8 novembre 2011
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Pinocchio: Storia di un burattino. Capitolo VI
Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano, e la
mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati.
Per l’appunto era una nottataccia d’inferno. Tonava
forte forte, lampeggiava come se il cielo pigliasse fuoco, e un ventaccio
freddo e strapazzone, fischiando rabbiosamente e sollevando un immenso nuvolo
di polvere, faceva stridere e cigolare tutti gli alberi della campagna.
Pinocchio aveva una gran paura dei tuoni e dei lampi:
se non che la fame era più forte della paura: motivo per cui accostò l’uscio di
casa, e presa la carriera, in un centinaio di salti arrivò fino al paese, colla
lingua fuori e col fiato grosso, come un cane da caccia.
Ma trovò tutto buio e tutto deserto. Le botteghe
erano chiuse; le porte di casa chiuse; le finestre chiuse, e nella strada
nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti.
Allora Pinocchio, preso dalla disperazione e dalla fame, si attaccò al
campanello d’una casa, e cominciò a sonare a distesa, dicendo dentro di sé:
— Qualcuno si affaccerà. —
Difatti si affacciò un vecchino, col berretto da
notte in capo, il quale gridò tutto stizzito:
— Che cosa volete a quest’ora?
— Che mi fareste il piacere di darmi un po’ di
pane?
— Aspettami costì che torno subito, — rispose il
vecchino, credendo di avere da fare con qualcuno di quei ragazzacci rompicolli
che si divertono di notte a sonare i campanelli delle case, per molestare la
gente per bene, che se la dorme tranquillamente.
Dopo mezzo minuto la finestra si riaprì , e la voce
del solito vecchino gridò a Pinocchio:
— Fatti sotto e para il
cappello. —
Pinocchio si levò subito il suo cappelluccio; ma
mentre faceva l’atto di pararlo, sentì pioversi addosso un’enorme catinellata
d’acqua che lo annaffiò tutto dalla testa ai piedi, come se fosse un vaso di
giranio appassito.
Tornò a casa bagnato come un pulcino e rifinito dalla stanchezza e dalla
fame: e perché non aveva più forza da reggersi ritto, si pose a sedere,
appoggiando i piedi fradici e impillaccherati sopra un caldano pieno di brace
accesa.
E lì si addormentò; e nel dormire, i piedi che erano
di legno gli presero fuoco, e adagio adagio gli si carbonizzarono e diventarono
cenere.
E Pinocchio seguitava a dormire e a russare, come se i suoi piedi
fossero quelli d’un altro. Finalmente sul far del giorno si svegliò, perché
qualcuno aveva bussato alla porta.
— Chi è? — domandò sbadigliando e stropicciandosi gli occhi.
— Sono io! — rispose una voce.
Quella voce era la voce di Geppetto.