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 2011  novembre 08 Martedì calendario

CURA NECESSARIA PER I COLOSSI UE

Il pacchetto di misure approvato dal Consiglio europeo la scorsa settimana è stato oggetto di critiche in Italia, soprattutto per la richiesta di rafforzamento patrimoniale delle banche proposto dall’Eba. Vorrei provare a spiegare le ragioni di queste scelte e, soprattutto, contrastare con forza l’idea che esse siano state guidate dagli interessi di alcuni Paesi. La decisione del Consiglio nasce da un genuino sforzo europeo di dare risposte efficaci in questa difficile fase della crisi finanziaria. Prevede che le banche costituiscano un buffer di capitale che consenta loro di raggiungere un coefficiente di patrimonializzazione pari al 9 per cento entro la fine di giugno 2012. Il livello di patrimonio verrà valutato tenendo conto solo del capitale di migliore qualità (Core Tier 1) e dovrà contenere anche un buffer patrimoniale specifico a fronte del rischio sovrano, calcolato valutando al valore di mercato tutte le esposizioni delle banche verso gli Stati membri dell’Unione europea. È soprattutto il buffer per il rischio sovrano che impone alle banche italiane un consistente sforzo patrimoniale. Credo che sia uno sforzo necessario in questa fase della crisi.
Nel 2008, dopo il fallimento di Lehman, venne attivata una rete di aiuti pubblici per evitare che il contagio si diffondesse sui mercati bancari europei. La scelta politica assunta allora fu di rimettere esclusivamente agli Stati membri, ai Governi nazionali, la responsabilità di sostenere le banche. Personalmente, credo che non sia stata una scelta saggia. Lo sforzo comune per costruire il mercato unico ha generato una rete di interconnessioni tra gli intermediari finanziari così ramificata che il rischio sistemico non può più essere contenuto entro confini nazionali. Questo avrebbe giustificato una risposta comune, meccanismi di intervento europei, una condivisione degli oneri. Invece, la scelta di lasciare ogni responsabilità ai "sovrani" nazionali ha comportato un radicale cambiamento di prospettiva nei mercati finanziari. La valutazione delle banche è diventata sempre più intimamente dipendente dal giudizio sulla solidità dello Stato membro che le avrebbe fornito la rete di protezione in caso di crisi. A sua volta, man mano che la posizione di alcuni Paesi dell’area dell’euro andava deteriorandosi, richiedendo l’attivazione di programmi della Ue e del Fondo monetario, gli investitori hanno iniziato a valutare la forza patrimoniale delle banche europee misurando al valore di mercato le loro esposizioni sovrane.
In questa situazione i mercati della raccolta bancaria a medio e lungo termine si sono bloccati. Dalla fine di giugno le emissioni non garantite da parte di banche europee si contano sulle dita di una mano e, anche per quelle garantite, gli spread si sono allargati notevolmente, portando il costo del finanziamento dell’attività bancaria a livelli proibitivi. Le maggiori banche europee hanno già coperto i propri fabbisogni per i prossimi mesi, ma la prospettiva di un difficile e costoso finanziamento a medio e lungo termine sta già determinando un processo di deleveraging. Per il momento questo si sta realizzando con un ridimensionamento di certe attività non essenziali, ma se la situazione non cambia non si potranno non avere ripercussioni serie sul finanziamento dell’economia.
La nostra analisi, che coincide con quella dell’European systemic risk board, è che si sia avviato un pericoloso circolo vizioso: la crisi del debito sovrano influenza negativamente la raccolta delle banche, soprattutto nei Paesi con bilanci pubblici più vulnerabili, e questo ha un effetto negativo sul finanziamento dell’economia e sulle prospettive di crescita, che alimenta a sua volta un ulteriore peggioramento della crisi del debito pubblico.
L’unico modo per affrontare questa difficile fase della crisi è quello di avere un pacchetto di misure credibili che affrontino allo stesso tempo la crisi del debito sovrano e il blocco sul mercato della raccolta bancaria.
Credo di poter affermare che gli stress test che l’Eba ha completato nello scorso luglio siano stati apprezzati per la trasparenza che hanno fornito al mercato, ma anche per la serietà e il rigore dell’analisi sui rischi insiti nelle attività bancarie. Tuttavia, il nostro esercizio non è riuscito a convincere i mercati della solidità del sistema bancario europeo per due motivi: il livello di capitalizzazione richiesto, che è stato considerato troppo basso alla luce del rischio sistemico generato dalla crisi del debito sovrano; e la mancata valutazione ai valori di mercato delle esposizioni delle banche verso i Paesi europei percepiti come più vulnerabili. Possiamo concordare o meno con questo giudizio, ma è quello che guida le scelte degli investitori e non possiamo ignorarlo se vogliamo creare le condizioni perché riprenda il finanziamento a medio e lungo termine delle banche.
La crisi di Dexia ha suonato un ulteriore campanello di allarme: la banca si era classificata tra le migliori dieci nell’esercizio di stress test di luglio, con un livello di capitalizzazione molto elevato anche nello scenario avverso; ma per la sua natura di banca specializzata nella finanza pubblica, Dexia aveva significative esposizioni sovrane verso Paesi sotto stress e mostrava un grado di patrimonializzazione molto contenuto se queste venivano valutate ai valori di mercato. Questo ha generato un problema di accesso al funding che ha portato alla necessità di un nuovo salvataggio pubblico della banca.
Come autorità di vigilanza, preferiremmo senz’altro svolgere il nostro compito in un mondo in cui il debito emesso dagli Stati membri dell’Unione europea è da tutti considerato privo di rischio. Purtroppo, non è questa la situazione in cui operiamo in questi tempi difficili, come dimostra la reazione dei mercati alle decisioni politiche di avere un coinvolgimento del settore privato nella risoluzione della questione del debito greco e di generalizzare questa possibilità nel nuovo assetto istituzionale che verrà presto avviato attorno al nuovo European stability mechanism. Anche la decisione del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria di rimuovere i filtri prudenziali, che hanno fino a oggi impedito che le perdite di valore dei titoli detenuti nel portafoglio available for sale avessero un impatto sul patrimonio di vigilanza, rende inevitabile considerare l’effetto della svalutazione dei corsi dei titoli di Stato nel quantificare le esigenze patrimoniali delle banche.
Vorrei sottolineare che l’Eba non sta modificando le regole prudenziali, né tanto meno le regole contabili. Sta chiedendo che le banche costituiscano un buffer patrimoniale aggiuntivo, temporaneo ed eccezionale, per fronteggiare il rischio sistemico generato dalla crisi del debito sovrano. Al fine di non dare incentivi alla dismissione dei titoli di Stato, il buffer sulle esposizioni sovrane è definito sulla base delle consistenze a fine settembre 2011 e non si modificherà se cambieranno nei prossimi mesi le esposizioni o le valutazioni dei titoli.
Indubbiamente, questo significa che le banche italiane dovranno rafforzare il proprio patrimonio in misura maggiore rispetto a banche che hanno la fortuna di avere la propria esposizione sovrana concentrata su Paesi con un rating più elevato e meno influenzati dalla crisi. Capisco che questo non faccia piacere e condivido che sia un segnale dell’incompiutezza del mercato unico. Ma nell’attuale assetto istituzionale e in questa fase della crisi non ci sono alternative se si vuole proteggere il sistema bancario e riaprire l’accesso al funding. L’andamento dei mercati a partire dall’estate, e in particolare in queste ultime settimane, mostra che nonostante un modello di business più orientato alle attività tradizionali, che ha consentito di resistere bene nella prima fase della crisi, le banche italiane sono ora sotto pressione per gli effetti che la crisi del debito sovrano sta esercitando sulla disponibilità e sul costo della loro raccolta.
La proposta dell’Eba non è limitata alle misure sul capitale. Il rafforzamento patrimoniale deve essere accompagnato dall’introduzione di schemi di garanzia delle nuove passività bancarie a medio e lungo termine. Questi devono possibilmente assumere una connotazione europea, per recidere il legame tra la qualità creditizia delle banche e quella del loro Paese. Inoltre, il Board dell’Eba ha sottolineato che il pacchetto sulle banche deve essere accompagnato da misure credibili e risolutive per la situazione della Grecia e per evitare il contagio ad altri Stati, tramite un rafforzamento della capacità di intervento del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Efsf). Mentre le misure per il rafforzamento patrimoniale sono state definite, le altre sono state concordate ma non ancora precisate nei dettagli tecnici. È fondamentale che l’impegno politico dei leader europei si traduca quanto prima in decisioni concrete. Senza un’attuazione coordinata e coerente dell’insieme di queste misure sarebbe difficile assicurare la capacità del sistema bancario europeo di continuare a finanziare l’economia e superare ulteriori turbolenze, che purtroppo non si possono escludere.
(*Presidente della European banking authority)Lo sforzo per il buffer aggiuntivo, Paese per Paese - Fonte: Eba e stime su dati Bsi