Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 08 Martedì calendario

I SINGLE SUPERANO GLI AMMOGLIATI. UN FENOMENO CHE RIGUARDA GLI STATI UNITI, MA ANCHE L´EUROPA. PERCHÉ LE DONNE ADESSO DICONO NO ALL´ALTARE - I

single superano gli ammogliati. Un fenomeno che riguarda gli Stati Uniti, ma anche l´Europa. Perché le donne adesso dicono no all´altare

Alla fine ci è arrivata anche lei, sbandando sull´ultima sexy curva: la sua. Alla dolce Kim Kardashian sono bastati 72 giorni per scoprire che il matrimonio non conta più: e rassegnarsi al divorzio immediato. E se perfino la diva dei reality show, il simbolo luccicante dell´immaginario medio, è costretta a fare dietrofront, beh, allora vuol dire che qualcosa è cambiato davvero.

D´accordo: la fine del matrimonio è uno di quei temi con cui sociologi, psicologi e avvocati vanno a nozze da una vita, ma presto anche loro rischiano di trovare l´altare irrimediabilmente vuoto. Ormai è un dato irrimediabilmente confortato, si fa per dire, dai numeri. La globalizzazione vince anche qui. Negli Usa la percentuale dei single ha sorpassato per la prima volta quella degli sposati/e: 45.6 per cento contro 44.9. Ma in Europa nessuno è da meno.La percentuale continentale dei matrimoni è scesa dal 5.1 al 4.9 ogni mille abitanti nel giro di dieci anni. E in Italia va ancora più giù: da 4.9 a 4.1. Che succede?

Il dibattito impazza da una parte all´altra dell´Oceano. E perfino un giornale come Atlantic, la dotta rivista che solitamente sbandiera pensose analisi su Barack Obama e il mercato del lavoro, l´emergenza energetica e il futuro di Silicon Valley, issa adesso in copertina la foto di Kate Bolick, giornalista e scrittrice, due occhioni grandi così e il ciuffo biondo sbarazzino, che incrocia le braccia e titola: “Sposarmi io?”. Dando la stura a un dibattito che via Twitter infiamma il web, scalda le femministe e fa scalpitare i maschietti: perché la tesi della signorina è che la fine del matrimonio fa rima con quella dell´ex sesso forte, sempre più debole per essere appetibile. Ma davvero il terremoto sociologico e quello sessuale nascono sulla stessa faglia?

Susan Squire ha squadernato la storia del matrimonio in un libro informato e brillante – “I Don´t: A Contrarian History of Marriage” – per concludere che, «in un futuro, chi fa sesso con chi, e quando, e dove, e in che posizione, diventerà una materia tremendamente complicata da decidere». Nell´attesa la signora Squire, che si considera felicemente sposata, è convinta di aver trovato la risposta quantomeno a quello che nel matrimonio non va. «Le femministe per anni hanno parlato di misoginia. Io parlerei piuttosto di ginofobia: è la paura delle donne che ha spinto l´uomo a trincerarsi in quella istituzione chiamata matrimonio».

Gli uomini, che mascalzoni, hanno naturalmente sempre avuto bisogno delle donne per la riproduzione e per il sesso: e non sempre in quest´ordine. L´idea del matrimonio-gabbia, esecrabile come (quasi) ogni istituzione, è stata del resto denunciata da anni dalla sociologia post-strutturalista. Il fatidico sì non sarebbe altro che l´ennesimo anello di quella catena che permette al potere di “sorvegliare e punire”: come felicemente riassunse il grande Michel Foucalt. Che, per la cronaca, era single e gay.

E qui si apre una parentesi che rischia di colorarsi di politicamente scorretto. Molti pensatori, ovviamente di destra, imputano proprio all´ascesa del movimento sessuale il tramonto del matrimonio tradizionale. In Inghilterra, per esempio, sul rispetto delle coppie omosessuali è scoppiato un putiferio sull´Equality Act, che non riconoscendo «automatica presunzione dell´orientamento sessuale» avrebbe in pratica sanzionato «la fine del matrimonio». Accuse che fanno sorridere. Proprio le battaglie degli omosessuali per il riconoscimento dei matrimoni gay dimostrano al contrario quanto l´istituzione – comunque nata per regolare il rapporto, coercitivamente o no, tra uomo e donna – abbia resistito perfino alla caduta dei confini sessuali. Al punto anzi da tirarsi dietro le critiche della militante Katherine M. Frank. Che dalla scranno della Columbia University nel suo “The politics of same sex marriages” sostiene che i matrimoni gay sanciscono all´opposto l´ennesima ineguaglianza sociale: il riconoscimento dei diritti solo previo contratto.

Richard Posner è uno dei più grandi giuristi americani e anche lui riflette, oggi, sul decadimento di quel contratto. Prima analizza i numeri: solo due terzi dei matrimoni americani durano più di 10 anni, il 40 per cento dei figli nascono fuori del matrimonio. Poi spiega sul suo blog: «Il declino della mortalità infantile e l´incremento di possibilità di impiego per le donne (e da qui l´aumento dei costi di opportunità di un figlio) hanno ridotto la domanda di bambini e così innalzato l´età media del matrimonio: che ha portato quindi alla riduzione dei matrimoni stessi». Questo il trend. Ma la domanda è: arriveremo mai alla fatidica quota zero? Qui l´esimio professore tira il freno a mano. Mi dispiace, dice, ma non credo che il matrimonio verrà mai «rimpiazzato da un puro regime contrattuale». Il motivo? «Il matrimonio comporta un tipo di impegno che nessun´altra relazione adulta comporta: fosse solo perché molte coppie esagerano altamente la possibilità che non divorzieranno mai…». Per questo «è difficile immaginare sostituti contrattuali soddisfacenti: fino a che ci sarà una domanda per una “relazione impegnata” il matrimonio persisterà». Perfetto professore. Ma l´interrogativo ultimo è proprio quello: non sarà che al di là della solidità dell´istituzione sia la stessa domanda a essere irrimediabilmente in calo?

No, a questo punto sociologia e scienza giuridica non bastano più: è l´economia, bellezza. Proprio ieri il Wall Street Journal riportava l´ultima cruda statistica della Grande Recessione: il 18.6 per cento dei maschi americani tra i 25 e i 34 anni vive con i genitori. E´ il numero più alto dagli anni Sessanta: un americano su cinque in età da lavoro, e da matrimonio, resta a casa con mamma e papà. E se chi non lavora farà anche l´amore, checché ne dica la vecchia canzone, certo non corre all´altare.

Eppure uno studio rilanciato dal Financial Times ha dimostrato che il matrimonio sarebbe, in realtà, un affare: anche economico. Il fatto stesso di formare un´unione regalerebbe a una coppia un bonus di 100mila dollari. Non solo. Le coppie sposate guadagnerebbero dal 10 al 20 cento in più dei single. E sarebbero, ci mancherebbe, più felici. Dice il Center for Disease Control and Prevention, in pratica l´Istituto della sanità americano, che mariti e mogli soffrono meno di mal di testa, soffrono meno psicologicamente e sono anche meno disposti ad indulgere in fumo ed alcol. E a dispetto dei luoghi comuni, e dell´arguzia pessimista di Oscar Wilde (“Come può una donna essere felice con un uomo che continua a trattarla come se fosse semplicemente un essere umano?”) una ricerca del Pew Research Center conferma: ben il 43 per cento degli sposati sostiene di essere “molto felice”, rispetto al 24 per cento dei single. Ma allora come mai i non sposati sono ormai quasi la metà di tutti gli adulti negli Usa? Cento milioni di persone: e aumentano ancora. Possibile?

Qui bisogna tornare alla signorina sulla copertina di Atlantic, Kate Bolick. Che coniugando economia e psicologia sentenzia: la colpa è degli uomini. Le donne ormai sono così avanti – sociologicamente, culturalmente – e gli uomini così indietro – economicamente, e soprattutto dopo la recessione – che il bacino dei maschietti disponibili si è clamorosamente ristretto. E dunque rassegniamoci. La fine del matrimonio è già cominciata: quantomeno per consunzione. E la crisi durerà almeno fino a quando, economia e sociologia permettendo, tra i due sessi non si sostanzi un altro equilibrio. Ma fino ad allora, altro che i reality show della Kardasian. Prossimamente su questi schermi: “Casalinghi disperati”. E disperatamente single.