Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il governo Monti ha giurato ieri pomeriggio alle cinque ed è in carica. Oggi il presidente del Consiglio leggerà il suo programma al Senato e domani alla Camera. Il dibattito si inizierà all’una e dovrebbe chiudersi con il voto di fiducia intorno alle 20.30. La lista dei ministri è stampata qui a fianco. Saltano agli occhi l’interim dell’Economia che Monti ha tenuto per se stesso, l’accorpamento del vecchio ministero delle Infrastrutture col ministero dello Sviluppo (erano i due dicasteri di Romani e Matteoli, finiti ora a Corrado Passera), le deleghe delle Pari Opportunità (Carfagna) e del Lavoro (Sacconi) consegnate a Elsa Fornero (Welfare). Sono spariti i i ministeri per l’Attuazione del programma (Rotondi), della Pubblica amministrazione (Brunetta), delle Riforme per il federalismo (Bossi), della Gioventù (Meloni), della Semplificazione normativa (Calderoli). Li sostituiscono nuovi dicasteri, in genere senza portafoglio: il ministero per la Cooperazione e l’integrazione (Riccardi), quello per la Coesione territoriale, che ha fatto arrabbiare Calderoli perché aggiunge al danno della cancellazione dei ministeri federalisti, la beffa di un ministero pensato per contrastare le idee di rottura dell’unità (almeno così lo capiamo adesso, anche se probabilmente Fabrizio Barca dovrà studiare il modo di non creare aree di privilegio sul territorio e forse sarà per questo meno antifederalista di quel che sembra). I mercati non hanno dato segni di apprezzamento: lo spread tra Btp e Bund è salito a 519 punti, la Borsa ha sorriso mestamente con un modesto rialzo dello 0,79%.
• Che significa “ministero senza portafoglio”?
Soldi e personale gli vengono assegnati ricorrendo
al budget e ai dipendenti della Presidenza del Consiglio. Anche gli uffici
stanno in uno dei palazzi della presidenza del Consiglio. Insomma sono
ministeri che non costano e che non permettono politiche di sotto governo. La
Bernini, ministra da poco per gli Affari europei di Berlusconi, faceva sottogoverno
andando il più possibile in televisione. A proposito, Aldo Grasso ha lanciato
un appello ai membri del governo perché evitino per favore i talk-show
televisivi e pensino a fare il loro lavoro. Sottoscriviamo di corsa.
• È un governo più di destra o più di sinistra?
Bersani e il Pd hanno rilasciato dichiarazioni
entusiastiche. Del centro-destra non ha parlato nessuno, tranne Cicchitto: «Indubbiamente
una lista di ministri di alto livello qualitativo. Dalla prossima settimana in
poi vedremo cosa farà il governo all’opera». Questo gli darebbe una coloritura
prevalente di centro-sinistra. Anche guardando le biografie, sembrerebbe
prevalere la simpatia a sinistra. Per esempio, la Fornero è stata consigliere
comunale a Torino per il sindaco Castellani, Passera ha lavorato per molti anni
con De Benedetti, eccetera. Però, tanto per stare a questi due esempi, la
stessa Fornero ha manifestato in passato apprezzamento per Brunetta e Passera
ha poi tolto a Berlusconi una castagna dal fuoco delle dimensioni di Alitalia.
Io direi che si tratta, oltre che di tecnici, di professionisti, che nella loro
carriera hanno inevitabilmente lavorato ora per questo ora per quello, sempre
con competenza ed equilibrio. Il caso della Paola Severino, ministro della
Giustizia, è da questo punto di vista esemplare: è stata avvocato di Prodi nel
processo Cirio, ma anche di Giovanni Acampora, legale della Fininvest, nel
processo Imi-Sir. Ha o ha avuto per clienti l’Eni, Caltagirone, l’Unione delle
comunità ebraiche. Ha difeso anche Geronzi. Nel 2002 ha recitato al Festival di
Spoleto nel processo a Carlotta Corday, l’assassina di Marat. Aveva come
avversario Di Pietro, che interpretava l’accusa.
• Sa che cosa mi colpisce? Che questi nuovi io non
li ho mai sentiti nominare.
Lei sa che Massimo Parrini e io pubblichiamo ogni
quattro-cinque anni il Catalogo dei viventi, biografie degli italiani notevoli.
Parrini tiene a sua volta una classifica della notorietà, detta Parrinindex (è
un affare formidabile per gli eletti che lo possono guardare). Beh, il più noto
del governo è Corrado Passera, finora 99°. Monti era 176°, Andrea Riccardi
738°, Catricalà 910° e la Cancellieri 1044°. Un bel gruppo sta oltre la
posizione 5.000 (Balduzzi, Barca, Clini, Ornaghi, Severino). Catania non lo
avevamo mai sentito nominare. A proposito della Cancellieri, che andrà a
occupare il ministero degli Interni, Maroni le ha regalato una
dichiarazione-augurio entusiasta. È un’esperta funzionaria del ministero degli
Interni, che una volta ha rilasciato questa dichiarazione: «Io sono un
funzionario dello Stato. Appartengo, ultima della fila, a una schiera
nobilissima. Uomini che hanno dedicato la vita alla cosa pubblica, che hanno
versato il loro sangue. Quando lavoravo alla prefettura di Milano tenevo i
rapporti con le famiglie delle vittime del terrorismo, da Calabresi in poi, e
so di cosa parlo. Ho lavorato con prefetti coraggiosi come Mazza, che lanciò
l’allarme sul terrorismo rosso e non fu ascoltato, e Vicari, che fronteggiò gli
anni di piombo. Ho conosciuto grand commis di livello europeo, intelligenze finissime tra cui
sovrintendenti come Paolucci e Bertelli. È sbagliato pensare lo Stato italiano
come una ricotta, permeabile a tutto. Lo Stato ha una spina dorsale forte, che
magari non sempre si vede dall’esterno, ma al momento dovuto viene fuori». A
Bologna e a Parma, dove è stata commissario, ne parlano benissimo.
• E il ministro degli Esteri?
Giulio Terzi di Sant’Agata, 65 anni, finora ambasciatore a
Washington. Ieri era ancora in missione all’estero e non ha potuto giurare
(come il ministro della Difesa Di Paola). Gran diplomatico, gran fascinatore di
donne, la seconda moglie gli ha dato due gemelle, ha vinto la leucemia
sottoponendosi a un drastico protocollo di cure negli Stati Uniti.
• Più meridionali o più settentrionali?
Molti più settentrionali, specie se consideriamo neutro il
folto gruppo dei ministri romani. Clini è di Latina, Severino e Di Paola
napoletani, Catricalà calabrese. Gnudi è di Bologna, Profumo di Savona, gli
altri sono tutti lombardo-piemontesi.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 17 novembre 2011]
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