8 novembre 2011
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Pinocchio: Storia di un burattino. Capitolo XV
Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo
raggiunto, lo impiccano a un ramo della Quercia grande.
Allora il burattino, perdutosi d’animo, fu proprio sul punto di gettarsi
in terra e di darsi per vinto, quando, nel girare gli occhi all’intorno, vide
fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza una casina
candida come la neve.
— Se io avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse
sarei salvo! — disse dentro di sé.
E senza indugiare un minuto, riprese a correre per il bosco a carriera
distesa. E gli assassini sempre dietro.
Dopo una corsa disperata di quasi due ore, finalmente, tutto trafelato,
arrivò alla porta di quella casina e bussò.
Nessuno rispose.
Tornò a bussare con maggior violenza, perché sentiva avvicinarsi il
rumore dei passi e il respiro grosso e affannoso de’ suoi persecutori. Lo
stesso silenzio.
Avvedutosi che il bussare non giovava a nulla, cominciò per disperazione
a dare calci e zuccate nella porta. Allora si affacciò alla finestra una bella
Bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera, gli
occhi chiusi e le mani incrociate sul petto, la quale, senza muover punto le
labbra, disse con una vocina che pareva venisse dall’altro mondo:
— In questa casa non c’è nessuno. Sono tutti
morti.
— Aprimi almeno tu! — gridò Pinocchio
piangendo e raccomandandosi.
— Sono morta anch’io.
— Morta? e allora che cosa fai così alla finestra?
— Aspetto la bara che venga a portarmi
via. —
Appena detto così , la Bambina disparve, e la
finestra si richiuse senza far rumore.
— O bella Bambina dai capelli turchini, — gridava
Pinocchio — aprimi per carità. Abbi compassione di un povero ragazzo
inseguito dagli assass... —
Ma non poté finir la parola, perché sentì afferrarsi per il collo, e le
solite due vociacce che gli brontolarono minacciosamente:
— Ora non ci scappi più! —
Il burattino, vedendosi balenare la morte dinanzi
agli occhi, fu preso da un tremito così forte, che nel tremare, gli sonavano le
giunture delle sue gambe di legno e i quattro zecchini che teneva nascosti
sotto la lingua.
— Dunque? — gli domandarono gli assassini — vuoi aprirla
la bocca, sì o no? Ah! non rispondi?... Lascia fare: ché questa volta te la
faremo aprir noi!... —
E cavati fuori due coltellacci lunghi lunghi e affilati come rasoi, zaff
e zaff..., gli affibbiarono due colpi nel mezzo alle reni.
Ma il burattino per sua fortuna era fatto d’un legno
durissimo, motivo per cui le lame, spezzandosi, andarono in mille schegge e gli
assassini rimasero col manico dei coltelli in mano, a guardarsi in faccia.
— Ho capito — disse allora un di
loro — bisogna impiccarlo! Impicchiamolo!
— Impicchiamolo! — ripeté l’altro.
Detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle,
e, passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola, lo attaccarono penzoloni al
ramo di una grossa pianta detta la Quercia grande.
Poi si posero là, seduti sull’erba, aspettando che il
burattino facesse l’ultimo sgambetto: ma il burattino, dopo tre ore, aveva
sempre gli occhi aperti, la bocca chiusa e sgambettava più che mai.
Annoiati finalmente di aspettare, si voltarono a
Pinocchio e gli dissero sghignazzando:
— Addio a domani. Quando domani torneremo qui, si spera che ci farai
la garbatezza di farti trovare bell’e morto e con la bocca spalancata. —
E se ne andarono.
Intanto s’era levato un vento impetuoso di
tramontana, che soffiando e mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là
il povero impiccato, facendolo dondolare violentemente come il battaglio d’una
campana che suona a festa. E quel dondolì o gli cagionava acutissimi spasimi, e
il nodo scorsoio, stringendosi sempre più alla gola, gli toglieva il respiro.
A poco a poco gli occhi gli si appannarono; e sebbene
sentisse avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento all’altro
sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto. Ma quando, aspetta
aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno, allora gli tornò in
mente il suo povero babbo... e balbettò quasi moribondo:
— Oh babbo mio! se tu fossi qui!... —
E non ebbe
fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un
grande scrollone, rimase lì come intirizzito.