8 novembre 2011
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Pinocchio: Storia di un burattino. Capitolo XXII
Pinocchio scopre i ladri, e in ricompensa di essere
stato fedele vien posto in libertà.
Ed era già più di due ore che dormiva saporitamente;
quando verso la mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di
vocine strane, che gli parve di sentire nell’aia. Messa fuori la punta del naso
dalla buca del casotto, vide riunite a consiglio quattro bestiuole di pelame
scuro, che parevano gatti. Ma non erano gatti: erano faine, animaletti
carnivori, ghiottissimi specialmente d’uova e di pollastrine giovani. Una di
queste faine, staccandosi dalle sue compagne, andò alla buca del casotto e
disse sottovoce:
— Buona sera, Melampo.
— Io non mi chiamo Melampo — rispose il burattino.
— O dunque chi sei?
— Io sono Pinocchio.
— E che cosa fai così ?
— Faccio il cane di guardia.
— O Melampo dov’è? dov’è il vecchio cane, che
stava in questo casotto?
— È morto questa mattina.
— Morto? Povera bestia!... Era tanto buono!... Ma giudicandoti dalla
fisionomia, anche te mi sembri un cane di garbo.
— Domando scusa, io non sono un cane!...
— O chi sei?
— Io sono un burattino.
— E fai da cane di guardia?
— Pur troppo: per mia punizione!...
— Ebbene, io ti propongo gli stessi patti, che
avevo col defunto Melampo: e sarai contento.
— E questi patti sarebbero?
— Noi verremo una volta la settimana, come per il passato, a
visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste
galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione, s’intende
bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l’estro di abbaiare e
di svegliare il contadino.
— E Melampo faceva proprio così ? — domandò Pinocchio.
— Faceva così , e fra noi e lui, siamo andati
sempre d’accordo. Dormi dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di
partire di qui, ti lasceremo sul casotto una gallina bell’e pelata per la
colazione di domani. Ci siamo intesi bene?
— Anche troppo bene!... — rispose Pinocchio: e tentennò il capo in un
certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: — Fra poco ci
riparleremo!... —
Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono
difilato al pollaio, che rimaneva appunto vicinissimo al casotto del cane; e
aperta a furia di denti e di unghioli la porticina di legno, che ne chiudeva
l’entrata, vi sgusciarono dentro, una dopo l’altra. Ma non erano ancora finite
d’entrare, che sentirono la porticina richiudersi con grandissima violenza.
Quello che l’aveva richiusa era Pinocchio; il quale,
non contento di averla richiusa, vi posò davanti per maggior sicurezza una
grossa pietra, a guisa di puntello.
E poi cominciò ad abbaiare: e, abbaiando proprio come se fosse un cane di
guardia, faceva colla voce: bù-bù-bù-bù.
A quell’abbaiata, il contadino saltò il letto, e preso il fucile e
affacciatosi alla finestra, domandò:
— Che c’è di nuovo?
— Ci sono i ladri! — rispose Pinocchio.
— Dove sono?
— Nel pollaio.
— Ora scendo subito. —
E difatti, in men che si dice amen, il contadino scese: entrò di corsa nel
pollaio, e dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le quattro faine,
disse loro con accento di vera contentezza:
— Alla fine siete cascate nelle mie mani! Potrei punirvi, ma sì vil
non sono! Mi contenterò, invece, di portarvi domani all’oste del vicino paese,
il quale vi spellerà e vi cucinerà a uso lepre dolce e forte. È un onore che
non vi meritate, ma gli uomini generosi, come me, non badano a queste
piccolezze!... —
Quindi, avvicinatosi a Pinocchio, cominciò a fargli molte carezze, e, fra
le altre cose, gli domandò:
— Com’hai fatto a scoprire il complotto di queste quattro
ladroncelle? E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s’era mai accorto di
nulla!... —
Il burattino, allora, avrebbe potuto raccontare quel che sapeva; avrebbe
potuto, cioè, raccontare i patti vergognosi che passavano fra il cane e le
faine: ma ricordatosi che il cane era morto, pensò subito dentro di sé: — A che
serve accusare i morti?... I morti son morti, e la miglior cosa che si possa
fare è quella di lasciarli in pace!...
— All’arrivo delle faine sull’aia, eri sveglio o dormivi? — continuò
a chiedergli il contadino.
— Dormivo — rispose Pinocchio — ma le faine mi hanno svegliato coi
loro chiacchiericci, e una è venuta fin qui al casotto per dirmi: «Se prometti
di non abbaiare, e di non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra
bell’e pelata!...» Capite, eh? Avere la sfacciataggine di fare a me una simile
proposta! Perché bisogna sapere che io sono un burattino, che avrò tutti i
difetti di questo mondo: ma non avrò mai quello di star di balla e di reggere il
sacco alla gente disonesta! —
— Bravo ragazzo! — gridò il contadino, battendogli sur una spalla. —
Cotesti sentimenti ti fanno onore: e per provarti la mia grande soddisfazione,
ti lascio libero fin d’ora di tornare a casa. —
E gli levò
il collare da cane.