aiea ora fanno pa­ura

In due misteriose basi i segreti ben custoditi dell’atomica iraniana - Le verità dell’Aiea ora fanno pa­ura. A farlo capire, a 48 ore dalla di­vulgazione del nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica sul nucleare ira­niano, ci pensa il ministro degli Esteri francese. In un’intervista ri­lasciata ieri Alain Juppé chiede d’evitare l’intervento militare per puntare invece su nuove sanzioni. «Possiamo ancora rafforzarle e far pressioni sull’Iran,dobbiamo fare il possibile - auspica il ministro ­per evitare l’irreparabile,un inter­vento militare creerebbe una si­tuazione totalmente destabiliz­zante ». In queste ore tutta l’atten­zione resta però concentrata sulle rivelazioni del nuovo rapporto at­teso per domani. Molti passaggi del documento saranno dedicati alle attività svol­te dagli scienziati iraniani a Par­chin, una base a trenta chilometri da Teheran, e a Fardow, un labora­torio bunker nel cuore di una mon­tagna a nord della città santa di Qom. La base di Par­chin, a trenta chilo­metri da Teheran, sarebbe - secondo gli esperti del­l’Aiea- il centro de­pu­tato per il conce­pimento della bomba. In quella base santuario ­dove gli scienziati dell’Aiea non han­no mai ottenuto il permesso di entra­re - gli scienziati iraniani lavorereb­bero per mettere a punto una testata missilistica e il de­tonatore dell’ordi­gno. I sospetti del­l’Aiea nascono dal­la scoperta di un misterioso contai­ner d’­acciaio gran­de quanto un auto­bus. Quella struttu­ra sorta dal nulla e fotografata dai satelliti dentro una base in cui si sviluppano compo­nenti missilistiche ed esplosivi ad alto potenziale sarebbe il laborato­rio dove si perfezionano le fasi più complesse dell’atomica iraniana. Lì si studierebbe come trasforma­re in ogiva missilistica il meccani­smo dell’ordigno e come spezza­re, con l’impiego di esplosivo ad al­to potenziale, il nucleo dell’uranio arricchito per innescare la catena della fissione nucleare. Nei lunghi tunnel sotterranei della base ver­rebbero inoltre simulati gli effetti di una esplosione nucleare, un passaggio fondamentale prima dell’assemblaggio e del primo ve­ro test nucleare. Fardo, l’altra sospetta culla del­l’atomica iraniana, prende nome da un villaggio 60 chilometri a sud di Qom, la città santa degli ayatol­lah iraniani. Negli anni Ottanta grazie alla morte di 104 dei propri abitanti –su un totale di 2500-nel­la guerra con l’Irak, Fardo si con­quistò il primato di centro abitato con la più alta percentuale di mar­tiri. Grazie a quel passato il nome di Fardo è stato scelto per battezza­re i laboratori scavati nel cuore di una montagna non lontana da Qom, ma distante 80 chilometri dalla cittadina martire. Lì le com­pagnie di trivellazione dei Guar­diani della Rivoluzione hanno sca­vato la roccia fino a 90 chilometri di profondità. Dentro quell’alveo sotterraneo, capace di resistere a qualsiasi bomba convenzionale, è sorto un laboratorio bunker rima­sto segreto fino al 2009. A quel tem­po la sua scoperta fece scalpore e venne annunciata con una confe­renza congiunta da Barack Oba­ma, Nicolas Sarkozy e dall’allora premier inglese Gordon Brown. A due anni di distanza Fardo sta diventando il principale centro per l’arricchimento dell’uranio. Le autorità vi stanno traslocando la produzione concentrata finora a Natanz, allestendovi centrifu­ghe di nuova generazione in grado d’accelerare la lavorazione. Le nuove centrifughe si limitano per ora a portare l’uranio al 20 per cen­to di arricchimento, la soglia ulti­ma consentita per scopi scientifi­ci. Ma per arrivare a quel 95 per cento, indispensabile per la fissio­ne nucleare, basterebbero solo al­cuni passaggi successivi nelle stes­se centrifughe. «Questo gli consen­tirebbe – dichiarano preoccupate fonti della Difesa britannica citate dal Daily Telegraph- di tenere ura­nio arricchito al 20 per cento sotto una montagna per trasformarlo poi in materiale per uso militare». La prospettiva preoccupa molto anche Israele. «La più potente bomba convenzionale –ricordava il ministro della difesa israeliano Ehud Barak – non arriva oltre 20 metri di profondità». A quel pun­to, insomma, l’unica arma in gra­do di fermare l’atomica iraniana sarebbe un’altra atomica.