8 novembre 2011
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Berlusconi si arrende: «Mi dimetto e non mi ricandido»
• Alla Camera si vota per approvare il Rendiconto generale dello Stato (bocciato già l’11 ottobre 2011). Le opposizioni decidono di astenersi. Alla fine si contano 308 sì, un astenuto e 321 assenti. La legge è approvata ma il governo dimostra di non avere più i numeri per andare avanti, essendo la maggioranza assoluta di 316 voti. Berlusconi vede i tabulati per leggere i nomi dei traditori. Poi gioca con due foglietti, prima e dopo la votazione, uno dei quali è stato anche fotografato. Nel primo foglietto, redatto ancora a Palazzo Grazioli e visto dai suoi, il Cavaliere ha messo in ordine una serie di punti interrogativi: «Prendo la fiducia? Lascio? Governo tecnico? Reincarico?». Dopo il voto, Berlusconi ha appuntato l’invito del leader dell’opposizione Bersani («Prenda atto, rassegni le dimissioni»). Vicino ha scritto le parole «ribaltone», «voto», «presidente della Repubblica», «una soluzione». In alto, come primo appunto: «308, -8 traditori».
• Alle 18.30 il Cavaliere sale al Quirinale dal presidente Napolitano e ci rimane un’ora. In serata il Quirinale dirama un comunicato: «Il presidente del Consiglio ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione».
• Le dimissioni del premier dovrebbero arrivare quindi nell’arco di una settimana. Parlando poi con il direttore della Stampa Mario Calabresi, Berlusconi ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di ricandidarsi: «Anzi mi sento liberato, adesso è l’ora di Alfano, sarà lui il nostro candidato premier, è bravissimo, meglio di quanto uno potesse pensare e la sua guida è stata accettata da tutti. Farò il padre fondatore del mio partito e magari mi rimetterò a fare il presidente del Milan». Poi attacca i parlamentari che l’hanno abbandonato: «È successa una cosa allucinante, a cui faccio ancora fatica a credere, mi hanno tradito quelli che ho portato per una vita nel cuore, penso ad Antonione e non riesco ancora a crederci, e pensare a tutto quello che ho fatto per lui. Prima lo avevo nominato coordinatore di Forza Italia, poi lo abbiamo candidato a governatore, quando è stato eletto in Friuli gli ho portato a Trieste tutti i bilaterali possibili, per dare lustro alla sua presidenza, e poi mi ha fatto anche fare da padrino alla sua bambina. È incredibile: sono il padrino di sua figlia e lui mi tradisce, non posso credere ai miei occhi. Così gli ho chiesto di incontrarci ma lui ha avuto paura di venire e mi ha liquidato con una lettera. Degli altri non parlo nemmeno, a partire dalla Carlucci, da Gabriella Iscariota». [Mario Calabresi, Sta. 9/11/2011]