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 2011  novembre 08 Martedì calendario

SESSO, BOTTE E FESTE SFRENATE UNA VITA DA SCRITTORE-ROCKSTAR


Nonostante il biografato abbia tentato di bloccarla in ogni modo, è uscita nei Paesi anglosassoni la biografia di Martin Amis, Martin Amis: The Biography di Richard Bradford (Constable, pp. 448). Bradford, professore nordirlandese di storia della letteratura, si era occupato in un precedente volume, intitolato Lucky Him, di Kingsley Amis, il padre di Martin. Al figlio il libro era piaciuto e i due avevano cominciato a conversare per una biografia autorizzata. Letta metà del libro, Martin ci ha ripensato, «autorizzata neanche per sogno», si è indignato, minacciando azioni legali e sciogliendo lo «Sciacallo», cioè il suo potentissimo agente, Andrew Wylie, perché azzannasse i polpacci dell’editore.
Cambiato editore, il libro è uscito. Lo scrittore Geoff Dyer, in una recensione, dice che Amis se l’è presa perché, per un prosatore raffinato come lui, «leggere un libro scritto così male gli avrebbe procurato uno shock anafilattico». Altri dicono che Amis si sia pentito di rivelazioni sugli amici. Quale che sia la verità, il libro è uno Zibaldone di aneddoti, pettegolezzi, figuracce, che hanno tutti al centro la brillante star della letteratura britannica, e a orbitarle attorno donne, giornalisti carrieristi, parenti, tutti variamente impazziti perché catturati in quel momento di colorita follia che furono gli anni ’70 a Londra. Giganteggia la figura di Kingsley Amis, il papà di Martin.

Il padre ubriaco

Beone insuperabile, in passato comunista e in vecchiaia «decaduto in una sorta di iroso, paonazzo reazionario, che raggiunse il culmine quando denunciò Nelson Mandela come un seguace del Terrore Rosso», come lo ricorda il migliore amico (nonché amante respinto, almeno per una notte) di Martin, il polemista Christopher Hitchens. Quando ha 16 anni, Martin viene trascinato da Kingsley da Biagi’s, un ristorante italiano di Londra. La cosa è grave, nella camera del fratello maggiore di Martin, Philip, il padre ha trovato un po’ d’erba. Nel ristorante italiano, «Kingsley spiega a Martin come la discesa della gioventù contemporanea nel torpore causato dalle droghe sia parte di un complotto dell’Internazionale Comunista per minare le democrazie occidentali. “Era ubriaco”, ricorda Martin, “stava lavorando al suo libro forse più ridicolo, Colonel Sun, che comportava la lettura di un gran numero di romanzi di James Bond”». Ma le droghe c’erano. «Philip divenne un Mod. Si comprò una Lambretta. I colori dei suoi calzini cambiavano quotidianamente. Infine ci facemmo le droghe. Io fumavo erba e qualche volta prendevo lo speed. Associavamo l’alcol allo stile di vita di Kingsley e alla sua generazione e raramente lo toccavamo. Doveva essere illegale per essere interessante».

Notte con la sorella

L’alcolismo fu invece la condanna della sorella minore di Martin, Sally, scomparsa nel 2000. Nel libro ne parla Hitchens, che la conobbe al party di lancio del primo romanzo di Martin, The Rachel Papers: «L’appartamento di Martin, da qualche parte a Belgravia, era comodo, un po’ squallido, anche se all’epoca frequentavo posti peggiori. C’era champagne, whisky di malto di Kingsley, tutte le varietà di veleni. Ognuno si ubriacò molto rapidamente. Martin disse poche parole e io attaccai a parlare con la sorella. Poi dormimmo assieme. Nessuno ritenne di doverne parlare. Se ci ripenso, considerata la fine di Sally, c’era qualcosa di tragico in lei. Lei e io lasciammo per ultimi l’appartamento e penso che se non ci fossi stato io lei sarebbe andata assolutamente con chiunque altro. Molto triste. Penso cercasse compagnia, persino protezione, non sesso». Figurarsi! Protezione da un attaccabrighe tormentato come Hitch, il quale confessa di aver sedotto la sorella per una latente attrazione omosessuale per Martin.
In altre occasioni Hitchens fu prezioso per Amis, come quando gli consigliò di lasciare la sua agente, Pat Kavanagh, moglie del comune amico Julian Barnes, per il più determinato Andrew Wylie, che riuscì a spuntare un anticipo di 505 mila sterline per il suo romanzo L’Informazione: «All’inizio Martin aveva dubbi sulla reputazione di Wylie, che passava per un brutale negoziatore. Martin non è particolarmente avido, non voleva causare problemi. Ma io gli dissi, se Pat è davvero tua amica allora accetterà la tua decisione professionale».
Barnes, in difesa della moglie scaricata, scrisse una lettera rovente a Amis, mai divulgata. Secondo Hitchens, due passi erano particolarmente dolorosi: «In uno diceva che Salman Rushdie, per essersi messo con Wylie, sarebbe stato ucciso dai fondamentalisti islamici (Rushdie, grazie a Wylie che astutamente sfruttava la condanna degli ayatollah, diventava in quegli anni un bestseller), in un altro porgeva le sue cordiali congratulazioni per la rottura del matrimonio con la prima moglie Antonia, e per il dolore che le aveva causato». In poche parole, commenta Bradford, Julian accusò Amis di aver «venduto l’anima al diavolo» (e a Wylie).
Gli aneddoti di Amis alle prese con gli scrittori americani sono impagabili. Norman Mailer, a un party nel suo appartamento con veduta sul porto di New York, «colpì Martin come il gemello di Gore Vidal. Mailer aveva aperto la sua candidatura a sindaco di NY con lo stesso notevole mantra: “Fanculo! Fanculo tutti!” Racconta Amis: “Mailer pugnalò la sua seconda moglie diverse volte, dopo un party in cui aveva ordinato agli ospiti di scegliersi un avversario e picchiarlo fino a farne poltiglia. Poi l’aveva convinta a non sporgere denuncia».

La lettera di Saul

Ma la perla del libro è una lettera di Saul Bellow a Cynthia Ozick, un riassunto di un incontro, nella casa dell’ebreo Bellow, con Amis e il solito Hitchens: «Quando ci sedemmo a cena, l’amico di Martin si presentò come un giornalista e collaboratore di Nation. Avevo letto l’ultima volta Nation quando Gore Vidal vi aveva scritto della slealtà degli ebrei verso gli Usa. Vidal ha un conto aperto con gli Usa. In qualunque altra nazione, avrebbe potuto essere un omosessuale e un patrizio. Qui s’era dovuto mischiare con gli omosessuali violenti e anche con i Negri e gli Ebrei; la democrazia gli aveva reso impossibile essere un gentiluomo invertito e di spirito. Ma lasciamo perdere Gore. Il nome dell’amico era Christopher Hitchens. Disse che era un grande amico di Edward Said. Mia moglie Janis se ne lamentò. Dubito che ciò lo sorprendesse, perché Hitchens sicuramente pensa a me come a un terribile reazionario – la destra giudea. Hitchens disse che Said era un suo grande amico e che rispettava mia moglie ma doveva mettere le cose in chiaro. Per amicizia verso Amis, non volevo creare un caso. Lessi solo passi dal saggio di Said dove si paragonavano gli ebrei ai nazisti».
Poi viene la stoccata: «Questi Hitchens sono solo playboy del Quarto Potere che prosperano nell’agitazione, e gli ebrei sono così facili da agitare. I tuoi Hitchens, la stampa politica nella sua incarnazione di sinistra più trasandata, sono come gli gnomi. Gli gnomi non devono sapere niente, bevono, si drogano, mentono, polemizzano, sono i bohémien che facevano schiumare di rabbia Marx nel “Diciotto Brumaio”».

Giordano Tedoldi